Quale sorpresa!
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Dopo il deludente risultato al botteghino con Grindhouse, a Quentin Tarantino si chiedeva la mossa capace di risollevare la fiducia delle major (e del grande pubblico) nei suoi confronti. Non che la produzione tarantiniana fosse scesa di livello: pochi registi hanno uno stile così definito come il suo e hanno perseguito con (suicida?) coerenza i loro gusti, con fare autoreferenzialista. Ma di tutto ciò all’ignoranza del pubblico di massa importa poco, così come altrettanto insensibili sono i conti degli studios. Chiamato alla scommessa, Quentin ha risposto da par suo, con un’opera che è una perla della sua cinematografia, senza se e senza ma: Bastardi senza gloria è un capolavoro che può tranquillamente essere annoverato nel suo personale “Olimpo” di pellicole quali Le Iene e Pulp Fiction.

—- Nota del caporedattore: approfitto di questo splendido pezzo, per dare il benvenuto al blog del nostro valente collaboratore Stefano Miraglia. Lo trovate qui e nei permanent link di Binario Loco. Well done, Stefano!
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Alla fine di Un prophète di Jacques Audiard mi sono sentito a metà, dentro e fuori l’emotività scenica di questa prison novel corsa. Piacevolmente dentro la cella infestata, dove la vittima del protagonista riappare, diventa confidente, gira su se stesso in preda a convulsioni, sotto una luce molto sporca, da video musicale anni ‘90. Fantasmi, il cinema reale è fatto di fantasmi (come noi), in questo caso ottimo artificio narrativo per chi, fortunatamente, non sa che cosa sia la prigionia ma deve socialmente raccontarla e non vuole che il suo lavoro sia realistico (quindi falso) per tutta la durata del film. E bisognerebbe ringraziarlo, Audiard.
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