gen 29

The Iron Lady, presentato agli inizi di gennaio in prima assoluta a Londra ed ora in Italia è già in lizza per le nomination  ai prossimi Oscar, dimostrando ancora una volta la grandezza, l’eleganza e l’accuratezza dei film made in England.

Film controverso e non ben accettato sul suolo inglese nella sua totalità per la modalità con cui la regista, Philippa Lloyd ha deciso di trattare una delle tematiche più tabù in Inghilterra, quale la politica. La Lloyd ha deciso, in realtà di soffermarsi sull’evoluzione della figura umana all’interno di un contesto politico piuttosto che fare un’analisi sociopolitica. Richiami alla realtà storico politica sono presenti e si percepiscono soprattutto dalle scene di massa per strada in cui si ricreano i vari scioperi o attentati dell’epoca.

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di Anna Maria Pisanti
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gen 27

Lisbeth è rinata dalle sue ceneri di celluloide ed è pronta a ricondurci nelle tenebre dipinte dal talentoso Stieg Larsson, al grido di: “Combattere le ingiustizie. Sempre!”. La trasposizione americana del capolavoro scandinavo Uomini che odiano le donne uscirà nelle sale italiane il prossimo 3 febbraio e si preannuncia appassionante. D’altra parte, con un golden cast come questo, è pressocché impossibile non andare a segno!

Il ruolo del protagonista maschile, il giornalista investigatore Mikael Blomkvist, è stato, infatti, affidato a Daniel 007 Craig e la regia al venerato ed acclamato David Fincher (Seven, Fight Club, Zodiac). Il film è stato doverosamente girato in Svezia ed è piaciuto talmente all’Academy da attribuirgli ben cinque nomination, tra cui quella per Miglior Attrice a Rooney Mara (era Erica Albright in The Social Network) che ha indossato coraggiosamente le scomode vesti di Lisbeth Salander.

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di Massimo Frezza
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gen 27

E’ da poco iniziata la stagione televisiva invernale e, come ogni anno, il piccolo schermo è stato invaso dai prodotti più disparati.

Il genere storico sembra andare per la maggiore, con “La figlia del capitano” seguito a ruota da “Anita”.
Lo stesso dicasi per “Che Dio ci aiuti” che vede Elena Sofia Ricci trasformarsi con successo e per la gioia del pubblico in simpatica suora detective sull’onda del successo di Don Matteo. La novità più gustosa è data dal fatto che, forse ispirati dalle leggende riguardanti l’anno appena iniziato (leggere alla voce “Profezie Maya”) gli sceneggiatori di RAI e Mediaset si siano buttati a capofitto in un genere molto in voga oltreoceano ma sinora poco esploratorato dalle produzioni nostrane: il paranormale.

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di Elisa Pantaleo
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gen 26

Undici candidature per Martin Scorsese e il suo Hugo Cabret, vero mattatore della prossima edizione degli Oscar.

Rivelate oggi le nomination, che vedono contendersi la statuetta con War Horse di Steven Spielberg, L’arte di vincere con Brad Pitt (entrambi a sei nomination), George Clooney e il suo Descendants, Woody Allen e (finalmente considerato dalla Academy) Midnight In Paris e molto, molto altro.

Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo tengono alta la bandiera italiana a Hollywood, nominati per la scenografia di Hugo Cabret. Appuntamento al 26 febbraio per scoprire chi vincerà.

Miglior film
The Artist
The Descendants
Extremely Loud & Incredibly Close
Hugo
Midnight in Paris
The Help
Moneyball
War Horse
The Tree of Life

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di Francesco Bernacchio
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gen 24

A.C.A.B., prodotto da Cattleya e Rai Cinema e in uscita nelle sale italiane venerdì 27 Gennaio, è il primo lungometraggio di Stefano Sollima, conosciuto a molti come regista delle due stagioni televisive di Romanzo criminale. La pellicola riprende il racconto tratto dal libro di Carlo Bonini, appunto A.C.A.B.(All Cops Are Bastards), grido sposato dagli hooligans ed attualmente utilizzato per rappresentare l’odio dei civili nei confronti dei poliziotti, in particolare dei celerini.

Una Roma attuale, cambiata nel corpo e nello spirito, dove piccoli criminali, usurpatori, exracomunitari e  frange estreme regnano perenni, accompagna le giornate di tre poliziotti violenti, parte della squadra celere, interpretati da Pierfrancesco Favino (Cobra), Marco Giallini (Mazinga), Filippo Nigro (Negro).

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di Giorgiomaria Marcelli
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gen 22

L’incredibile storia di Winter il delfino è un film emozionante sia per le scene che per i legami che si instaurano tra i delfini e le persone. Si tratta della trasposizione cinematografica di un evento realmente accaduto ed il susseguirsi delle immagini mostra il nascere ed il crescere di un profondo legame tra il delfino Winter ed il bambino Sawyer, portandoci a riflettere su come oggi si stia perdendo lo spirito d’iniziativa e la convinzione che tutti gli obiettivi possano essere raggiunti grazie alla fiducia in se stessi.

I delfini, poi, animali formidabili e intelligenti, si cimentano, in questo caso, in vere e proprie lezioni di vita, mettendo in evidenza la debolezza di un preconcetto tipicamente “umano”, quello secondo cui una menomazione fisica può mettere fine all’esistenza della persona ed alla sua vita sociale.

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di Michele Verrillo
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gen 21

E ora dove andiamo? (Et maintenant, on va où?)

Diciotto confessioni religiose in uno Stato grande come l’Abruzzo non sono poche. È dal multiforme contesto del Libano che trae forza e ispirazione il cinema di Nadine Labaki, cineasta e attrice di grande talento attesa alla sua seconda prova dopo l’incantevole Caramel.

La storia ha luogo in un villaggio arabo, immerso nella calura e nella polvere di un paesaggio semidesertico. Qui, un gruppo di ragazzi lotta contro l’isolamento provocato da un conflitto strisciante – nello spostarsi, a piedi o su improbabili carrette, gli abitanti devono stare attenti a non finire nei campi minati – cercando il punto esatto dove collocare l’unico televisore del villaggio, in modo da captare il segnale che diffonde la trasmissione di capodanno: siamo infatti nel Duemila, anno in cui tutti auspicano che le magnifiche sorti e progressive della nuova era portino finalmente la pace in quella terra martoriata.

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di Roberto Dati
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gen 20

Storie di balie e domestiche a Jackson

“Ogni volta che un uomo combatte per un ideale… emette una minuscola onda di speranza, e queste onde, intersecandosi da un milione di centri differenti di energia e di audacia, producono una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza.”

Robert F. Kennedy (da un discorso presso l’Università di Città del Capo, 6 giugno 1966)

“Ho cominciato a crescere i bambini dei bianchi già a quattordici anni, nel 1925, perché mia madre era morta di malattia e le bollette non aspettavano…”.

Così esordisce Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica nera che espone la propria esperienza personale a Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), una giovane donna bianca della buona società di Jackson, Mississippi, la quale, appena laureata (estate 1962), è ritornata a casa, dove pensa d’intraprendere la carriera di scrittrice. Ottiene, intanto, un impiego presso il Jackson Journal, ed è già un buon inizio.

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di Claudio Lugi
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gen 20

La notizia dell’esclusione di Terraferma di Emanuele Crialese rappresenta l’ennesima sconfitta del nostro cinema, che a forza di commedie e commediole, dimostra ancora una volta di essere poco esportabile su altri mercati. Basti pensare che l’ultima candidatura italiana risale al lontano 2006, quando La bestia nel cuore di Cristina Comencini riuscì ad essere nominato. Per non parlare dell’ultimo film italiano che è riuscito ad aggiudicarsi l’ambita statuetta: qui dobbiamo tornare indietro di tredici anni, quando nel 1999 se la portò a casa Benigni per La vita è bella.

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di Carolina Tocci
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gen 19

Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.

Ad esempio, Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche grazie alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per Benvenuti al Sud ed, ora, per Benvenuti al Nord, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato, sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano, ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.

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di Raffaele Rivieccio
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