lug 13

George Ratliff imbastisce un film con atmosfere alla Il sesto senso, lo struttura come un thriller psicologico e lo conclude come un film drammatico: un’evidente confusione di generi e stili che non giova né alla visione né alla comprensione né soprattutto all’identità e al significato dell’opera. E il finale è lì a sottolinearlo, con quel senso di incompiutezza che sa tanto di occasione sprecata e che quasi irrita lo spettatore, che attende invano per un’ora e mezza il sopraggiungere qualcosa. Oltre al senso di noia.

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di Luca Gianneramo
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