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Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.

Ad esempio, Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche grazie alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per Benvenuti al Sud ed, ora, per Benvenuti al Nord, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato, sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano, ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.

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di Raffaele Rivieccio
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