Eventi,Teatro

Snoopy Show – Oggi al Teatro Ambra alla Garbatella,10-11 gennaio al Teatro Nuovo Sala Gassman

21 dic , 2014  

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Antonio Melissa_Linus

La felicità è un cucciolo caldo

Quarta ed ultima replica, quella di oggi al Teatro Ambra alla Garbatella per Snoopy Show, ultimo lavoro del talentoso Antonio Melissa che ne ha curato adattamento, regia e ne interpreta un brillante ed altamente poliedrico quanto verosimile Linus, coperta blu inclusa.  ;-)

Toccare un’icona pop come Snoopy (qui romanticamente interpretato da Luca Di Zopito) è impresa ardua e gestire contemporaneamente uscite ed entrate sul palco  includendovi la propria…lo è ancor di più.

Ecco perché non dovete mancare!  :-D

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Ogni maledetto Natale

20 dic , 2014  

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Ogni maledetto Natale_I due ruoli di Francesco PannofinoIl Natale è il periodo più buio dell’anno: è l’assioma con cui inizia “Ogni maledetto Natale” (regia di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre), sul grande schermo dal 27 novembre 2014. Il film nasce dalle stesse menti della miniserie “Boris” (tre stagioni tra il 2007 e il 2010), e ne condivide la presenza di Francesco Pannofino e dei brillanti fratelli Guzzanti, Corrado e Caterina.

Chi andrà a vedere questo film pensando alla forza della comicità della serie televisiva, ammetterà ben presto che un conto è un episodio di 25 minuti e un conto è un film di 96: la storia e i personaggi devono reggere una lunghezza e dei ritmi ben diversi. Il fan di Boris si accorgerà tuttavia, subito dopo, che la sfida si può dire pienamente superata, considerato anche che il rischio di inciampare in stereotipi o di trasformare il film in un assemblaggio di gag era continuamente dietro l‘angolo.

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Anteprime,Festival di Cannes 2014,I migliori,Recensioni,Ultime uscite

Jimmy’s Hall: una storia d’amore e libertà alla Loach

18 dic , 2014  

Jimmys Hall - Written by Paul Laverty, Directed by Ken Loach, Produced by Rebecca O'Brien

Jimmys Hall_slogan

Work for need, not for greed.
And not just to survive like a dog, but to live and to celebrate.
And to dance, to sing, as free human beings.

Jimmy’s Hall: una storia d’amore e libertà, ultimo lungometraggio del grande Ken Loach presentato quest’anno in Concorso a Cannes, ove ha ricevuto ben dieci minuti di standing ovation, non delude. E’ impegnato, poetico e very British (anzi Irish, in questo caso) come sempre e senza mai annoiare, sorretto da una solida sceneggiatura, con immagini e protagonisti scelti con grande cura e palesi richiami all’attualità socio-politica che continua ad opprimere i giusti e portare avanti gli oppressori, oggi come ieri.

Jimmy Gralton (l’attore Barry Ward) è un lavoratore irlandese di idee progressiste e socialiste, costretto a fuggire in America, nel 1921, alla vigilia della Guerra Civile, perché osteggiato con determinazione dal parroco bigotto e dai conservatori locali per aver costruito, insieme ai suoi amici, una sala polivalente (la Pearse-Connolly Hall, la sala che dà il titolo al film), dove tutto il Paese si ritrova per ballare, leggere, suonare e dipingere.

Immagine anteprima YouTube

Dopo dieci anni, nel bel mezzo della Grande Depressione, Gralton ritorna da New York ed i giovani del posto gli chiedono di riaprire la sala e ridare al villaggio uno spazio di pensiero. Ma la mentalità del clero locale, alleato ai signorotti che sorvegliano la ‘moralità’ e l’anti-comunismo del territorio, non sono cambiati, e Jimmy rischia la vita ed il carcere.

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I pinguini di Madagascar

16 dic , 2014  

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The-Penguins-of-Madagascar_smallSono tra gli spin-off più carini e coccolosi, i pinguini protagonisti dei film di animazione Dreamworks Madagascar. Già tradotto in serie televisiva, I pinguini di Madagascar diventa un lungometraggio diretto da Eric Darnell e Simon J. Smith ed è sui maxi-schermi italiani da appena un mese.

Viene richiesta una discreta prova di fede agli ammiratori di Skipper, Soldato, Kowalski e Rico. Il ritmo incalzante della squadra scandisce con un buon risultato la serie Madagascar, in cui (e forse perché) fa da contrappunto esilarante; nei telefilm il risultato è discreto; in un film di 92 minuti, però, l’effetto si rivela diluito in tempistiche difficili da gestire.

Come spesso accade per i film d’animazione a finto target infantile (sappiamo benissimo che il vero target siamo noi che i bambini li accompagniamo o che, anzi, andiamo a vederlo da soli), la linea rossa su cui si muove la trama è il problema della definizione dei ruoli o meglio il dramma di non potersi staccare di dosso le etichette che ci vengono affibbiate. A tutto ciò, si somma la difficoltà di ammettere che i figli sono cresciuti. La morale si adatta bene, insomma, a tutte le volte in cui non riusciamo a prendere atto di un cambiamento, specie se siamo abituati ad essere noi quelli che risolvono i problemi in una qualsiasi dinamica di gruppo.

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Eventi,Ultime uscite

IL GRANDE LEBOWSKI torna nelle sale per tre giorni, 15-16-17 dicembre

15 dic , 2014  

The Big Lebowski

The Big Lebowski_original posterQuesto non è il Vietnam, è il bowling. Ci sono delle regole!

A Courmayeur è stata presentata Fargo, con un mefistofelico Billy Bob Thornton e, come per magia…l’altro immortale capolavoro dei Coen torna nelle sale il 15, 16, 17 dicembre, in versione rimasterizzata in digitale, distribuito da THE SPACE MOVIES!

Un cast eccezionale, Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, John Turturro, Sam Elliot, Tara Reid, Philip Seymour Hoffman in…

IL GRANDE LEBOWSKI
(117’, USA/UK 1998)

Semplicemente imperdibile. Correte al cinema!  ;-D

Immagine anteprima YouTube

 

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Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate

14 dic , 2014  

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Lo_Hobbit_–_La_Battaglia_delle_Cinque_Armate_-_Poster_Gandalf_midChi, come lo scrivente, avesse letto Lo Hobbit una trentina di anni fa ne avrebbe ricavato un’idea fiabesca totalmente differente da quella odierna, ormai fortemente cristallizzata nell’immaginario comune dall’iconografia di Peter Jackson. Difatti, il successo planetario della Trilogia dell’Anello ha trasformato una bonaria e colorata storiella per bambini in un una parabola che preconizza l’oscurità dei tempi a venire, e in un’evidente allegoria della crisi globale del mondo contemporaneo.

In questo terzo, e ultimo, capitolo della saga di Bilbo Baggins intitolato Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate vengono ancora una volta messi in risalto gli intenti culturali ed economici dell’impero mediatico, in un momento in cui il genere fantasy, al cinema e in libreria, sembra aver rallentato la fase ascendente della sua parabola. In altri termini, si avverte che il racconto sia stato decisamente orientato sul binario del puro intrattenimento, al fine di compiacere l’ampia fetta dei sostenitori del franchise, intrecciando all’ordito principale della trama un certo numero di microstorie parallele che presentano un bestiario fantastico originale, ma perlopiù stucchevole, effetti visivi tutt’altro che mirabolanti, e uno stuolo di situazioni e personaggi consueti, come gli stregoni Gandalf e Saruman (Ian McKellen e Christopher Lee), e gli elfi Galadriel, Legolas ed Elrond (Cate Blanchett, Orlando Bloom e Hugo Weaving).

Crediamo tuttavia che il ricorso – esagerato – alle scene belliche, talvolta troppo simili agli scontri e ai duelli dei più noti videogiochi, sebbene nocciano all’introspezione, al travaglio interiore dei protagonisti, e all’epica della narrazione, possano portare comunque i risultati previsti al botteghino delle feste, in barba alla coerenza della sceneggiatura, alla creatività e all’ironia di Peter Jackson, apparso in affanno in diverse occasioni, e al cast stellare in cui tutti pare vogliano apparire per un istante, anche a proferire solamente la frase topica: “il pranzo è servito”.

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Magic in the Moonlight

9 dic , 2014  

Magic in the Moonlight

Magic_in_the_Moonlight_locandina italianaCos’è la magia? Un illusione.

E cos’è l’amore…se non la più grande delle illusioni visto che, in sintesi, nasciamo per morire?

Con Magic in the Moonlight, presentato in anteprima italiana al Torino Film Festival 2014, Woody Allen ritorna ai suoi classici temi bergmaniani, con un Nietzsche buttato qua e là da un Colin Firth mai così british ed un’adorabile Emma Stone nei panni della sedicente medium.

Il resto è contorno, teatro filmato ma la ricostruzione è impeccabile e gli scenari all’aperto meravigliosi.

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HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE 1

8 dic , 2014  

HUNGER GAMES IL CANTO DELLA RIVOLTA_Parte 1

Sempre più lontano dal meccanismo semplice ed efficace del primo capitolo, il terzo Hunger Games cerca di guadagnare tempo, di aggiungere sostanza alla narrazione, ma cade sotto i colpi di un nemico invisibile e letale: la tetralogia…

Tre cuori e una rivoluzione

Katniss Everdeen si risveglia nel Distretto 13. In quello che resta del Distretto 13. Mentre i Giochi sono stati cancellati per sempre, la lotta per la sopravvivenza va intensificandosi. Di fronte a una realtà scoraggiante – e con lo sguardo di una nazione piena di speranza – Katniss deve usare il suo coraggio, la sua forza e il suo potere contro l’onnipotente Capitol City. Questo è il momento in cui si rende conto di non avere altra scelta, se non di spiegare le ali e incarnare pienamente il simbolo della Ghiandaia Imitatrice. Per salvare Peeta, deve diventare una leader…

La struttura narrativa della saga di Hunger Games scricchiola fin dalle fondamenta, dalla (malsana) idea di allungare a dismisura un blockbuster fantascientifico che era partito come un agile young adult e si è via via trasformato in un affresco diluito di un futuro distopico, con tanto di riflessione sui media, sulla politica, sulla propaganda bellica, sulla centralità dell’immagine, dei corpi, delle eroine dello star system. Tanta carne al fuoco, quantomeno nelle premesse.

Ad affossare Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 1, nonostante il budget e il cast di assoluto rispetto, è la smania di mungere a più non posso gli spettatori. Indubbiamente una scelta che permetterà di scalare una volta di più il box office, ma che annacqua le potenzialità del racconto, dei personaggi, del mondo descritto da Suzanne Collins. In sostanza, Francis Lawrence smonta il meccanismo compatto di Gary Ross, evidentemente troppo antispettacolare e trattenuto per le ambizioni della Lionsgate e della Universal. E così questo primo atto del Canto della rivolta si accoda un po’ paradossalmente ai vari Divergent, The Host e The Giver – Il mondo di Jonas, perdendo il suo status di capofila di questa ondata di blockbuster per adolescenti post-Twilight & Harry Potter.

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Viviane

30 nov , 2014  

Viviane

Viviane_locandina originale

Qualora si desiderasse scorrere una lista di film sulla crisi di coppia, non sarebbe difficile imbattersi nel premiatissimo (5 Oscar), Kramer contro Kramer (1979), storia di un doloroso distacco familiare, nobilitata dalle performance di Dustin Hoffman e Meryl Streep; oppure nel capolavoro di Ashgar Fahradi, Una separazione (2012), di cui abbiamo ancora negli occhi le commoventi sequenze che hanno conquistato le platee e le giurie di mezzo mondo (Orso d’Oro a Berlino, Miglior film straniero agli Academy Awards e ai David di Donatello…).

Non sappiamo se la stessa fortuna arriderà a Gett – The Trial of Viviane Amsalem, terzo capitolo della trilogia di Ronit e Shlomi Elkabetz, comprendente To Take a Wife (2004) e 7 Days (2008), opera già presentata a Cannes (Quinzaine des Réalisateurs), e designata a rappresentare la cinematografia israeliana nella magica notte delle statuette dorate di Hollywood, ma siamo certi che l’uscita sugli schermi italiani col più laconico titolo di Viviane non lascerà indifferente il pubblico più sensibile. E non si tratta solo di una questione di lacrime, che avranno tuttavia il sacrosanto diritto di rigare le gote degli spettatori.

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L’imperdibile, splendido…FRANK!

21 nov , 2014  

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Frank 1

Dedicato a Chris Sievey (1955 – 2010), il cui spirito da outsider e la cui grande testa finta hanno ispirato questo film

Tra citazioni wendersiane ed atmosfere alla Wes Anderson calate negli scenari, nel verde umido della terra di smeraldo, Frank, presentato in anteprima al Sundance 2014…è un favoloso, sottile music road movie. E’ come se i protagonisti di Almost Famous fossero cresciuti e si ritrovassero in un “grande freddo” irlandese. Il pubblico può ammirare qui un raro concentrato di talenti, proprio come nei film di Anderson, virato verso il dark malinconico ma con una finezza anglosassone che il cinema italiano dovrebbe utilizzare più spesso.

Due i protagonisti della storia, a pari livello: il figlio 31enne del grande Brendan, Domhnall Gleeson e nei panni di Frank…Mr. Michael Fassbender che riesce, pur apparendo senza maschera per una manciata di minuti, a farci sentire forte la sua presenza sulla scena, grazie anche alla sceneggiatura di ferro di Jon Ronson e Peter Straughan che fondono le figure di ben tre reali musicisti (Chris Sievey che divenne famoso mascherandosi con il nome di “Frank” Sidebottom, Daniel Johnston e Captain Beefheart in un unico personaggio: “La commedia è una modalità molto efficace per guidare il pubblico lungo molti sentieri diversi, non soltanto quello del divertimento stesso. Se fai ridere le persone, la loro guardia è più bassa e le puoi condurre verso momenti più tristi o più toccanti. E’ un fantastico strumento per far questo”.

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