Festival Internazionale del Film di Roma 2014,Fotografia,I migliori,Recensioni,Ultime uscite

Il sale della terra

25 ott , 2014  

The Salt of the Earth

Immenso Sebastião Salgado

Il sale della terra di Wim Wenders e João Salgado è un film potente, originale, quasi blasfemo nell’idolatria per l’Uomo, per la Natura, per l’Immagine stessa – fotografica o cinematografica – che si fanno Dio. L’immagine è la Religione che ha sempre animato un grandissimo fotografo come Salgado ed un regista visionario e metafisico come Wenders. Un’Immagine che però segue, in questo film, direzioni anomale, impreviste, trappole per l’Occhio e per la Mente. L’attrazione più affascinante de Il sale della Terra è il “vero movimento”, il vettore concettuale delle immagini del film (mosaici di fotografie salgadiane incorniciate da sequenze “metasalgadiane” di Wenders, con backstage d’autore sui set scelti dal maestro brasiliano), percorre una direzione opposta al movimento di avvicinamento all’immagine, di affondo,  portato da Antonioni in Blow Up per vedere, scoprire un omicidio.

Qui invece siamo alla ricerca non di una Morte ma di una Creazione, di una Nascita, del Fiorire del Creato. Qui, le immagini fotografiche fuggono dalla dimensione ridotta, dal vetro, dall’essere appese ad un muro, sullo schermo di un pc o addirittura di uno smartphone, per essere pantografate sul grande schermo. Immagini in cui letteralmente precipiteremmo, realtà umane e naturali in cui entreremmo dentro in prima persona, mondi astratti e monocromatici in cui troveremmo il remoto sentore di una Realtà ulteriore di cui questa, in cui viviamo, è solo parodia, scimmia imitante.

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Monday Vatican

Pope Francis, the moment for a change of pace

22 ott , 2014  

Papa Francesco con i Cardinali

The reference to «the spirit of Francis» in characterizing the new document that will regulate the functions of the offices of the Roman Curia is the most prominent and newsworthy aspect of the presentation of its introduction. The draft of the new introduction has been discussed during the six meetings of the Council of Cardinals (eight counsellors chosen by the Pope, plus Secretary of State Pietro Parolin though no document has made official his appointment). The draft is only the first step toward a brand new document. Father Federico Lombardi, director of the Holy See Press Office, underlined that we are just talking about a draft. But Cardinal Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, coordinator of the Council, spoke in informal terms of a “Pope Francis spirit” to describe the text under discussion.

While it is yet to be understood what «Spirit of Francis» means, it is becoming evident that Pope Francis’ Church is taking shape. The first year-and-a-half of his pontificate may be considered transitional, made up of jumps forward and steps back, foretold revolutions later redefined, provocations and informal demotions.

Jesuits usually take one year or a bit more for transitions, once they take on a new assignment with management responsibilities. During the transition, they speak with everybody, to figure out what direction to take.

On the other hand, Pope Francis has already said that he did not have a specific design for the Church when he was elected, and there is no reason to doubt it. But clearly, Pope Francis had some very precise ideas, which he is putting into practice now. One of these ideas was that of bringing back the so-called «Spirit of the Council, » i.e. the intellectual vivacity of the Second Vatican Council which he experienced as a young priest in Argentina. Another idea was giving the pastoral activity of the Church more impetus, as the Pope is convinced that this is the only way the Church will be able to address the needs of the greatest number of people possible – and hence, the concern for the Church’s image. And another idea was that of giving more power to local bishops, even on hot topics like rendering final judgments on cases of doctrine or morality.

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I migliori,Recensioni,Ultime uscite

Un milione di modi per morire nel West

18 ott , 2014  

Un milione di modi

Gran brutta storia vivere nel selvaggio West se hai poco coraggio. Se non sei nemmeno particolarmente abile con le pistole, le cose poi vanno anche peggio e il giovane pastore Albert Stark (Seth MacFarlane) non è né coraggioso né capace a sparare. In compenso è romantico e brillante, due qualità che nel selvaggio West non vanno proprio per la maggiore. Ne è consapevole la sua fidanzata Louise (Amanda Seyfried) che lo lascia per un altro uomo in seguito a un duello a cui Albert si rifiuta di partecipare. E ne è consapevole lo stesso Albert che decide di abbandonare Old Stamp, Arizona, per tentare la fortuna a San Francisco.

L’arrivo in città della bella e misteriosa Anna (Charlize Theron) ritarda questa partenza e sconvolge la già complicata vita di Albert in modi che il pover’uomo mai si sarebbe aspettato perché Anna, in realtà, è la moglie del temutissimo bandito Clinch Leatherwood (Liam Neeson) ed innamorarsi di una donna così non è una di quelle cose che, nel selvaggio West, garantiscano una vecchiaia particolarmente serena.

L’enfant terrible di Hollywood Seth MacFarlane, già creatore dei mai troppo lodati Griffin, torna alla regia dopo il successo di Ted e il trionfo della sua conduzione dell’ultima cerimonia degli Oscar e, per non farsi mancar nulla, questa volta ci mette anche la faccia, interpretando il ruolo principale di questa perfetta macchina da risate. E’ talmente sicuro dei propri mezzi MacFarlane che stavolta fa le cose ancora più in grande, a fronte anche di un budget che gli permette location e tecniche di ripresa di assoluto livello e un cast di primissimo ordine, composto da attori generalmente poco inclini ai toni leggeri e che qui invece sembrano (soprattutto Charlize Theron) divertirsi moltissimo.

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Monday Vatican

Papa Francesco, lo sguardo indietro al Concilio Vaticano II

11 ott , 2014  

Pope Francis_1_10_2014

Papa Francesco verso il Concilio. Non verso il Vaticano III, desiderato da molti, specialmente nell’ala progressista. Piuttosto, verso il Concilio Vaticano II. Perché le scelte di Papa Francesco sembrano sottolineare che lui vada proprio cercando lo spirito del Concilio. Quello spirito che 50 anni fa aveva messo la Chiesa in una scia di entusiasmo e rinnovamento. E che si è perso nel lungo dibattito del dopo-Concilio, diviso tra chi sosteneva che questo fosse stato una rottura, e chi invece sottolineava che era solo continuità nella tradizione.

Il problema è il Concilio, dicevano quelli più tradizionalisti, quelli che vedevano nelle derive del post-Concilio l’inizio della rovina della Chiesa stessa, con una serie di gradazioni che andavano dagli ultratradizionalisti lefevbriani ai più moderati cercatori di verità. Il problema è il Concilio, dicevano quelli più progressisti, che avevano vissuto l’età del Concilio come un’età in cui cambiare tutto, senza comprendere che in fondo la tradizione della Chiesa, la verità che propone, è un punto fermo che nessun Concilio può scalfire.

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Recensioni

Annabelle

10 ott , 2014  

Annabelle

Annabelle_movie_posterAnnabelle di John R. Leonetti ovvero Casa di bambola. Ma qui non c’entra niente Ibsen. Un sano film horror, dovrebbe essere anche comico. Comico nel senso di catartico, di generare alla fine una liberatoria risata terapeutica, che sfoghi l’accumulo di tensione, di suspense che si è sviluppato durante la durata del film. Molti film horror o thriller invece sono risultati comici per l’ironia con cui la materia “horrorifica” è stata trattata con competenza meta cinematografica da autori quali Romero o Raimi fino a tutte le generazioni recenti di registi di questo macrogenere.

Altri film indugiano su un apparente effetto di involontariamente comico, dato dall’eccesso del trash e del pulp, tipico di molte b-movie italiani e statunitensi, prodotti soprattutto tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80. Per Annabelle però, nonostante la curiosa omonima attrice-protagonista (Annabelle Wallis) non funziona nessuna di queste categorie. Il film riesce ad angosciare lo spettatore con un competente utilizzo delle tecniche di suspance e di ritmo ma la regia e la fotografia sono piatte, quasi televisive. Il richiamo all’horror epico americano, anche nella pedissequa ambientazione temporale a cavallo tra i ’60 ed i ’70 appare pretestuoso e immeritato. Il basso budget del film (sempre per i parametri d’Oltreoceano) emerge soprattutto nella elementarità talvolta improbabile del soggetto e nella banalità talvolta irritante della sceneggiatura. Perché, nella cameretta di una bambina appena nata, la classica famiglia borghese americana, avrebbe dovuto piazzare un’orrenda e gigantesca bambola dalle fattezze sataniche?

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Recensioni,Ultime uscite

L’incredibile storia di Winter il Delfino 2

9 ott , 2014  

L'incredibile storia di Winter il Delfino 2

Winter il delfino 2_locandinaIl primo episodio, che raccontava la bellissima storia dell’amicizia nata tra il giovane Sawyer Nelson (Nathan Gamble) e la dolce delfina Winter e commosse il pubblico, portando alla realizzazione dell’ospedale marino specializzato di Clearwater diretto dal dottor Clay Haskett.

In questo seguito, diretto da Charles Martin Smith ed intitolato per il mercato italiano L’incredibile storia di Winter il Delfino 2, nonostante le continue cure del Dr. Cameron McCarthy, che continua a seguire Winter, si verifica un brutto episodio: la mamma “Panama” adottiva muore, lasciando Winter da sola. Si susseguono così i tentativi da parte delle istituzioni statunitensi di portare via la povera Winter se non le si affiancherà un nuovo compagno.

Tutto ciò accade perché secondo le leggi statunitensi un delfino non può rimanere in solitudine ma deve sempre accompagnarsi ad altre creature del mare. Il tempo concesso sta scadendo e, prima che Winter venga trasferita in un altro acquario, il personale dell’ospedale Clearwater dovrà trovarle un altro compagno. A tutta questa suspence, si aggiunge la difficile scelta di Sawyer di effettuare un semestre di studi lontano dal suo delfino, da sua madre e dagli amici.

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Eventi,Romics 2014

Romics 2014 – Edizione Autunnale

8 ott , 2014  

logo-romics-ottobre--2014

Romics 2014_OttobreSi è conclusa domenica sera l’edizione autunnale di Romics – Festival Internazionale del Cinema di Animazione, la sedicesima, che ancora una volta ha dimostrato, senza lasciare adito a dubbi, di essere il principale evento fumettistico della capitale, organizzato dalla Fiera di Roma e da I Castelli Animati. Con oltre 135.000 visitatori ad ogni edizione Romics offre da decenni panoramiche sul fumetto, l’animazione, il gioco, il videogioco, la fantascienza e il fantasy, un appuntamento imperdibile tanto per gli addetti al settore (case editrici, distributori, librerie specializzate, collezionisti, produttori e distributori home video, aziende di video game) quanto per gli appassionati.

Nonostante i problemi logistici legati alla cattiva gestione del trasporto da parte delle Ferrovie dello Stato da e per la Fiera di Roma (che ha generato notevoli ritardi e treni stracolmi) gli organizzatori sono riusciti a gestire efficacemente le code per le biglietterie limitando il tempo di attesa al minimo.

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Recensioni

Una promessa

8 ott , 2014  

Una promessa

Una promessa narra la storia del giovane laureato in chimica Friedrich che, nella Germania del 1912, viene assunto da Karl Hoffmeister per lavorare nella sua acciaieria come impiegato. Il giovane si rivela da subito estremamente brillante e promettente; ciò spingerà Hoffmeister a farne il suo segretario personale.

A seguito di gravi problemi di salute, Hoffmeister invita Friedrich a fare da tramite tra lui e la fabbrica, proponendogli inoltre di andare ad abitare nella casa di famiglia. Introdotto in una vita completamente diversa dalla precedente, Friedrich conosce la giovane ed affascinante moglie del suo datore di lavoro, Lotte, e ne viene talmente colpito da innamorarsene all’istante. Tuttavia, la situazione impone che un tale sentimento non venga rivelato, anche se la donna sembra ricambiarlo. L’amore tra i due verrà messo alla prova nel momento in cui Friedrich, inviato in Messico per gestire le nuove miniere con cui Hoffmeister intende espandere la propria attività, non sarà più in grado di comunicare con la Germania a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale.

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Eventi,Musical

BILLY ELLIOT – IL MUSICAL LIVE_Sul grande schermo il 7 e l’8 ottobre in versione originale

7 ott , 2014  

Sir Elton John with the three Billys at the first night of the MUsical Billy

 

poster BILLY ELLIOT defA quasi 10 anni dall’esordio londinese, BILLY ELLIOT IL MUSICAL LIVE debutta il 7 e 8 ottobre su grande schermo, nella sua speciale versione tenutasi lo scorso 28 settembre al Victoria Palace Theatre di Londra.

Il 7 e 8 Ottobre, in concomitanza con diversi altri paesi, sarà possibile assistere sul grande schermo dei cinema italiani a una speciale e unica performance live dell’amatissimo e pluripremiato Billy Elliot The Musical, svoltasi nella serata di domenica 28 settembre al Victoria Palace Theatre di Londra.

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I migliori,Occhi aperti,Recensioni

EVERYDAY REBELLION – L’ARTE DI CAMBIARE IL MONDO

5 ott , 2014  

Cinema: Da Occupy Wall Street a Femen, è Everyday Rebellion

“Dacci oggi la nostra rivolta quotidiana”… forse è questa la preghiera che, all’epoca degli smartphone e del dominio incontrastato di poteri oscuri, i cittadini del mondo dovrebbero rivolgere al proprio Dio. Everyday rebellion – L’arte di cambiare il mondo è un film dei Riahi Brothers che fa il punto sui movimenti di protesta sbocciati in giro per il pianeta negli ultimi anni. Per una volta, con un forte protagonismo della società civile non occidentale. Infatti, dopo “un altro mondo è possibile”, i pamphlet di Naomi Klein e le iniziative lanciate contro le riunioni dei potenti della Terra (Seattle nel 1999, la nostra Genova nel 2001 e molte altre), è altrove che l’insopprimibile spirito di libertà si è levato con maggior vigore: le ragazze ucraine di Femen hanno ideato a partire dal 2008 il “sex-estremismo” per attaccare in modo aggressivo ma pacifico chi si rende responsabile di ingiustizia e oppressione; le primavere arabe esplose nel 2011 hanno portato al rovesciamento di satrapi quali Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia e Ben Ali in Tunisia.

Uno dei tanti attivisti intervistati nel corso del documentario, Admin Husain (un avvocato di New York dalle evidenti origini arabe), riconosce che Occupy Wall Street si è ispirato a ciò che è accaduto nel Medio Oriente. Questa è anche la tesi di fondo del film, impegnato a tracciare un filo rosso che colleghi le diverse forme di protesta. Tuttavia, appare chiaro come questi siano ben diverse tanto nella scaturigine quanto nelle modalità adottate sia da chi protesta, sia – ahimé – da chi reprime. Infatti, in paesi come Siria e Iran, la cui “meglio gioventù” è in prima fila nelle proteste, è in atto un classico scontro tra i difensori dell’autocrazia e chi chiede libertà e democrazia, mentre negli Stati Uniti vediamo all’opera raffinati intellettuali come Erika Chenoweth, professore associato di Resistenza nonviolenta all’Università di Denver, Pamela Brown, giornattivista autrice di un “Manuale operativo di resistenza al debito” o il professor Andrew Ross dell’Università di New York, il quale – nel corso di una iniziativa chiamata “You are not a loan” (gioco di parole tra “Tu non sei solo” e “Tu non sei in prestito”) – afferma: “L’unica alternativa al controllo delle banche sulle nostre vite è dichiarare collettivamente fallimento, comprare il debito sul mercato secondario: bastano cinquemila dollari per comprarne 100.00 di debito (così facendo, sembra che gli attivisti abbiano comprato 15 milioni di dollari di debiti contratti da altre persone, per poi cancellarli).

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