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Si è svolta la notte scorsa a Hollywood la sessantanovesima edizione dei Golden Globe, i premi assegnati dall’Associazione della Stampa Estera ai migliori prodotti televisivi e cinematografici dell’anno.

George Clooney e il suo Paradiso amaro, diretto da Alexandre Payne, si sono aggiudicati il Golden Globe per il MIglior Attore drammatico e per il Miglior Film nella categoria drama. Michelle Williams, invece, è stata premiata come Miglior attrice di Commedia/Musicalper per la sua performance in My Week With Marilyn.

Grande successo anche per The Artist, il film muto e in bianco e nero del regista francese Michel Hazanavicius, che si è aggiudicato tre premi tra cui Miglior Commedia-Film musicale, Miglior Attore Protagonista in un musical o commedia, andato a Jean Dujardin, e Migliore Colonna Sonora, firmata Ludovic Bource.

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di Carolina Tocci
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Torna sul grande schermo il maestro Giuliano Montaldo, e lo fa con un’opera di grande spessore, scritta come si faceva una volta, fotografata in un elegantissimo bianco e nero con striature seppia. La crisi si è abbattuta sul tessuto sociale di una città decaduta – la location è Torino, e tutto rimanda alle vicende della più nota fabbrica italiana, simbolo del capitalismo familistico dove la leadership è tramandata per via ereditaria.

Montaldo, ben sostenuto da un cast tecnico di alto livello, affida all’ormai onnipresente Pierfrancesco Favino (qui a dire il vero piuttosto bravo) il ruolo-clou di Nicola Ranieri, il cui padre – di origini meridionali – ha, con grandi sacrifici e lavorando sodo, accumulato una piccola fortuna, lasciandogli una fabbrica di medi dimensioni specializzata nella produzione di pannelli solari che però restano sempre più numerosi nei magazzini, invenduti.

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di Roberto Dati
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“La prego, non realizzi il film del libro né un remake della miniserie TV. Esistono già”.

Questa la richiesta fatta da John Le Carrè, autore del romanzo Tinker, Tailor, Soldier, Spy al regista Tomas Alfredson. L’ardua impresa (non è affare da poco ridurre per lo schermo un libro di quattrocento e più pagine, soprattutto se intricato come quelli dello scrittore britannico) secondo noi è riuscita in pieno.

Conosciuto dal grande pubblico soprattutto per il successo riscosso nel 2008 con il delicato horror Lasciami entrare (Låt den rätte komma in), lo svedese Alfredson è qui alle prese con il suo primo film in lingua inglese, interpretato da attori internazionali e realizzato con un budget consistente (circa trenta milioni di dollari). E vince.

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di Carolina Tocci
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