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	<title>Binario Loco &#187; Festival Internazionale del Film di Roma 2009</title>
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	<description>Sito di cinema e attualità. Recensioni, anteprime, notizie e conferenze stampa dal mondo del cinema.</description>
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		<title>Il Celio Azzurro splende sul Nuovo Cinema Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 15:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ho visto la settimana scorsa&#8230;e ne sono rimasto profondamente colpito. In attesa della recensione che pubblicherò a breve, vi giro il comunicato stampa e vi invito ad andarlo a vedere. Merita, davvero. SOTTO IL CELIO AZZURRO, il film documentario di EDOARDO WINSPEARE verrà presentato in ANTEPRIMA giovedì 29 aprile alle ore 20.30 al NUOVO CINEMA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Celio-1_piccola.jpg" rel="lightbox[5925]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5926" title="Celio 1_piccola" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Celio-1_piccola.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ho visto la settimana scorsa&#8230;e ne sono rimasto profondamente colpito. In attesa della recensione che pubblicherò a breve, vi giro il comunicato stampa e vi invito ad andarlo a vedere. Merita, davvero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sottoilcelioazzurro.it/" target="_blank">SOTTO IL CELIO AZZURRO</a>, il film documentario di EDOARDO WINSPEARE verrà presentato in ANTEPRIMA <strong>giovedì 29 aprile</strong> alle ore <strong>20.30</strong> al <a href="http://cinemaaquila.com/index.php/programmazione/film/sotto-il-celio-azzurro" target="_blank">NUOVO CINEMA AQUILA</a> alla presenza del regista, del cast e dei maestri e bambini del <a href="http://www.celioazzurro.org/" target="_blank">Celio Azzurro</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Presentato con grande successo come Evento Speciale Fuori Concorso allo scorso Festival del Cinema di Roma nelle sezioni Alice nella Città e Extra, <em>Sotto il celio azzurro</em> esce in sala <strong>il 30 aprile</strong>, distribuito dalla <a href="http://www.fabulafilm.com/fabulafilm_ita/index_fabulafilm_ita.html#/news" target="_blank">Fabula Film</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5925"></span>Celio Azzurro è una piccola scuola materna nel cuore di Roma e un grande modello all’educazione dei più piccoli e al dialogo tra le culture. Il film racconta l’energia e la passione di un gruppo di maestri che lottano per la sua sopravvivenza nell’Italia di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">È nell&#8217;Italia di oggi come un fortino assediato. I suoi educatori infatti somigliano più alle prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di abilità, tecniche e convinzioni.</p>
<p><object width="500" height="400"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TIAx3SIVzyc?fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/TIAx3SIVzyc?fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Il film racconta la loro battaglia quotidiana, ma anche la storia profonda di uomini e donne, madri e padri, che cercano dentro la propria infanzia l&#8217;ispirazione e la ragione della propria missione di educatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film, girato nel corso di un anno scolastico, è una potente immersione nella vita vera di un gruppo di appassionati individui che portano avanti ogni giorno un ostinato e rigoroso lavoro sull’identità di ognuno e il rispetto dell’altro.  Ma è anche, un invito gioioso e irrinunciabile a ritrovare noi stessi bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Celio Azzurro nasce, primo centro multiculturale in Italia per l’accoglienza di bambini stranieri in età prescolare, nel 1990. Oggi la scuola ospita 45 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni appartenenti a 32 nazionalità diverse. Fortemente voluta e ancora oggi gestita da un gruppo di maestri eterogeneo per formazione ed età, spicca come esperienza didattica e culturale all’avanguardia studiata da molti ma ignorata dai più.</p>
<p>Per informazioni:<strong> NUOVO CINEMA AQUILA</strong> &#8211; <strong>06 7061 4390</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Celio-2_piccola.jpg" rel="lightbox[5925]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5927" title="Celio 2_piccola" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Celio-2_piccola.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il piccolo Nicolas e i suoi genitori</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2010/04/23/il-piccolo-nicolas-e-i-suoi-genitori/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asterix]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Tirard]]></category>
		<category><![CDATA[Le Petit Nicolas]]></category>
		<category><![CDATA[René Goscinny]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Penna]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli azzurri mattini le file svelte e nere dei collegiali. Chini su libri poi. Bandiere di nostalgia campestre gli alberi alle finestre. Sandro Penna, Scuola [da Tutte le poesie, Milano Garzanti 1970] L’indomabile coraggio di uno scolaretto Il piccolo Nicolas e i suoi genitori (Le Petit Nicolas) Regia: Laurent Tirard  Cast: Maxime Godart, Valérie Lemercier, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Le-petit-Nicolas.jpg" rel="lightbox[5907]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5912" title="Le petit Nicolas" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Le-petit-Nicolas.jpg" alt="" width="450" height="302" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Negli azzurri mattini<br />
le file svelte e nere<br />
dei collegiali. Chini<br />
su libri poi. Bandiere<br />
di nostalgia campestre<br />
gli alberi alle finestre. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Sandro Penna, <em>Scuola</em> [da <em>Tutte le poesie</em>, Milano Garzanti 1970]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’indomabile coraggio di uno scolaretto </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wildbunch-distribution.com/site/petitnicolas/" target="_blank">Il piccolo Nicolas e i suoi genitori</a> (<em>Le Petit Nicolas</em>) Regia: Laurent Tirard  Cast: Maxime Godart, Valérie Lemercier, Kad Mérad, Sandrine Kiberlain, Michel Duchaussoy, François-Xavier Demaison, Daniel Prévost Distribuzione: BIM</p>
<p style="text-align: justify;">Solo chi ha superato i cinquant’anni potrà ricordare la foto di rito davanti alla carta geografica, o quella che concludeva l’anno scolastico, nel giardino fiorito dell’istituto. E la faticosa preparazione dello “scatto” con gli alunni rigorosamente disposti in ordine di altezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5907"></span>Il sorriso non aveva bisogno d’alcun incoraggiamento. La classe, allora, era composta da una trentina di ragazzini &#8211; tutti  maschi &#8211; dalle ginocchia sbucciate e dai grembiuli corredati da fiocchi bianchi sempre freschi di bucato e di stiratura. Sotto lo sguardo lieto e severo del maestro rimpallavano le chiacchiere dei monelli, si spandeva nelle narici la fragranza delle ciambelle, e lo zucchero polverizzato delle brioche faceva venire l’acquolina in bocca. Finché un trillo improvviso zittiva la ricreazione…Queste sono solo alcune delle sensazioni che riporta alla memoria la visione de <em>Il piccolo Nicolas e i suoi genitori</em>, la gradevolissima commedia di Laurent Tirard (<em>Le avventure galanti del giovane Molière</em>) che in Francia ha già ottenuto il ragguardevole primato di più di cinque milioni e mezzo di spettatori, e che dopo la presentazione in chiusura della sezione “Alice nella città” dello scorso Festival di Roma, si appresta a entrare nelle sale italiane a partire dal 2 aprile 2010, speriamo con un successo altrettanto importante.</p>
<p style="text-align: justify;">La pellicola traduce in immagini in movimento alcune delle avvincenti avventure di Le Petit Nicolas, un personaggio della letteratura umoristica per ragazzi realizzato da René Goscinny (l’artefice di Asterix) e illustrato da Jean-Jacques Sempé. È fin dal 1959 che quelle simpatiche storielle fanno la gioia dei bambini francesi e della casa editrice che le distribuisce. In Italia i racconti de Il piccolo Nicolas sono stampati da Donzelli Editore, che in occasione dell’arrivo al cinema ha curato un libriccino dallo stesso titolo del film contenente cinque storie inedite.  Il film illustra varie scene di vita quotidiana descritte dalla prospettiva visuale di Nicolas (il bravissimo Maxime Godart), un bambino di otto anni che narra in prima persona &#8211; e alla luce della propria “concezione del mondo” &#8211; gli accadimenti scolastici e familiari di cui è protagonista od osservatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppetto dei compagni, affiatato, ma piuttosto eterogeneo, è composto, tra gli altri, da: Alceste (Vincent Claude), il migliore amico di Nicolas, gioviale e grassoccio perché ha sempre qualcosa sotto i denti; Eudes (Benjamin Averty), forte e attaccabrighe, che molla cazzotti sul naso ai compagni che lo fanno arrabbiare, e da grande intraprenderà il mestiere di “bandito”. Geoffroy (Charles Vaillant) ama i travestimenti e le sbruffonate, vive con la famiglia &#8211; il papà è ricchissimo &#8211; in una casa signorile, ed è accompagnato a scuola in Rolls Royce dal maggiordomo. Rufus (Germain Petit Damico), invece, figlio di un poliziotto, possiede un talento unico per le stupidaggini. Joachim (Virgile Tirard) è un po’ appartato, soprattutto da quando è nato il fratellino, mentre l’occhialuto Agnan (Damiel Ferdel), il “secchione”, è benvoluto dalla maestra, ma è il più antipatico e indisponente di tutti, perciò viene canzonato con l’epiteto di “scarafaggio” e “spione”. Infine, Clotaire (Victor Carles), appassionato di ciclismo, è il peggiore della classe, ma è uno dei pochi che possiede la tv a casa. Sarà per questo che è così maldestro e stralunato?</p>
<p style="text-align: justify;">Il film questo non lo dice, del resto nel periodo in cui si svolgono i fatti la télé è ancora rara nelle famiglie. La vita scolastica, però, corre sui binari di una piacevole “normalità”, con la dolcissima maestra dagli occhi azzurri (Sandrine Kiberlain) che interroga in matematica o sui fiumi. Durante le pause in cortile gli alunni sono sottoposti al vigile sguardo del bidello, il Signor Dubon (François-Xavier Demaison), detto “Il Gufo”, sempre pronto a riferire al Direttore (Michel Duchaussoy) le marachelle degli scolari. Accade talvolta che arrivi l’ispezione ministeriale, o che gli allievi vengano schierati “in mutande e canottiera” per la visita medica annuale, oppure che la maestra si ammali e sia sostituita da un’arcigna supplente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poi tutto passa e i ragazzini tornano alle occupazioni abituali, ai loro giochi, ai loro racconti e alle loro fantasie, a sospirare per la ragazzina bionda Marie-Edwige, a programmare gli incontri pomeridiani in un campo abbandonato vicino casa, e a organizzarsi in bande dalle parole d’ordine segretissime e… aperte a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il piccolo Nicolas ha pure un debole per la sua famiglia che è senz’altro la migliore. Sua madre (Valérie Lemercier) è casalinga, forse un po’ brontolona, ma per Nicolas è la mamma più bella del mondo. Litiga spesso con il marito (Kad Mérad), il quale, tenta disperatamente di ottenere dal suo capo, il Signor Moucheboume (Daniel Prévost) l’avanzamento di carriera e, di conseguenza, il sospirato aumento di stipendio. Il padre di Nicolas è un ottimo genitore, e seppur sbadato e giocherellone, segue il figlio con affetto e attenzione, ricordandogli sovente di evitare di intraprendere, in futuro, l’esperienza matrimoniale. Ultimamente, però, nutre particolari premure per la moglie. I due si appartano, tubano come piccioncini, e da una conversazione intima e misteriosa giuntagli alle orecchie, il ragazzino evince che la madre aspetti un bebè. È un disastro. Arriverà, dunque, un fratellino che catturerà totalmente l’interesse dei genitori, che non potranno più occuparsi di Nicolas. E magari finiranno per abbandonarlo nel bosco come Pollicino…  Questo evento darà l’avvio a una serie di avvenimenti ed equivoci che provocheranno una serie di colpi di scena e di situazioni assolutamente comiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad accentuare il divertimento della messinscena di Laurent Tirard concorre la recitazione di tipi e caratteri decisamente demodé, che sebbene, da un certo punto di vista, risultino assai ancorati al contesto dell’epoca del boom economico (fine anni ’50 &#8211; primi ‘60), rimangono tuttavia sospesi in una vaga connotazione temporale che non può che aumentare l’atmosfera fiabesca delle vicende. Anche in tal senso si può intendere la forte vicinanza tra le gesta del piccolo Nicolas e le peripezie del nostro Gianburrasca, peraltro ambientate in Toscana nella società alto borghese dei primi anni del Novecento.  Com’è già avvenuto per lo sceneggiato televisivo Il giornalino di Gian Burrasca (regia di Lina Wertmuller) trasmesso in otto puntate tra il dicembre 1964 e il febbraio 1965, anche Le Petit Nicolas riesce egregiamente a coniugare l’innocenza e la leggerezza dell’universo infantile con l’incoerenza e l’ansiogena confusione del mondo adulto. Questo continuo gioco speculare rende avvincente il lungometraggio sia per i recettori delle scuole primarie, a cui il film è principalmente indirizzato, che per i loro genitori, i quali, potranno ritrovare parecchi momenti di nostalgica riflessione. Ecco perché troviamo particolarmente azzeccato il titolo Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori della versione italiana, supportata stavolta da un doppiaggio veramente azzeccato.  Naturalmente, la vocazione fiabesca del film conferisce ulteriore serenità a una storia che descrive uno spaccato sociale privo di conflitti di classe o generazionali, avulso dalla violenza fisica e verbale, in cui le mode e le tendenze, gli usi e i costumi, non sono ancora determinati dalle ingerenze del mezzo televisivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo degli spettatori sarà, inoltre, conquistato dall’ingenuità dei comportamenti e dei linguaggi, compassati o innocui i primi quanto garbati i secondi, senza che ciò provochi dissonanza, stupore. La Francia di quel periodo fittizio e idealizzato che potrebbe (è d’obbligo il condizionale) corrispondere alla fine degli anni Cinquanta &#8211; e parallelamente anche il nostro Paese &#8211; è ancora un luogo a misura d’uomo, anzi, di bambino, in cui il tempo scorre lentamente, al ritmo delle stagioni. Si collezionano francobolli o figurine, si gioca con le biglie di vetro e con i trenini elettrici, si leggono romanzi d’avventura e i primi fumetti; ma si vive anche molto all’aperto, dove i ragazzini sono intenti nell’esplorazione di grandi distese verdi ancora presenti all’interno e in prossimità dei centri urbani: scenario irripetibile per ogni attività dettata dall’immaginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I conflitti, del tutto sfumati, forniscono perciò materia preziosa per gustosi quadretti umoristici in cui trionfano gaffe e malintesi, come avviene durante le numerose vicissitudini scolastiche o casalinghe, e durante i frequenti battibecchi tra i genitori di Nicolas, con la madre, l’eccellente Valérie Lemercier, che si cimenta nelle lezioni di guida, tenta di emanciparsi culturalmente con lo studio di impronunciabili poeti scandinavi del XIII secolo, oppure cede al panico durante la cena organizzata a casa, ospiti il Signor Moucheboume e la sua consorte. Anche Kad Mérad (Giù al Nord), ha modo di sfoggiare la sua simpaticissima maschera in svariate sequenze comiche in ufficio, a casa, o negli scontri verbali con il solito vicino impiccione.</p>
<p style="text-align: justify;">I critici hanno già accostato questo gustoso diario per immagini a <em>Zero in condotta</em> di Jean Vigo e a <em>I 400 colpi</em> di François Truffaut, a <em>La guerra dei bottoni</em> di Yves Robert e a <em>Il fantastico mondo di Amélie</em> di Jean-Pierre Jeunet. Sicuramente i temi e i motivi, le atmosfere o altre affinità con tali illustri esempi della cinematografia non mancheranno, ma a noi non rimane che sottolineare la valenza didattico-educativa de Il Piccolo Nicolas e i suoi Genitori, specialmente in un periodo quale quello attuale, in cui i toni delicati e le tinte pastello, i sentimenti e l’onestà morale, le emozioni contenute in un libro e la poesia, l’ironia e l’intelligenza, sembrano divenuti orpelli di un lontano passato, se non addirittura disvalori dai quali estraniarsi. Magari lasciandosi ipnotizzare da un reality show.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Estratto da PRIMISSIMA SCUOLA n.3-4 aprile 2010</strong></p>
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		<title>L&#8217;uomo che verrà</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Opera tra le più intense del cinema italiano di questi ultimi anni, L&#8217;uomo che verrà è stato misteriosamente escluso dalla Mostra di Venezia, recuperando tuttavia al Festival di Roma 2009 (Gran Premio della Giuria, Premio del pubblico…) almeno una parte dei riconoscimenti che merita. Il regista, ma in questo caso sarebbe meglio dire “l’autore”, Giorgio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/uomo-che-verra_locandina.jpg" rel="lightbox[5714]"><img class="alignnone size-full wp-image-5718" style="float:left" title="uomo che verra_locandina" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/uomo-che-verra_locandina.jpg" alt="" width="300" height="401" /></a>Opera tra le più intense del cinema italiano di questi ultimi anni, <a href="http://www.uomocheverra.com/" target="_blank">L&#8217;uomo che verrà</a> è stato misteriosamente escluso dalla Mostra di Venezia, recuperando tuttavia al Festival di Roma 2009 (Gran Premio della Giuria, Premio del pubblico…) almeno una parte dei riconoscimenti che merita. Il regista, ma in questo caso sarebbe meglio dire “l’autore”, Giorgio Diritti (1959), è tutt’altro che uno sconosciuto avendo esordito dietro la macchina da presa con <em>Il vento fa il suo giro</em> (2005), lavoro indipendente alquanto snobbato dai media italiani, eppure pluridecorato nelle rassegne di mezzo mondo, e divenuto in patria un “caso”, dal momento che è rimasto in programmazione al Cinema Mexico di Milano per più di un anno e mezzo, e a lungo anche in altre sale della penisola grazie a un passaparola spontaneo ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5714"></span>Diritti è cresciuto sotto l’ala di illustri cineasti (Lizzani, Vancini, Wertmuller…), ha collaborato con Pupi Avati, ma il suo mentore risulta essere piuttosto Ermanno Olmi, al quale è più facile accostare <em>L&#8217;uomo che verrà</em>, specialmente per l’attenzione alla società contadina, ancor sottoposta agli stenti procurati dall’avidità dei mezzadri e dalla burocrazia fascista. Le famiglie degli agricoltori sono colte negli sguardi e nelle azioni, nei ritmi della quotidianità e durante il lento susseguirsi delle stagioni, nei dialoghi, rigorosamente in stretto dialetto bolognese (il film è sottotitolato) quanto nei silenzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ne <em>L’albero degli zoccoli</em> la poesia della rappresentazione si mescolava all’analisi etno-antropologica, nella pellicola in esame l’afflato poetico si confonde al dolore provocato dalla Storia.   Il dolore per l’eccidio di Monte Sole, meglio conosciuto come la strage di Marzabotto, una delle più efferate carneficine perpetrate dalla milizia nazifascista in Europa occidentale durante la Seconda Guerra Mondiale, che produsse circa 770 morti, soprattutto anziani, donne, giovani, e perfino bambini. Si può trovare una giustificazione a tale atrocità? No, di certo, al più una ragione strategica. Difatti, il comando tedesco in Italia voleva ridimensionare i successi della brigata partigiana “Stella Rossa”, operante nel quadrante a sud di Bologna, nella zona del Monte Sole, tra il torrente Setta e il fiume Reno.  Solo qualche mese prima c’era stato il raccapricciante sterminio di Sant’Anna di Stazzema. E l’episodio delle Fosse Ardeatine; quello di Civitella Val di Chiana e di Cavriglia, in provincia di Arezzo. E poi Cumiana e Ferrara, Portofino, Recoaro, Caiazzo, Boves, Roccaraso, e cento altre stragi ancora, specialmente ai danni della popolazione civile, in una successione di violenze che non risparmieranno neppure inermi neonati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto mostrava la sua faccia peggiore: la pratica del terrore eletto a sistema di occupazione, l’abominio degli atti come spettacolo repressivo e generatore di paura, la deportazione come annichilimento dell’essere umano.  Gli occhi di Martina (Greta Zuccheri Montanari), una bambina di otto anni, coincidono con la telecamera, così come avviene con la piccola Cecilia ne <em>La notte di San Lorenzo</em> dei fratelli Taviani. Ella è muta: ha deciso di chiudersi nel silenzio all’indomani della morte del fratellino, avvenuta qualche anno addietro. Nell’inverno del 1943 sua madre Lena (l’ottima Maya Sansa), rimane di nuovo incinta, così che il piccolo cresce nel grembo della donna fino al 29 settembre 1944, data in cui i tedeschi scatenano i rastrellamenti e le stragi che proseguiranno fino al 5 ottobre: casolari e cimiteri, oratori e sagrati delle chiese, saranno bagnati dal sangue di tanti innocenti. E con i templi, anche gli uomini di Chiesa perdono la propria inviolabilità: le statue di Cristo e i santi vengono seppellite insieme alla speranza e alle preghiere: a che servono ormai?  Così la barbarie tenta di spazzar via la civiltà, di distruggerne l’anima, l’identità conquistata attraverso secoli e secoli di storia e di cultura. “Noi siamo quello che ci hanno insegnato a essere, é una questione di educazione.”</p>
<p style="text-align: justify;">In una delle ultime scene del film, un ufficiale delle SS pronuncia queste parole dall’eco sinistra, che risuonano come un monito nei confronti dei nostri giovani, educati più dalle realtà patinate e virtuali delle televisioni che dagli stimoli etici e didattici dei formatori tradizionali: la famiglia, la scuola, la Chiesa stessa…</p>
<p style="text-align: justify;">Come solo i capolavori sanno fare, <em>L&#8217;uomo che verrà</em> non utilizza le immagini forti per commuovere, per convincere lo spettatore ad aderire a una causa. Bastano i volti, la mimica, le espressioni degli interpreti, tutti straordinariamente ispirati (Alba Rohrwacher è Beniamina, la cognata di Lena; Claudio Casadio è Armando, marito di Lena e padre di Martina, magnifico e struggente come una maschera della tragedia greca) a dettare la cifra stilistica e il messaggio di pace e di speranza che il finale lirico e il titolo del film comunicano con evidente chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, nel contempo, il sottotesto richiama alla memoria le stragi nazifasciste che non ricordiamo più invitandoci a prendere posizione contro il negazionismo, nutrito dall’oblio di mezzo secolo, che ha consentito la precoce liberazione del boia Walter Reder, uno dei principali responsabili di quell’eccidio, complice la reticenza dello stato italiano che, dal canto suo, ha nascosto la scottante verità urlata da tanti importanti documenti scomparsi nel nulla, dimenticati negli “armadi della vergogna”, e riapparsi miracolosamente nel 1994 presso gli uffici giudiziari militari a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Estratto da Primissima Scuola n. 1 febbraio 2010</strong></p>
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		<title>Il concerto</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2010/02/07/il-concerto/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 08:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
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		<category><![CDATA[bastardi senza gloria]]></category>
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		<category><![CDATA[Radu Mihăileanu]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando il XX secolo giungeva al termine, i cineasti si interrogavano sulla piaga dell&#8217;Olocausto ed in un biennio, giungevano nelle sale due film davvero notevoli sul medesimo tema: La vita è bella di Roberto Benigni (1997) e  Train de vie di Radu Mihăileanu (1998). A distanza di dodici anni, il brillante cineasta rumeno ritorna sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/Le_Concert-Melanie-Laurent.jpg" rel="lightbox[5706]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5711" title="Le_Concert - Melanie Laurent" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/Le_Concert-Melanie-Laurent.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il XX secolo giungeva al termine, i cineasti si interrogavano sulla piaga dell&#8217;Olocausto ed in un biennio, giungevano nelle sale due film davvero notevoli sul medesimo tema: <em>La vita è bella</em> di Roberto Benigni (1997) e  <em>Train de vie</em> di Radu Mihăileanu (1998).</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di dodici anni, il brillante cineasta rumeno ritorna sui suoi passi in modo collaterale ed elegante, donandoci una partitura filmica come non se ne vedeva da anni: <a href="http://www.europacorp.com/dossiers/leconcert/" target="_blank"><em>Il concerto</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5706"></span>Presentata in anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma 2009, l&#8217;ultima fatica del brillante regista avvince e conquista sin dalla prima scena, in un crescendo delicato e gioioso che permette di assaporare l&#8217;amarezza del passato (la persecuzione degli Ebrei da parte dei nazisti non risparmiò gli artisti, come testimonia l&#8217;esistenza del protagonista maschile) senza perdere la gioia provocata dalla musica e dalla radiosa bellezza della protagonista femminile: un&#8217;angelica Mélanie Laurent (come dimenticare la sua interpretazione in <a href="http://www.binarioloco.it/2009/10/02/bastardi-senza-gloria/" target="_blank">Bastardi senza gloria</a>?), calatasi perfettamente nei deliziosi panni dell&#8217;algida (apparentemente) violinista più talentuosa di Francia,  che deve la sua aria da pierrot a quel doloroso segreto che le è stato celato per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la vera protagonista di questo film è, come recita il titolo stesso, la musica, nelle note del sublime <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_per_violino_e_orchestra_%28%C4%8Cajkovskij%29" target="_blank">Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op.35 di Tchaikovsky</a> : dal Bolshoi allo Chatelet, dalla comunità Rom di Mosca alla sfarzosa Parigi, dei quartieri bene, la vicenda si dipana dolcemente e, quando si è giunti al termine, gli occhi dello spettatore si riempiono di lacrime. E&#8217; emozionante realizzare come il vero cinema, sebbene colpito al cuore da quasi un trentennio ormai&#8230;rinasca sempre, come fenice, dalle proprie ceneri.</p>
<p style="text-align: justify;">Una visione da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;">Logout</p>
<p style="text-align: justify;">P.L: la mia scena preferita? Senza alcun dubbio l&#8217;incontro-scontro tra il violinista Rom, dal sorriso irresistibile, e la protagonista.  <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/h0UUrar3uGg?fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/h0UUrar3uGg?fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>My Flesh My Blood</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 07:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[I migliori]]></category>
		<category><![CDATA[Eryk Lubos]]></category>
		<category><![CDATA[Marcin Wrona]]></category>
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		<category><![CDATA[Tribeca]]></category>

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		<description><![CDATA[Premiato con l&#8217;Afrodite d&#8217;oro  al Miglior Film,  Miglior Attore Protagonista, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura al Festival Internazionale di Cipro 2009, My Flesh My Blood, il cui titolo originale, in polacco, è Moja Krew, è una pellicola decisamente interessante. Presentato, per la prima volta in Italia, nella sezione Extra del Festival Internazionale del Film di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5428" style="float:left" title="My Flesh My Blood" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/12/My-Flesh-My-Blood.jpg" alt="My Flesh My Blood" width="350" height="234" />Premiato con l&#8217;Afrodite d&#8217;oro  al Miglior Film,  Miglior Attore Protagonista, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura al <a href="http://www.cyprusfilmfestival.org/cyiff/" target="_blank">Festival Internazionale di Cipro 2009</a>, <strong>My Flesh My Blood</strong>, il cui titolo originale, in polacco, è <strong>Moja Krew,</strong> è una pellicola decisamente interessante. Presentato, per la prima volta in Italia, nella sezione Extra del Festival Internazionale del Film di Roma 2009, si tratta del primo lungo di Marcin Wrona che ha esordito nel 2001, con un corto di 20&#8242; dedicato a suo padre (<a href="http://www.imdb.com/title/tt0419667/plotsummary" target="_blank">Czlowiek magnes</a>), al Tribeca Film Festival di quell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5416"></span><em>My Flesh My Blood</em>, che evoca nelo spettatore le intense e sanguinanti atmosfere del magistrale <a href="http://www.binarioloco.it/2009/03/13/the-wrestler/" target="_blank">The Wrestler</a>, narra la dolorosa storia dell&#8217;eroe maledetto Igor, abilmente interpretato dal 35enne attore polacco Eryk Lubos, qui alla sua terza prova per il grande schermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un pugile non può più boxare&#8230;come sarà la sua vita? Se, a ciò, si aggiunge il fatto che sta morendo per i colpi subiti&#8230;quale sarà il suo primo, l&#8217;unico pensiero? Igor vuole lasciare tutto ciò che possiede alla sua carne, al suo sangue (My Flesh My Blood) ma non ha figli e neppure una donna. Questo (apparente) cavaliere nero di Polonia decide, quindi, di crearsi una vita, pianificandola nei minimi particolari Questo film è la storia di come Igor porterà a termine la sua impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Inquadrature livide, neri a dissolvenza, una china town vietnamita che scompare, inghiottita dal progresso. Una bellissima, giovane, sposa. Grande cinema d&#8217;autore, iperviolento e duro (più nelle scene incruente che nelle altre), in cui la discesa agli inferi del protagonista è direttamente proporzionale al progredire della sua malattia che, attraverso un apparente paradosso, gli dona una lucidità assoluta ed un&#8217;armonia che, prima, sembrava possedere unicamente sul ring. A testimonianza di ciò, una serie di accorgimenti cromatici, il più evidente dei quali è l&#8217;abito bianco scelto per la cerimonia di nozze.</p>
<p style="text-align: justify;">Splendido, in conclusione, il rapporto &#8211; del tutto speciale, come sempre accade &#8211; tra il pugile ed il suo allenatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una visione da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;">Logout</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5430" title="Eryk Lubos smiling" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/12/Eryk-Lubos-smiling.jpg" alt="Eryk Lubos smiling" width="352" height="264" /></p>
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		<title>Triage</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 14:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
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		<category><![CDATA[christopher lee]]></category>
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		<category><![CDATA[Danis Tanovic]]></category>
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		<category><![CDATA[Scott Anderson]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la valanga di premi ricevuti nel 2001 per «No man’s land» (tra cui l’Oscar per il miglior film straniero), il bosniaco Danis Tanovic ha dormito sugli allori senza combinare più nulla, firmando praticamente solo l’episodio più sperimentale del film collettivo sull’Undici settembre. In realtà, il compito di scrivere la sceneggiatura, sulla base dell’omonimo libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5367" title="Triage" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/12/Triage.jpg" alt="Triage" width="450" height="296" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la valanga di premi ricevuti nel 2001 per «No man’s land» (tra cui l’Oscar per il miglior film straniero), il bosniaco Danis Tanovic ha dormito sugli allori senza combinare più nulla, firmando praticamente solo l’episodio più sperimentale del film collettivo sull’Undici settembre.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5360"></span>In realtà, il compito di scrivere la sceneggiatura, sulla base dell’omonimo libro di Scott Anderson, era stato affidato allo stesso Tanovic già nel 2002, ma prima di essere portato a termine il progetto ha richiesto molti anni, nel corso dei quali il regista ha perso quella selvaggia immediatezza che ha caratterizzato la precedente prova.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, mentre «No man’s land» restituiva con un’asprezza mitigata da massicce dosi di humor nero la crudele guerra nella ex Jugoslavia, <a href="http://www.imdb.com/title/tt1217070/" target="_blank">Triage</a> risente del peso ingombrante di una mega-produzione, che ha imposto star completamente fuori ruolo come Paz Vega e location iberiche anche per riprodurre un paio di strade di Dublino.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza, non riesce a coinvolgere come dovrebbe lo scenario di ordinaria brutalità di cui è testimone il fotoreporter interpretato dal pur bravo Colin Farrell, gettato insieme al più tranquillo collega-amico David (Jamie Sives) nell’inferno del conflitto kurdo, dove si svolge il nucleo incandescente dell’azione: qui il dottor Talzani, cui dà volto l’intenso Branko Djuric, esercita la pietas nell’unico modo possibile per un medico di guerra, giustiziando egli stesso i feriti incurabili previa burocratica assegnazione dell’apposito codice colorato – da cui il triage del titolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La scenografica trovata, in realtà, è quasi un pretesto per mettere in scena i tormenti del giovane Walsh (questo il nome del fotoreporter, irlandese come il suo interprete), il quale torna a casa sconvolto più dai sensi di colpa per la scomparsa dell’amico che dalla disumanità della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compito di liberare Mark dai suoi demoni viene assunto non dall’inetta moglie-mannequin (“Ma cos’è successo?”, esclama dopo aver visto le spaventose cicatrici del nostro, quasi che fosse caduto facendo la spesa al supermercato anziché esser tornato vivo per miracolo dal fronte), bensì dall’anziano padre di lei, psichiatra già coinvolto nel post-franchismo, di cui inizialmente il giovanotto diffida ma che saprà risalire all’origine del suo male oscuro – ovviamente azzeccato nella parte del maieuta il colossale Christopher Lee.</p>
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		<title>A Serious Man</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2009/12/06/a-serious-man/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 13:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Gianneramo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[“Wouldn&#8217;t you love somebody to love / You better find somebody to love” Jefferson Airplane I fratelli Coen, come i buoni vini, maturano e migliorano sempre di più col passare degli anni. Se la loro poetica ha sempre sorpreso per il sottile e ricercato approccio allo humour nero, i loro più recenti lavori (si veda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-5334" title="SeriousMan" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/12/SeriousMan.jpg" alt="SeriousMan" width="455" height="305" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Wouldn&#8217;t you love somebody to love / You better find somebody to love”</em><br />
Jefferson Airplane
</p>
<p style="text-align: justify;">I <a href="http://www.imdb.com/name/nm0001053/">fratelli</a> <a href="http://www.imdb.com/name/nm0001054/">Coen</a>, come i buoni vini, maturano e migliorano sempre di più col passare degli anni. Se la loro poetica ha sempre sorpreso per il sottile e ricercato approccio allo humour nero, i loro più recenti lavori (si veda il Premio Oscar <a href="http://www.binarioloco.it/2008/02/23/non-e-un-paese-per-vecchi/">Non è un paese per vecchi</a>) hanno fatto fare il salto di qualità anche al resto della sceneggiatura, al rapporto fra trama e personaggi, al tratteggio delle personalità messe in scena. Ne stanno nascendo veri e propri capolavori. <a href="http://filminfocus.com/focusfeatures/film/a_serious_man/">A Serious Man</a> è uno di questi: un film complesso nel suo approccio con l’umorismo e le aspettative dello spettatore, un film per pochi, un film che non verrà compreso dal pubblico di massa. Un vero capolavoro, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5332"></span>A spiazzare è prima di tutto l’assenza di un’evoluzione lineare e “classica” della trama. Ambientato nel 1967 tra i membri una comunità ebraica del midwest, il film narra semplicemente le disavventure di “un uomo qualunque” alla ricerca del senso dell’esistenza, nel momento in cui sulla sua vita pare si stia accanendo la malasorte: la moglie gli comunica di essere innamorata di un altro, sul lavoro comincia a ricevere lettere minacciose, il fratello e i figli non combinano niente di costruttivo, mentre persino i rabbini a cui si rivolge in cerca di aiuto spirituale sembrano prendersi gioco di lui, costringendolo tra discorsi inutili e racconti cabalistici. Se niente accade, la storia non può nemmeno finire e così – in piena continuità con <em>Non è un paese per vecchi </em>– anche qui il finale aperto lascia immaginare allo spettatore una conclusione che possa spazzare via definitivamente (è proprio l’espressione giusta!) i crucci di questo novello Giona.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor più precipuo dello stesso impianto della trama è l’uso che i Coen fanno qui del loro umorismo: lo humour dark è la molla che fa scattare ogni meccanismo, da quello ritmico a quello dissacrante e spiazzante che mette fuori gioco i canoni a cui lo spettatore è abituato. Non si ride di fronte ad <em>A Serious Man</em>; si sorride di gusto, si rimane sorpresi da un genio inconfondibile che muta una commedia in tragicommedia attraverso lo strumento dell’umorismo: mirabile acrobazia, degna di due artisti come i Coen. Non stupitevi quindi se uscirete dal cinema spiazzati e stupiti, ma stranamente divertiti: sono i Coen che hanno colto nel segno.</p>
<p style="text-align: justify;">Da rimarcare la scelta di utilizzare un cast di attori semi-sconosciuti, col fine evidente di non distrarre dalla storia e di porre sullo stesso livello tutti i numerosi personaggi che paiono essere d’accordo nel rendere un inferno la vita del povero protagonista. Uno sforzo azzeccato e riuscito, che non impedisce però a <a href="http://www.imdb.com/name/nm0836121/">Michael Stuhlbarg</a> (il protagonista Larry) e a <a href="http://www.imdb.com/name/nm0577329/">Fred Melamed</a> (l’improbabile nuova fiamma della moglie di Larry) di spiccare per bravura e per un perfetto <em>physique du role</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film, che si apre e si chiude sulle note di <em>Somebody to Love</em> dei Jefferson Airplane (vera “chiave di lettura” delle disavventure di Larry), esordisce con una scena ambientata in un lontano passato (e recitata in yiddish), che aggiunge un tono surreale, mistico e quasi comico alla narrazione e al personaggio del terzo rabbino (che comparirà più in avanti nel film). È questa scena la sintesi perfetta per esprimere il livello di originalità suprema a cui i Coen arrivano con quest’opera: stanchi, esausti e annoiati da una Hollywood che ricicla script del passato, sequel stantii e adattamenti di romanzetti e romanzoni, respiriamo a pieni polmoni una ventata di freschezza e novità stilistica, dalla quale bisogna farsi spiazzare e trascinare per ricordare cosa è veramente cinema, cosa è arte e cosa invece è solo prodotto commerciale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322064_01.jpg" rel="lightbox[5332]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322064_01.jpg" alt="" width="140" height="92" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322334_08.jpg" rel="lightbox[5332]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322334_08.jpg" alt="" width="137" height="92" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322374_09.jpg" rel="lightbox[5332]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/11/20/1258716322374_09.jpg" alt="" width="153" height="92" /></a></p>
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		<title>Popieluszko: Freedom Is Within Us</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Miraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime uscite]]></category>
		<category><![CDATA[Jerzy Popiełuszko]]></category>
		<category><![CDATA[Rafał Wieczyński]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarność]]></category>

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		<description><![CDATA[Rafał Wieczyński torna dietro la macchina da presa e lo fa in grande, con il ritratto storico di uno dei personaggi più importanti della storia recente della Polonia: Jerzy Popiełuszko, sacerdote che ha partecipato alla rivolta di Solidarność, il primo sindacato polacco non-comunista e di matrice cattolica (diventato poi un vero e proprio movimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5107" title="Popieluszko" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Popieluszko.jpg" alt="Popieluszko" width="529" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.imdb.com/name/nm0927253/">Rafał Wieczyński</a> torna dietro la macchina da presa e lo fa in grande, con il ritratto storico di uno dei personaggi più importanti della storia recente della Polonia: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jerzy_Popie%C5%82uszko">Jerzy Popiełuszko</a>, sacerdote che ha partecipato alla rivolta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Solidarno%C5%9B%C4%87">Solidarność</a>, il primo sindacato polacco non-comunista e di matrice cattolica (diventato poi un vero e proprio movimento di massa). La storia di <a href="http://film.popieluszko.pl/">Popiełuszko</a> &#8211; ucciso da funzionari del ministero dell&#8217;interno della Repubblica Popolare di Polonia nel 1984 – è incentrata sull&#8217;operazione di critica al regime comunista che il sacerdote attuava attraverso le sue omelie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5106"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I tempi della narrazione sono molto ben bilanciati, la sceneggiatura non indugia sull&#8217;infanzia e la formazione del protagonista, ad esempio si limita a fotografare gli anni &#8217;50 attraverso un paio di sequenze dove si lascia intendere che le ultime resistenze partigiane sono state eliminate dagli stalinisti. Quello di  Wieczyński non è un kolossal (per quanto sia la più grande produzione polacca del 2009, con settemila attori e comparse) e neanche un film il cui scopo è beatificare un personaggio, si mostra, anzi, come uno dei pochi film attuali che riesce a raccontare in modo onesto un capitolo <em>resistente </em>della storia di una nazione. Può sembrare di essere davanti ad un dramma e invece non lo è, perchè le sequenze dei degli scioperi e delle rivolte affondano i denti della rappresentazione storica in una narrazione che evita di mostrare solo le vicende del protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi la messa in scena, quanta attenzione (nel mostrare, ad esempio, il ruolo dei mezzi di comunicazione – il reporter della BBC, l&#8217;operatore della <em>Milicja </em>che filma i contestatori), quante immagini da brivido, cominciando dal semplice fatto di aprire e chiudere il film inquadrando gli alberi dal basso, gli elementi naturali; poi la scena con la maschera anti-gas, i pedinamenti, la caduta finale del parroco che coincide con l&#8217;attacco dell&#8217;orchestra. Un classico del cinema polacco, possiamo già dirlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Imaginarium of Doctor Parnassus</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2009/10/26/the-imaginarium-of-doctor-parnassus/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 07:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Miraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Colin Farrel]]></category>
		<category><![CDATA[heath ledger]]></category>
		<category><![CDATA[johnny depp]]></category>
		<category><![CDATA[jude law]]></category>
		<category><![CDATA[terry gilliam]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Waits]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5160" title="Parnassus" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Parnassus.jpg" alt="Parnassus" width="450" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non rimane nulla, e non ci si può nascondere sempre dietro trip psichedelici prodotti magnificamente con la computer graphic.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5150"></span><a href="http://www.tidelandthemovie.com/" target="_blank">Tideland</a> era meraviglioso, sporco, e a livello formale era quasi perfetto, un film che si avviluppava lisergicamente su se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <a href="http://www.sonyclassics.com/theimaginariumofdoctorparnassus/" target="_blank">The Imaginarium of Doctor Parnassus</a> non riesce ad elevarsi, per quanto sono sicuro avrà molto successo per via di Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrel e Jude Law. L&#8217;idea di sostituire l&#8217;attore suicidatosi con degli altri attori (famosi) che simboleggiano i molteplici volti  &#8211; al di là dello specchio &#8211; di una personalità ambigua è un&#8217;idea intelligente,  ma non è abbastanza. Mi aspettavo di più da un regista che ha dovuto affrontare ed incassare centinaia di colpi dalla dea della sfortuna (nubifragi, F16 che volano sopra il set, attori con improvvise infezioni alla prostata, e questo solo per uno dei suoi film).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica trovata meravigliosa è, a mio parere, quella di far recitare la parte del diavolo a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Waits" target="_blank">Tom Waits</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi è possibile giudicare pienamente ed in modo giusto l&#8217;operato degli attori poiché la proiezione stampa era doppiata in italiano. Il motivo di questa scelta mi è ignoto ma mi porta a pensar male. Quindi, se leggete frasi dove si sparano aggettivi per ogni attore come se fossero fuochi d&#8217;artificio, tenete ben presente che, durante la proiezione stampa, noi non abbiamo sentito le vere voci di Ledger e compagni &#8211; un gran peccato soprattutto per la voce cavernosa e roca di Tom Waits – e l&#8217;impostazione vocale è una parte fondamentale della recitazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5161" title="TomWaits" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/TomWaits.jpg" alt="TomWaits" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Sergio Leone, uno sguardo inedito</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Auditorium Parco della Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Leone]]></category>

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		<description><![CDATA[Sino al 23 ottobre, giorno di conclusione del Festival Internazionale del Film di Roma 2009, sarà possibile visitare l&#8217;interessante mostra SERGIO LEONE, UNO SGUARDO INEDITO, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna e supportata  dal suggestivo allestimento scenico dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. L&#8217;esposizione è aperta a tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5133" style="float:left" title="Sergio Leone in mostra at the Auditorium of Rome" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Sergio-Leone-in-mostra-at-the-Auditorium-of-Rome.jpg" alt="Sergio Leone in mostra at the Auditorium of Rome" width="250" height="287" />Sino al 23 ottobre, giorno di conclusione del Festival Internazionale del Film di Roma 2009, sarà possibile visitare l&#8217;interessante mostra <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Leone" target="_blank">SERGIO LEONE</a>, UNO SGUARDO INEDITO</strong>, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna e supportata  dal suggestivo allestimento scenico dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5021"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.romacinemafest.it/romacinemafest/dettaglio_news.php?idNews=275&amp;lang=it" target="_blank">L&#8217;esposizione</a> è aperta a tutti dalle 12 alle 18 ed è visitabile anche dalle 18 alle 20 ma soltanto per i possessori del biglietto per una delle proiezioni del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;occasione da non perdere per tutti i fan del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Logout</p>
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		<title>Bancs publics (Versailles rive droite)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 07:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Miraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[I migliori]]></category>
		<category><![CDATA[catherine deneuve]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Mastroianni]]></category>
		<category><![CDATA[Miranda July]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Arditi]]></category>

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		<description><![CDATA[Bancs publics di Bruno Polydadès è l&#8217;ultimo capitolo di una trilogia su Versailles cominciata  da Polydadès nel 1992 con il cortometraggio Versailles Rive-Gauche e proseguita nel 1998 con il mediometraggio Dieu seul me voit (Versailles-Chantiers). Il cast è ricchissimo di star, partendo dal cameo di Catherine Deneuve e di sua figlia Chiara Mastroianni, il grandissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5089" title="bancs" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/bancs.jpg" alt="bancs" width="460" height="307" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt1156505/" target="_blank">Bancs publics</a> di Bruno Polydadès è l&#8217;ultimo capitolo di una trilogia su Versailles cominciata  da Polydadès nel 1992 con il cortometraggio <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Versailles_Rive-Gauche_%28film%29" target="_blank">Versailles Rive-Gauche</a> e proseguita nel 1998 con il mediometraggio <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Dieu_seul_me_voit_%28Versailles-Chantiers%29" target="_blank">Dieu seul me voit (Versailles-Chantiers)</a>. Il cast è ricchissimo di star, partendo dal cameo di Catherine Deneuve e di sua figlia Chiara Mastroianni, il grandissimo Pierre Arditi, fino ad arrivare a Denis Polydadès (fratello del regista) e Hippolyte Girardot che ritroviamo assieme dopo <a href="http://www.binarioloco.it/2008/02/11/caos-calmo/" target="_blank">Caos calmo</a> di Grimaldi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5088"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una scritta bianca su un telo nero appeso ad una finestra dichiara “uomo solo” agli uffici del palazzo di fronte, i cui impiegati sono curiosi e preoccupati. Un parco pubblico pieno di personaggi meravigliosi (soprattutto il bambino che dice “ta gueule!” alla sua amichetta). Un supermercato di attrezzi da lavoro. In mezzo a tutto questo: la vita filmata con uno stile surreale e sognante. Ecco di cosa è fatto l&#8217;ultimo film di <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Bruno_Podalyd%C3%A8s" target="_blank">Bruno Polydadès</a> (anche attore e sceneggiatore).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto questo surrealismo, queste gag, queste situazioni al limite dell&#8217;onirico sono anche un ottimo pretesto per affrontare il tema della solitudine: ed ecco comparire un giovane senza tetto, una donna che cerca su internet l&#8217;uomo perfetto ed un commesso di un ferramenta che finge di essere fidanzato. Però durante la pausa pranzo, seduti sulle panchine di un parco pubblico, si abbraccia l&#8217;idea di una dimensione diversa, meno solitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Un film che forse non riesce a raggiungere il lirismo di pellicole come <a href="http://www.imdb.com/title/tt0415978/" target="_blank">Me and You and Everyone We Know</a> di Miranda July (perchè è di questo genere di film di cui stiamo parlando) ma che risulta piacevole e divertente, la cui forza sta nella grandissima coralità delle sequenze sulle panchine pubbliche.</p>
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		<title>Festival Internazionale del Film di Roma 2009 &#8211; Triage è il film di apertura</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[colin farrell]]></category>
		<category><![CDATA[Denis Tanovic]]></category>
		<category><![CDATA[Triage]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Festival Internazionale del Film di Roma 2009 è ai nastri di partenza &#8211; il film di apertura, domani, sarà Triage di  Danis Tanovic che vede protagonista Colin Farrell &#8211; ed è una gran bella notizia che la manifestazione abbia aderito al progetto Impatto Zero® di LifeGate per compensare, attraverso la creazione e la tutela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5081" style="float:left" title="triageposter" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/triageposter.jpg" alt="triageposter" width="292" height="447" />Il <a href="http://www.romacinemafest.it/romacinemafest/" target="_blank">Festival Internazionale del Film di Roma 2009</a> è ai nastri di partenza &#8211; il film di apertura, domani, sarà <a href="http://2008.romacinemafest.org/catalogo.asp?ID_WEB_FILM=2951&amp;where=17.10.2009&amp;giorno=" target="_blank">Triage</a> di  <a href="http://www.imdb.com/name/nm0849786/" target="_blank">Danis Tanovic</a> che vede protagonista Colin Farrell &#8211; ed è una gran bella notizia che la manifestazione abbia aderito al progetto Impatto Zero® di LifeGate per compensare, attraverso la creazione e la tutela di nuove foreste, le emissioni di anidride carbonica generate dall&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovate i dettagli nel comunicato stampa  che segue.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5080"></span><br />
L’intervento di riforestazione riguarderà due aree, una in Costa Rica e una a Roma, all’interno della Riserva della Valle dell’Aniene, per complessivi 244.000 mq.
</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al progetto Impatto Zero®, infatti, è in fase di compimento l’intervento di riforestazione nella Riserva della Valle dell’Aniene, attraverso la creazione di un’area verde di 25.000 mq, con piantumazione di 500 alberi di specie autoctone. La nuova area verde verrà “consegnata” alla città di Roma durante i giorni del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa, realizzata grazie al contributo di Samsung Electronics Italia – sponsor ambientale del Festival – consentirà di compensare oltre 1 milione di kg di biossido di carbonio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione è frutto del sostegno dell’Assessorato all&#8217;Ambiente e alla Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio, l’Assessorato alle Politiche del Territorio e Tutela Ambientale della Provincia di Roma e la Cooperativa Florovivaistica del Lazio.</p>
<p style="text-align: justify;">La quarta edizione del Festival, infatti, punta i riflettori sulle problematiche ambientali. La sezione <a href="http://www.romacinemafest.it/romacinemafest/pagina.php?pag=88&amp;lang=it&amp;fId=3" target="_blank">Occhio sul Mondo</a>, infatti, sarà dedicata all’ambiente e ai cambiamenti climatici, con dodici incontri proposti in chiave spettacolare, testimonianze e punti di vista di artisti, ambientalisti, personaggi dello sport e della moda, capaci di sviluppare ed amplificare col proprio linguaggio creativo l&#8217;urgenza di una sfida globale.</p>
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