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Wim Wenders non si discute: si ama, o si odia. Sono questi i sentimenti contrastanti che ispirano spesso i “grandi” artisti nell’evolversi della loro opera, nell’inesorabile mutare delle diverse fasi d’interpretazione della realtà. Così accade a Wim Wenders: già figlio di una generazione fortemente intellettualizzata, per giunta tedesco, per giunta spregiudicato sperimentatore di nuove tecnologie, oggi in un’età che amplifica (ma lui ne ha davvero sempre avuti) gli interrogativi trascendental-social-filosofici antichi quanto il mondo.
Cosa c’entra tutto questo con Palermo Shooting, l’ultimo film del geniale regista? Tutto, perché in quest’opera Wenders si confronta faccia a faccia (tra un incubo e l’altro dell’aitante protagonista) nientemeno che con Signora nostra Morte corporale (come il buon San Francesco usava chiamarla), cui uno spiritoso direttore di casting affida il volto irridente di Dennis Hopper.

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di Elisabetta Colla
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