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Storie di balie e domestiche a Jackson

“Ogni volta che un uomo combatte per un ideale… emette una minuscola onda di speranza, e queste onde, intersecandosi da un milione di centri differenti di energia e di audacia, producono una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza.”

Robert F. Kennedy (da un discorso presso l’Università di Città del Capo, 6 giugno 1966)

“Ho cominciato a crescere i bambini dei bianchi già a quattordici anni, nel 1925, perché mia madre era morta di malattia e le bollette non aspettavano…”.

Così esordisce Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica nera che espone la propria esperienza personale a Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), una giovane donna bianca della buona società di Jackson, Mississippi, la quale, appena laureata (estate 1962), è ritornata a casa, dove pensa d’intraprendere la carriera di scrittrice. Ottiene, intanto, un impiego presso il Jackson Journal, ed è già un buon inizio.

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di Claudio Lugi
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La notizia dell’esclusione di Terraferma di Emanuele Crialese rappresenta l’ennesima sconfitta del nostro cinema, che a forza di commedie e commediole, dimostra ancora una volta di essere poco esportabile su altri mercati. Basti pensare che l’ultima candidatura italiana risale al lontano 2006, quando La bestia nel cuore di Cristina Comencini riuscì ad essere nominato. Per non parlare dell’ultimo film italiano che è riuscito ad aggiudicarsi l’ambita statuetta: qui dobbiamo tornare indietro di tredici anni, quando nel 1999 se la portò a casa Benigni per La vita è bella.

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di Carolina Tocci
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