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Le favole tradizionali spesso parlano di rapimenti, di fate che rapiscono bambini, neonati, adulti e poi li restituiscono alle famiglie ‐ cambiati. Possono tornare menomati,o semplicemente scossi, con vizi orribili e strani comportamenti, ululanti alla luna o altro. Li trasformano in modi bizzarri… Ho pensato che sarebbe stato interessante inserire questo elemento nella storia.

Guillermo Del Toro

Dopo l’evocativo Il labirinto del fauno, Guillermo del Toro torna a maneggiare i temi che più gli sono congeniali (horror, infanzia problematica, mondo fatato), ma questa volta solo nelle vesti di sceneggiatore e produttore, lasciando la regia nelle mani dell’esordiente Troy Nixey.

Spetta dunque al noto fumettista (creatore di Trout e co-autore della miniserie Jenny Finn, nonché disegnatore di alcuni albi di Batman) portare sullo schermo (in Italia il film arriva, ça va sans dire, con due anni di ritardo) Non avere paura del buio, remake cinematografico dell’omonima serie televisiva diretta nel 1973 da John Newland e trasmessa dalla ABC, riveduta e corretta nell’ormai definito “Del Toro style”. Nel passaggio dal piccolo al grande schermo la protagonista, da adulta, diventa una bambina, a conferma che il regista messicano non intende abbandonare l’interesse che nutre nell’esplorare gli incubi dell’infanzia (come aveva fatto con La spina del diavolo e Il labirinto del fauno).

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di Carolina Tocci
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