Toscana e montana è la cucina dell’area intorno alla città di Pistoia, dove il pane con l’aglio e l’olio si chiama fettunta, dove c’è l’abitudine di mettere sott’olio l’arista di maiale e il filetto di cinghiale e dove si trovano dolci tipici come i brigidini e i berlingozzi. Si mangiano ceci e preparazioni a base di ceci nella zona di Pistoia e anche il farro che proviene dalle montagne della vicina Garfagnana, alle spalle di Lucca. Splendido il pecorino della montagna pistoiese prodotto a latte crudo.
Alcuni anni fa uscì in Italia un piccolo film molto interessante, dal titolo Volevo solo dormirle addosso, del regista Eugenio Cappuccio, che parlava della crisi occupazionale ed in particolare dei tagli al personale operati da molte aziende, in termini di cassa integrazione, prepensionamenti e licenziamenti selvaggi. Il protagonista, Giorgio Pasotti, interpretava il ruolo di un manager in carriera individuato dalla propria azienda come tagliatore di teste dei suoi stessi ex-colleghi.
Opera tra le più intense del cinema italiano di questi ultimi anni, L’uomo che verrà è stato misteriosamente escluso dalla Mostra di Venezia, recuperando tuttavia al Festival di Roma 2009 (Gran Premio della Giuria, Premio del pubblico…) almeno una parte dei riconoscimenti che merita. Il regista, ma in questo caso sarebbe meglio dire “l’autore”, Giorgio Diritti (1959), è tutt’altro che uno sconosciuto avendo esordito dietro la macchina da presa con Il vento fa il suo giro (2005), lavoro indipendente alquanto snobbato dai media italiani, eppure pluridecorato nelle rassegne di mezzo mondo, e divenuto in patria un “caso”, dal momento che è rimasto in programmazione al Cinema Mexico di Milano per più di un anno e mezzo, e a lungo anche in altre sale della penisola grazie a un passaparola spontaneo ed efficace.
Quando il XX secolo giungeva al termine, i cineasti si interrogavano sulla piaga dell’Olocausto ed in un biennio, giungevano nelle sale due film davvero notevoli sul medesimo tema: La vita è bella di Roberto Benigni (1997) e Train de vie di Radu Mihăileanu (1998).
A distanza di dodici anni, il brillante cineasta rumeno ritorna sui suoi passi in modo collaterale ed elegante, donandoci una partitura filmica come non se ne vedeva da anni: Il concerto.
Il non più giovane Jacques Audiard (classe 1957) era già stato notato di recente con lo splendido Tutti i battiti del mio cuore, noir incentrato sul talentoso Romain Duris (L’appartamento spagnolo), o ancor prima con Sulle mie labbra.
La sua nuova regia, in linea con i precedenti lavori, è affilata come la lametta da barba che il protagonista Malik – interpretato dal franco-algerino Tahar Rahim, quasi lo Zidane del nuovo cinema transalpino – maneggia con disperata spietatezza per aver salva la vita e poter entrare nel cuore di tenebra di una prigione di massima sicurezza, dove il potere è di fatto esercitato dal criminale Luciani, capoclan còrso, cui Niels Arestrup fornisce un volto dalla raggelante crudeltà.
Massimo Frezza: dopo un’imperdonabile assenza, di cui mi scuso, prosegue il viaggio di Michele Marziani nella Toscana dei/dai sapori imperdibili. Ecco, quindi, la terza parte del suo “diario” enogastronomico. Enjoy!
A cinquant’anni dalla realizzazione del capolavoro felliniano, il Museo Nazionale del Cinema presenta alla Mole Antonelliana, ormai consolidata e splendida sede del museo, la mostra Gli anni della Dolce Vita.
Roma, 1964. Guido è un regista italiano di successo internazionale che vive combattuto tra realtà e immaginazione, ossessionato dalle donne della sua vita e in preda al blocco dello scrittore, così oppresso dallo stress da non riuscire più neanche a respirare. Perennemente alle prese con la prima pagina del suo ultimo film, e non reggendo lo stress della sua vita romana, Guido si rifugia in un albergo di Anzio, cittadina di mare vicino Roma dove si fa raggiungere dalla sua amante Carla, che alloggia in una squallida pensione per non dare nell’occhio.
L’uomo che verrà di Giorgio Diritti è, indubbiamente, uno dei più bei film italiani degli ultimi anni ed è collocato temporalmente in quegli anni poiché affronta lo straziante episodio della Strage di Marzabotto. Sono, quindi, molto felice che abbiano deciso di proiettarlo in 20 sale in più rispetto a quelle previste venerdì scorso, giorno di uscita.
Per tutte queste ragioni, mi permetto la licenza di citarlo proprio oggi, 27 gennaio, Giornata della Memoria.
Andatelo a vedere, leggete – rileggete l’immenso Primo Levi e…non dimenticate mai.
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