A trenta anni dallo scoppio di una bomba, gli effetti sono ancora evidenti sulle anime che non riescono ad affrancarsi dal botto. Il passato non si cancella, la democrazia, apparente, non restituisce libertà, i cittadini, sani e malati sono costretti, chi prima chi dopo, a fare i conti con il vuoto che ogni deflagrazione impone.
Zhang Lu gira un film rivoluzionario, politicamente impietoso, condannando senza appello la modernità che continua a proporre perdono senza espiazione, riconciliazione senza chiarire le colpe, volemose bene e scordammoce o passato. La protagonista della storia, apparentemente ritardata, si dedica a tutti quelli che le chiedono umanità, tepore, affetto o sesso. Rimane in cinta ed è costretta ad abortire, vede fallire i suoi intenti con la morte dei suoi sostenuti, rincorre l’incesto fraterno, sorride a chi ama e finisce con la testa nell’oceano perché incapace di filtrare emozioni ed integrarsi in un mondo che gira su se stesso senza imboccare nessuna via.



Il tanto discusso 

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