ago 24

Elzobar è un uomo semplice, modesto che lavora come cuoco in un ristorante di sushi, a Tel-Aviv. Dopo vent’anni di sacrifici corona il suo sogno. Acquista una Pink Subaru nuova di zecca, nera scintillante promettendole cura e amore eterno come si fa con una donna, ma la felicità del momento dura solo poche ore. Infatti, il giorno successivo all’acquisto la macchina viene rubata. Gli abitanti di Tayibe, dove Elzobar vive, sono presto pronti ad aiutarlo e con loro familiari, amici e conoscenti più o meno raccomandabili. Tra corse in auto e al galoppo di muli, incontri con megere e stravaganti meccanici lo spettatore viene trascinato in una sfrenata ricerca immersa nella quotidianeità dei paesaggi al confine tra Israele e Palestina.

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di Giorgiomaria Marcelli
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giu 09

Esiste un luogo, tra le esplosioni delle bombe e i palazzi sventrati, in cui non v’è differenza tra bianchi e neri, tra locali ed immigrati, tra giovani e vecchi, tra uomini e donne. Tutti sono uguali di fronte al dolore, tutti uguali di fronte al chirurgo che – spesso a lume di candela – lotta contro il tempo per salvargli la vita. Questo luogo che sembra davvero sospeso nel tempo e nello spazio si chiama, si chiamava Gaza Hospital.

Questo intenso e, per quanto il durissimo tema lo consenta, splendido documentario, è stato girato da Marco Pasquini (classe ’75 e notevole esperienza sul campo. Interessante la sua esperienza sul set con Ciprì e Maresco) che ne ha curato anche la fotografia e ne ha scritto la traccia insieme a Lillo Iacolino. Proiettato – in anteprima italiana (è stato presentato in anteprima mondiale al Dok Leipzig nel 2009) – il mese scorso a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, nell’ambito del Tekfestival 2010, Gaza Hospital deve il nome proprio a questo luogo incredibile che è stato il secondo ospedale più importante del Libano e la più importante struttura sanitaria della Mezzaluna Rossa Palestinese in territorio libanese, uno dei principali luoghi di cura dei profughi palestinesi a Beirut, dei libanesi più poveri e degli immigrati dai vicini paesi arabi.

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di Massimo Frezza
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apr 28

L’ho visto la settimana scorsa…e ne sono rimasto profondamente colpito. In attesa della recensione che pubblicherò a breve, vi giro il comunicato stampa e vi invito ad andarlo a vedere. Merita, davvero.

SOTTO IL CELIO AZZURRO, il film documentario di EDOARDO WINSPEARE verrà presentato in ANTEPRIMA giovedì 29 aprile alle ore 20.30 al NUOVO CINEMA AQUILA alla presenza del regista, del cast e dei maestri e bambini del Celio Azzurro.

Presentato con grande successo come Evento Speciale Fuori Concorso allo scorso Festival del Cinema di Roma nelle sezioni Alice nella Città e Extra, Sotto il celio azzurro esce in sala il 30 aprile, distribuito dalla Fabula Film.

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di Massimo Frezza
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apr 12

Il RIFF, Roma Independent Film Festival, presenta – oggi alle 16.00, presso il Cinema Aquila di Roma – L’Empire des enfants (titolo inglese: Children’s Empire: an angry Dakar woman)

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di Massimo Frezza
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feb 05

Il non più giovane Jacques Audiard (classe 1957) era già stato notato di recente con lo splendido Tutti i battiti del mio cuore, noir incentrato sul  talentoso Romain Duris (L’appartamento spagnolo),  o ancor prima con Sulle mie labbra.

La sua nuova regia, in linea con i precedenti lavori, è affilata come la lametta da barba che il protagonista Malik – interpretato dal franco-algerino Tahar Rahim, quasi lo Zidane del nuovo cinema transalpino – maneggia con disperata spietatezza per aver salva la vita e poter entrare nel cuore di tenebra di una prigione di massima sicurezza, dove il potere è di fatto esercitato dal criminale Luciani, capoclan còrso, cui Niels Arestrup fornisce un volto dalla raggelante crudeltà.

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di Roberto Dati
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dic 26

Hachiko-Richard-Gere

Hachiko è un cucciolo di Akita, perso e abbandonato sui binari di una stazione. Parker Wilson è un professore universitario, marito e padre devoto, che su quel binario ci passa tutti i giorni, alle otto e alle cinque, andando e ritornando dal lavoro. Un caso fortuito farà incontrare i due, che non si separeranno più.

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di Stefania Fiorese
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dic 22

My Flesh My BloodPremiato con l’Afrodite d’oro  al Miglior Film,  Miglior Attore Protagonista, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura al Festival Internazionale di Cipro 2009, My Flesh My Blood, il cui titolo originale, in polacco, è Moja Krew, è una pellicola decisamente interessante. Presentato, per la prima volta in Italia, nella sezione Extra del Festival Internazionale del Film di Roma 2009, si tratta del primo lungo di Marcin Wrona che ha esordito nel 2001, con un corto di 20′ dedicato a suo padre (Czlowiek magnes), al Tribeca Film Festival di quell’anno.

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di Massimo Frezza
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dic 15

La principessa e il ranocchio

Michele:

La Dysney, per il Natale 2009, presenta La principessa e il ranocchio. Il film è  diretto dai creatori di La sirenetta e Aladdin, Ron Clements e John Musker, e segna il ritorno all’animazione classica della Disney. Un ritorno in stile musical, con tanta melodia jazz and blues vecchia maniera. La storia vede come protagoniste Tiana e la sua amica (ricca e viziata) Charlotte, la prima principessa che non ha la pelle di luna ma dorata ed ha un sogno. Ma non è certo quello che tutti si aspettano da una favola classica, ovvero incontrare il principe azzurro!

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di Michele Verrillo
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dic 03

Uomo nero

Spesso i sogni infranti e l’insoddisfazione portano all’esasperante conflitto interiore. Si può ricominciare, forti ficati dal destino avverso o si soccombe, scivolando nell’apatico limbo. Ernesto Rossetti-Sergio Rubini trova la terza soluzione, rincorrere caparbiamente per tutta l’esistenza quel sogno infranto, sapendo essere infranto solo in parte e vivere la quotidianità con esso, come un abito cucito addosso.

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di Silvia Donnini
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nov 26

DorianGray

Quando si è di fronte ad una trasposizione cinematografica di un’opera letteraria (fatto peraltro sempre più comune) si dovrebbe evitare di cercare il confronto ad ogni costo con l’originale. Non foss’altro per il fatto che due media diversi non possono che dar vita a prodotti diversi. Ma si può davvero accettare questo discorso anche di fronte ad un classico, un’opera letta da tutti (o quasi), che ha segnato profondamente e inevitabilmente chiunque l’abbia apprezzata? Sinceramente ci sentiamo di rispondere di no e di invocare un po’ più di rispetto per un capolavoro come quello di Wilde.

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di Luca Gianneramo
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