È in corso a Roma la mostra dedicata ad uno dei maggiori esponenti della cultura italiana, Fabrizio De André, detto Faber, prematuramente scomparso l’11 gennaio 1999. Nella maestosa cornice dell’Ara Pacis è stato allestito un percorso multimediale molto ricco e articolato, promosso dalla Fondazione Fabrizio De André e realizzato da Studio Azzurro (gruppo di videoarte attivo a livello internazionale), con la cura e la consulenza di esperti del calibro del giornalista Vincenzo Mollica, dello scenografo Pepi Morgia, del fotografo Guido Harari e dell’editore Vittorio Bo.
Un giovane eroe in lotta con gli uomini e con gli dei
“Narrate o Muse come in principio nacquero la Terra e gli dei
e i fiumi e il mare sconfinato ribollente di flutti
e le stelle splendenti e l’immenso cielo di sopra;
e quelli che da loro nacquero, gli dei dispensatori di beni,
e come le ricchezze si divisero e gli onori si spartirono
e come per prima cosa essi ebbero l’Olimpo (…).”
Esiodo, Teogonia, vv. 108-113
Per più di quarant’anni (1931-1972) l’Empire State Building è stato l’edificio più alto del pianeta (443 metri, con l’antenna televisiva), e oggi, distrutte le Twin Towers, seppur sceso al 14° posto nella graduatoria dei grattacieli del mondo, è tornato a offrire ai turisti e agli amanti della bellezza il panorama più vertiginoso e affascinante di New York: nei giorni chiari la vista spazia su Manhattan, l’Hudson e gli stati limitrofi. Forse non tutti sanno che anche quest’illustre architettura Art Deco è stata vittima di un incidente aereo nel 1945, quando un velivolo militare schiantandosi all’80° piano provocò quattordici vittime.
Di questo (giustamente) pluripremiato diamante di Jacques Audiard si potrebbe scrivere, parafrasando il sommo Dante, “Galeotto fu il libro e chi lo lesse” ma anche, citando Nietzsche: “Ciò che non uccide, fortifica”. “Un profeta”, infatti (come bisognerebbe tradurre dall’originale francese, al posto del fuorviante italiano “Il”), è colui che, superate mille dolorose prove, è in grado di comunicare con chiunque nella sua lingua (sarà la forza del protagonista, l’asso nella manica che nessuno, intorno a lui, è in grado di prevedere) e, come un grande maestro di scacchi, agisce prevedendo decine di mosse in anticipo.
Chi dice che la felicità non esiste, non va al cinema. Su commissione poi, si può creare anche un lieto fine. O quasi. In verità, è la paura o l’impotenza alla felicità che paralizza. La distinzione labile fra finzione e realtà è la durata stessa degli attori di un film. Un narratore (Fabio De Luigi) compone in diretta la trama della vita dei suoi personaggi. Interagisce, li abbandona, si ricrede.
La proprietaria di una casa editrice incarica l’ inesperto, anaffettivo ma volenteroso Vaporidis (Matteo) di scrivere la guida “Tutto l’amore d’Europa” sui romantici luoghi del Vecchio Continente. Parigi, Barcellona, Londra, Amsterdam e naturalmente l’Italia. La guida diventa il pretesto: girare per l’Europa alla ricerca di se stessi, degli altri, del rapporto perduto o ritrovato. O semplicemente divertirsi e sognare. Una trama simpatica per ventenni fancazzisti.
Le Mine vaganti del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.
Segreti nascosti e sotterfugi di una società viziata che non fa più scandalo, tantopiù se fosse stato girato a Roma. Ed ecco che la provincia torna, ancora una volta, l’ennesima, nelle regie italiane quasi per stabilire un giusto equilibrio di sano scandalo, puro e doveroso, anche se temporaneo.
Arriva in Italia grazie alla Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, garanzia di qualità, questo piccolo film – dura appena un’ora e un quarto – del norvegese Rune Denstad Langlo.
Presentato al 59° Festival di Berlino – Panorama e al 27° Torino Film Festival, premiato come miglior regia al Tribeca Film Festival 2009 e ottenuto il Premio della Critica Internazionale FIPRESCI – Europa Cinemas Label, Nord racconta la storia di Jomar, ex campione di sci che, in seguito ad una depressione fulminante, ha perso compagna e carriera.
Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe, e ciò che non è, sarebbe!
A dispetto del successo universale dell’epopea fantastica di Alice, e della grande quantità di trasposizioni cinematografiche o televisive a essa dedicate, risulta piuttosto difficile trattenere nella memoria una versione pienamente soddisfacente, o esteticamente compatibile con i testi scritti da Lewis Carroll. Il limite comune di tali realizzazioni consiste quasi sempre nella presentazione di una protagonista alquanto passiva di fronte agli strani personaggi e alle bizzarre vicissitudini che di volta in volta le si presentano. Risultato: opere fredde e meccaniche, prive delle magiche suggestioni evocate dalle pagine del libro.









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