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Si può parlare di Nella rete del serial killer affrontandolo su due livelli: quello prettamente tecnico, per cui si può discutere di ciò che rende il film guardabile ma non certo perfetto; e quello tematico, su cui si possono avere pareri discordi, pur riconoscendo l’esistenza di un evidente e ricercato intento accusatorio verso la società di internet e la nostra morbosità, figlia della cultura delle immagini. Ma in entrambi i casi si giunge alla conclusione che il risultato ottenuto da Gregory Hoblit è pretenzioso e riuscito solo a metà.

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di Luca Gianneramo
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