Eventi,Notizie dal mondo del cinema

Batman Day is…TODAY!

23 lug , 2014  

75 years of Batman

Apparso per la prima volta nel fumetto Detective Comics #27, che arrivò nelle edicole nel 1939 con sceneggiatura di Bill Finger e disegni di Bob Kane, Batman emerse dalle tenebre per diventare uno dei più celebri supereroi di tutti i tempi. E quest’anno, per festeggiare i suoi 75 anni, ci si prepara a festeggiarlo come si deve con una serie di attività dedicate, edizioni speciali, eventi e molto altro ancora, a partire dal prossimo 23 luglio.

La Warner Bros. Entertainment Italia ha attivato una serie di partnership per festeggiare questa importante ricorrenza: su iTunes ad esempio i fan potranno trovare una sezione speciale dedicata interamente a Batman, con tutti i lungometraggi in promozione, solo nella giornata di oggi. Tra le attività promozionali, le più importanti saranno quelle online su Amazon ed Ibs con tutti gli Home Video, Games e Consumer Products a tema Batman. Per le attività in-store, sono già state previste promozioni nei punti vendita Mediamarket, ed Euronics su tutti i prodotti DVD e Blu-ray dell’uomo pipistrello, nonnché attività presso i punti vendita Original Marines.

Immagine anteprima YouTube

In più, in partnership con RW Edizioni, da oggi, 23 luglio, saranno presenti nelle fumetterie di tutta Italia una serie di iniziative speciali con albi a fumetti esclusivi, poster, segnalibri e gadget spettacolari come le repliche del mantello e i paper-cut delle maschere del Crociato Incappucciato.

[Thanks, Movielicious!]

La prima apparizione di Batman - Detective Comics #27

La prima apparizione di Batman – Detective Comics #27

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Mai così vicini

16 lug , 2014  

And so it goes_Michael Douglas e Diane Keaton

Dopo una delle entrate in scena migliori di sempre in The Wolf of Wall Street (interpretava il padre del “lupo” Jordan Belfort) Rob Reiner torna dietro la macchina da presa per dirigere Mai così vicini, commedia romantica dalla confezione pressoché impeccabile, sebbene non esattamente originale, avvalendosi di due protagonisti di una certa levatura come Michael Douglas e Diane Keaton, qui al loro primo film insieme. L’autore di titoli memorabili quali Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986), La storia fantastica (1987), Harry ti presento Sally (1989), Misery non deve morire (1990) torna ad affrontare gioie e dolori della terza età in Mai così vicini, dopo il poco riuscito Non è mai troppo tardi, del 2007 (incentrato su una coppia di amici, Jack Nicholson e Morgan Freeman, entrambi con un piede nella fossa che uniscono le loro solitudini per togliersi in pochi giorni tutti gli sfizi che nella vita non sono riusciti a levarsi). Fortunatamente questa volta il tono è un po’ più leggero, e la morte non viene quasi mai contemplata, se non in qualche caustica battuta.

Douglas, settant’anni a settembre e due Oscar sul comodino (uno da produttore per Qualcuno volò sul nido del cuculo e uno da protagonista per lo squalo della finanza Gordon Gekko in Wall Street di Oliver Stone), è Oren Little, un agente immobiliare cinico e detestabile. Suo unico interesse è vendere un’ultima casa e andare in pensione in santa pace. I suoi piani però verranno scombinati dal figlio (Scott Shepherd) che, inaspettatamente, gli lascia la nipotina (Sterling Jerins), della cui esistenza non sapeva nulla. Inutile dire che Oren come nonno è una mezza calzetta, ed è qui che entra il personaggio di Diane Keaton (anche lei Premio Oscar, per Io e Annie di Allen).

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Transformers 4 – L’era dell’estinzione

15 lug , 2014  

Transformers 4_Optimus Prime

Puntuale come la carestia, arriva anche quest’estate ad abbattersi sulle sale la consueta, sconcertante pioggia di fondi di magazzino avvolta nelle ragnatele, di ciofeche per il mercato home video in evidente disagio sul grande schermo e di intrugli fanta-horrorifici per platee di bocca decisamente buona.

Avrà quindi una concorrenza pari allo zero l’unico appuntamento di vago interesse – nel bene e, soprattutto, nel male – di un ennesimo luglio letargico, un Golia di maggiorazioni 3D e di abboffate di popcorn in una valle di Elah ancor più vuota del solito distribuito quest’anno con il titolo Transformers 4 – L’era dell’estinzione, unico segno di distinzione, insieme alla defezione del seccante protagonista Shia LaBeouf, di una saga (e forse anche di un genere) ormai fatta di stampini e di carta carbone: dall’industria fracassona e machista di Michael Bay, come al solito, non ci si può aspettare nulla di diverso dalle solite tre ore di esplosioni, deliqui hi-tech e botte da orbi, ma persino per una formula già rudimentale e a misura di bambino come quella dei robottoni Hasbro, quest’ultima sortita dell’artefice di Pearl Harbor inverte la virata autoparodica del precedente Pain & Gain – Muscoli e denaro per rituffarsi, con totale sprezzo del ridicolo, nella seriosità dell’intrattenimento hollywoodiano più trito, fra linee di dialogo che gridano vendetta al cielo.

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Paranormal Stories

12 lug , 2014  

Paranormal Stories

Uno scrittore diabolico, alla morte, lascia in eredità al figlio i suoi terribili segreti.
Un ragazzo, in chat, incontra lo spirito di un amico tragicamente morto suicida.
Una sedicente medium si trova infine a dover fare i conti con gli spiriti che ha evocato.
Un bambino muto, allontanato e umiliato dai coetanei, si trasforma in un’autentica leggenda vivente.
Tre ragazze, scampate a un incidente stradale, non sfuggiranno invece alla vendetta della loro vittima.

Come spesso accade, l’estate trasporta sul bagnasciuga dei nostri cinema prodotti di varia origine, non commercializzabili normalmente negli altri periodi dell’anno: film di nicchia dimenticati da anni in polverosi magazzini che hanno una breve occasione, film stranieri che non si confanno al gusto dei più ma che hanno un valore proprio (basti ricordare il visionario Kyashan – la rinascita). E ripescaggi dall’home video furbescamente rititolati come questo Fantasmi – Italian Ghost Stories del 2013, divenuto nel 2014 Paranormal Stories.

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Recensioni

Insieme per forza

9 lug , 2014  

Blended, Drew Barrymore e Adam Sandlers

Strano attore Adam Sandler e, almeno per noi italiani, piuttosto misterioso. Comedian dalla carriera ormai quasi trentennale, iniziata in quel Saturday Night Live che in America è un vero passaggio obbligato per chiunque ambisca a ruoli comici importanti, Sandler in patria è un mito assoluto e, con la sua casa di produzione Happy Madison, continua a macinare film a cadenza più o meno annuale, affidandone la regia a onesti mestieranti – prima Dennis Dugan e poi, come in questo caso, Frank Coraci – privi di particolari guizzi stilistici e al completo servizio della sua verve comica. Fin qui tutto bene, se non fosse che la qualità media dei suddetti film pare aver imboccato da qualche anno a questa parte (diciamo da Io vi dichiaro marito e marito in poi) una decisa spirale discendente, cui corrisponde il passaggio dalla grana demenziale e un po’ grossolana dei suoi primi lavori al politically correct familistico degli ultimi.

Nulla che ricordi quindi, nemmeno alla lontana, la furia irriverente dei primi Farrelly – anche se in questo Insieme per forza c’è più di un rimando al loro film forse meno riuscito, Lo spaccacuori – o il romanticismo sboccato di Kevin Smith. Ed è un peccato perché, ogni volta che ha osato allontanarsi dai comodi lidi delle commediole per famiglie per affidare il proprio talento ad autori in qualche modo più strutturati, Adam Sandler ha dimostrato di essere interprete versatile e molto più raffinato di quanto non si immagini vedendolo recitare, ad esempio, in Cambia la tua vita con un click, interpretando film buoni (Spanglish di James L.Brooks e Reign Over Me di Mike Binder), ottimi (quel Funny People di Judd Apatow) e almeno un assoluto capolavoro (Ubriaco d’amore di P.T. Anderson).

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Festival di Mosca 2014,Venezia 70

Festival di Mosca 2014 – I loro vincitori, le nostre pagelle

9 lug , 2014  

Tadanobu Asano_Miglior Attore

E’ un’aria da Guerra Fredda quella che si respira dentro il cinema Oktyabr’, epicentro mondano e teatro dell’epilogo del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca: l’assegnazione dei premi e il clima da festa privata sembrano quasi riportare ai tempi del Patto di Varsavia, alla demarcazione netta fra Oriente e Occidente e all’isolazionismo tutto sovietico dell’era pre-glasnost.

Colpita da sanzioni e boicottaggi di vario genere e tarata dagli imbarazzi diplomatici di oggi, la Russia risponde con un palmares che di fatto esclude, con un’unanimità che si fatica a considerare casuale, tutta quella parte di mondo fino al 1991 in palese opposizione alla cortina di ferro: un po’ a sorpresa, infatti, ad aggiudicarsi il San Giorgio d’Oro è il nipponico Watashi no otoko, quarto titolo proveniente dal Sol Levante a imporsi sulla rassegna, ma solo il primo a non portare la firma del veterano Kaneto Shindo.

Si tratta senz’altro di una scelta coraggiosa che condividiamo e che ricompensa uno dei partecipanti più interessanti e impegnativi del Concorso, ma non nascondiamo che le nostre preferenze erano furiosamente indirizzate verso lo straordinario Gözümün Nuru, indisputabile capolavoro della selezione che arriva solo a un passo dal clamoroso bis della Turchia (l’anno scorso era stato il turno dell’ottimo Zerre) nella manifestazione della Capitale, portandosi a casa un meritatissimo San Giorgio d’Argento (che in una premiazione perfetta avremmo visto attribuito al bel Oi aisthimaties, rimasto a mani vuote) ed incassando le benedizioni collaterali del NETPAC, il network per la promozione della cinematografia asiatica, e del circuito dei cineclub russi.

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Festival di Mosca – Day 9

6 lug , 2014  

Marion Cotillard protagonista di Deux jours une nuit dei Fratelli Dardenne

In attesa dei fuochi artificiali finali e del responso della giuria, la sezione principale del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca si conclude senza infamia né lode con una coppia di concorrenti cui non bastano la considerevole suggestione e l’encomiabile ambizione per segnalarsi fra le vette della selezione.

Il coreano Joryu Ingan (The Avian Kind) parte da premesse interessanti e da una serie di intuizioni poetiche che vedono un afflitto romanziere (Kim Jung-Suk) impegnato da anni nella ricerca della moglie fino all’incontro con un’enigmatica sconosciuta (Soy) che saprà svelargli le meste circostanze e lo spiazzante traguardo della di lei fuga: gli sviluppi della sceneggiatura del regista Shin Yeon-Shick procedono su binari paralleli – l’indagine di oggi e la sparizione di ieri – che rimangono a lungo irrisolti e inconciliati, ingarbugliati da ellissi e sottacimenti che tengono vivo il mistero fino a una risoluzione di certo arrischiata e inusuale, ma che, scadendo nel bizzarro, non trova una vera giustificazione e non indaga a sufficienza nella natura dei suoi simboli (la destinazione del viaggio è una non meglio definita “setta” in grado di tramutare gli uomini in uccelli, motivo già presente nella penultima fatica di Shin, Reoshian soseol).

L’andamento improvvisamente dinamico dello scioglimento, poi, fra sparatorie, inseguimenti e doppi giochi, tradisce il clima sospeso e pittoresco della prima parte, solerte nel descrivere i dettagli fisiologico-esoterici della metamorfosi con momenti a volte seducenti (l’incontro con l’Erborista, le tecniche dolorose di estensione corporea) e con un immacolato scenario innevato a fare da appropriato teatro dell’azione, ma incapace di fornire l’elemento reale a ciò che resta soltanto un racconto fantastico troppo consapevole del proprio fascino.

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Recensioni

Le origini del male

4 lug , 2014  

Le origini del male

Quando si parla di esorcismi al cinema, il primo titolo a cui si pensa è senza dubbio L’esorcista di William Friedkin, adattamento dell’omonimo romanzo di William Peter Blatty che nel 1973 segnò profondamente la storia del cinema e rese insonni le notti di molti spettatori. Indiscusso capofila (insieme, forse a Rosemary’s Baby), del sottogenere demoniaco, il film di Friedkin influenzò in modo profodo tutte le pellicole che di lì in avanti avrebbero raccontato storie di possessioni ed esorcismi, segnando l’avvento di una nuova generazione di prodotti horror in cui il male non risiede altrove, bensì alberga nell’umano. Al lavoro di Friedkin, ispirato a fatti realmente accaduti, ne seguirono infiniti altri che dal capostipite non presero solo spunto per trame incentrate su possessioni di corpi straziati da demoni in essi reincarnati, ma ne imitarono (o meglio, provarono a farlo) lo stile, al fine di rappresentare eventi inspiegabili attraverso una messa in scena che fosse il più realistica possibile, come era riuscito a fare il regista di Chicago, forte di aver mosso i suoi primi passi nel cinema in ambito documentaristico.

E’ impossibile tenere il conto di tutte le pellicole che dal ‘73 ad oggi si sono ispirate a fatti realmente accaduti, alla ricerca di un’autenticità sempre più cruda e ostentando possessioni veritiere grazie allo stile simil-reale ottenuto con il mockumentary (il falso documentario), tecnica utilizzata in film quali The Blair Witch Project, L’esorcismo di Emily Rose, Paranormal Activity, L’ultimo esorcismo o L’altra faccia del diavolo.

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Festival di Mosca 2014

Festival di Mosca – Day 8

4 lug , 2014  

Traumland_la grande Marisa Paredes

E’ una combinazione decisamente curiosa quella che porta il programma del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca a schierare nella stessa mattinata due concorrenti diametralmente opposti che rappresentano quanto di peggio inserito finora in competizione: da una parte abbiamo Da i da, secondo lungometraggio del fenomeno locale Valeriya Gay Germanika, un esasperante guazzabuglio para-autoriale ambientato fra sgarrupate e sordide comunità di artistoidi vaneggianti e intossicati 24 ore su 24, un mosaico allucinato e delirante da cui si eleva la relazione vagamente bohèmien fra il pittore alcolizzato Kolya e la maestra di scuola tabagista Sasha.

Il tono generale si assesta ben presto in un compiaciuto, gratuito e francamente inesplicabile diario di ordinario sconquasso, filmato da una macchina a mano mobilissima che indugia per interminabili inquadrature sul nulla, arricchito da trucchetti inutili e, alla lunga, molesti (nauseante, in particolare, l’uso a rotazione pressoché ininterrotta dei filtrini colorati), orientato verso modelli irraggiungibili, dall’autodistruzione sentimentale di Leos Carax al surrealismo quotidiano, per ammissione della stessa regista, della Amélie di Jeunet, intervallato da squarci estetizzanti scriteriati e inopinati – da antologia del trash la sequenza di Sasha che scopre lo slancio della pittura cicchettando e spippettando a ciclo continuo, ma anche l’estemporaneo videoclip del prefinale, a metà fra l’immaginario gothic-metal dei Nightwish e il prologo di Melancholia, merita una menzione – e attraversato da un maledettismo d’accatto che fa solo cadere le braccia.

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Festival di Cannes 2014,Festival di Mosca 2014,I migliori

Festival di Mosca – Day 7

2 lug , 2014  

Jimmys Hall: infographic still

La sezione competitiva riservata ai documentari schiera oggi il suo unico concorrente di casa, il brevissimo Cardiopolitika, incentrato sulla figura pubblica e professionale del medico Sergei Sukhanov, luminare della chirurgia a cuore aperto ritrovatosi all’alba delle ultime elezioni presidenziali russe ad appoggiare con convinzione la terza candidatura di Vladimir Putin alla guida del Paese: l’indagine della regista Svetlana Strelnikova si preoccupa di illustrare le piccole e grandi contraddizioni del suo soggetto (salutista e accanito fumatore, patrizio e sboccato come un camionista) e la sua inesorabile discesa nel compromesso, da professionista fiero della propria indipendenza ma escluso dai gretti meccanismi di potere a sostenitore per necessità di un sistema corrotto a lui estraneo che finalmente gli permetterà di accedere a fondi e possibilità altrimenti impossibili.

La Strelnikova cattura la realtà ospedaliera con distacco wisemaniano, fotografandone i momenti più ordinari – dalla procedure burocratiche agli appuntamenti con i pazienti, fino ai meeting di partito – e mantenendo Sukhanov sotto una luce ambigua da Faust della nostra epoca. Il risultato è controverso e tutt’altro che accondiscendente, girato con gusto e asciuttezza, ma è un vero peccato che il discorso arrivi alla conclusione dopo appena sessanta minuti quando si sarebbe potuta raggiungere comodamente l’usuale durata da lungometraggio.

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