ott 27

Armeeducrime

Cinéma Comoedia, Avenue Berthelot numero 13, Lyon. Entro nella sala uno per vedere un film che ho aspettato per diversi anni. Seduto, prima di essere completamente immerso nel buio, il trailer di L’Armée du crime di Robert Guédiguian. Nel montaggio del trailer un’immagine cattura i miei occhi: un’agguato in un café, un poliziotto in borghese, abito chiaro, con il braccio teso, impugna una pistola e dice “Police.” Due secondi di cinema, due secondi che potrebbero appartenere a qualsiasi polar. E quel braccio teso, immobile, immagine che stranamente mi pare antica, quasi a simboleggiare tutto un cinema fatto di donne e di revolver, di  personaggi affascinanti nella loro rigidità di genere. Ossessionato dal cinema francese degli anni ’50/’60, vedo il linguaggio del polar anche in un film sulla resistenza.

Insomma, dico alla mia dolce metà: “Devo vedere questo film”.

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di Stefano Miraglia
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ott 26

Parnassus

Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non rimane nulla, e non ci si può nascondere sempre dietro trip psichedelici prodotti magnificamente con la computer graphic.

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di Stefano Miraglia
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ott 24

Bruno

A distanza di tre anni dalla piccola “rivoluzione” di Borat, che portava sui grandi schermi di tutto il mondo un personaggio capace di unire i canoni della comicità demenziale e irriverente al linguaggio della candid camera, Sacha Baron Cohen torna a tastare lo stesso terreno. Ma il popolare comico sa che ripetersi in toto non giova mai a nessuna opera d’arte: ecco allora che Brüno cambia sensibilmente il linguaggio (tecnico) utilizzato e soprattutto tenta di spostare ancora più in alto l’asticella del confine tra buon gusto ed eccesso.

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di Luca Gianneramo
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ott 24

Oggi sposi - LocandinaMatrimonio alla ribalta.  Preparativi, entusiasmi, paradossi e vizi della società moderna.
Sulla finestra del panorama cinematografico italiano si  affacciano  quattro coppie di sposi. Forse le più attese del momento , fotogeniche, divertenti e superficiali.  Sembra quasi imbarazzante la superficialità del  film, volutamente un’eco alla commedia all’italiana fine anni ‘60, che si discosta dalla catena natalizia di Boldi & Co ma più un remake della commedia corale, buonista, poco invasiva e per niente volgare, dove un Nino Taranto, Walter Chiari o Carlo delle Piane affiancavano il cantante-attore e la soubrette all’apice del successo.

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di Silvia Donnini
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ott 20

Sergio Leone in mostra at the Auditorium of RomeSino al 23 ottobre, giorno di conclusione del Festival Internazionale del Film di Roma 2009, sarà possibile visitare l’interessante mostra SERGIO LEONE, UNO SGUARDO INEDITO, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna e supportata  dal suggestivo allestimento scenico dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

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di Massimo Frezza
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ott 20

lo-spazio-bianco-2Esistono momenti di sospensione in un limbo che non può, non vuole e non deve essere qualcosa di diverso del segno di indefinitezza, dell’assenza di senso e di significato. Uno spazio bianco, nero, grigio che risulta non intellegibile, non decifrabile, troppo compresso o insopportabilmente espanso. Uno spazio che non ha misura, che non ha tempo o che forse è il tempo, è la misura. Come il tratto che precede l’alba, in cui già c’è luce ma ancora non appare il sole. In cui il cielo è grigio, bianco ma ancora nero. Appunto. Come il tempo dell’attesa che vive la protagonista del film della Comencini.

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di Raffaele Rivieccio
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ott 17

UP

UP, decimo prodotto PIXAR e primo in formato 3D, rappresenta una storia particolare, che mette in luce da subito l’impellente voglia di realizzare un sogno. Infatti inizia col narrare la voglia di raggiungere ed esplorare un lontano paradiso da parte di due bambini, Carl e Ellie, con tanto di promessa. In realtà vivono la meravigliosa avventura di una vita insieme, con l’unico pensiero di voler un giorno riuscire a realizzare il sogno iniziale.

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di Michele Verrillo
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ott 17

Motel WoodstockDopo Across the Universe e Io non sono qui, film musicali – finanche biografici – che rivisitavano rispettivamente quasi tutte le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan in chiave stravagante e a tratti psichedelica, gli anni della protesta giovanile sembravano oramai sin troppo logori per esser riutilizzati in una nuova sceneggiatura sul Sessantotto ed i figli dei fiori. Ed è sostanzialmente per questo che, nonostante il regista Ang Lee ci abbia voluto riprovare riesumando la storia del più grande concerto rock mai esistito, Motel Woodstock rimane un biopic di serie B, seppur con la pretesa di essere molto di più.
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di Eva Barros Campelli
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ott 16

La doppia ora

La doppia ora è una storia di doppie vite. Quella di Guido, interpretato da un Filippo Timi ormai specializzato nel dar corpo ad ogni forma di irrequietezza esistenziale: il film non è quasi iniziato, e già scopriamo che è un ex poliziotto sposato.

Non meno doppia è la vita di Sonja, di giorno cameriera in un grande albergo e di notte frequentatrice, come del resto Guido, di un club per single (la cui direttrice è una smagliante Lucia Poli): la sanpietroburghese Ksenia Rappoport, che per questa interpretazione si è aggiudicata la Coppa Volpi a Venezia 66, ci ha invece abituato, dopo La sconosciuta di Tornatore, a ruoli di donna misteriosa venuta dall’Est, in questo caso dalla Slovenia – “Lubiana? E dov’è?”, le chiede un rozzo avventore del club notturno.

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di Roberto Dati
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ott 16

bancs

Bancs publics di Bruno Polydadès è l’ultimo capitolo di una trilogia su Versailles cominciata  da Polydadès nel 1992 con il cortometraggio Versailles Rive-Gauche e proseguita nel 1998 con il mediometraggio Dieu seul me voit (Versailles-Chantiers). Il cast è ricchissimo di star, partendo dal cameo di Catherine Deneuve e di sua figlia Chiara Mastroianni, il grandissimo Pierre Arditi, fino ad arrivare a Denis Polydadès (fratello del regista) e Hippolyte Girardot che ritroviamo assieme dopo Caos calmo di Grimaldi.

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di Stefano Miraglia
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