nov 01

Orphan

Co-prodotto da Leonardo DiCaprio, che aveva già affiancato la qui protagonista Vera Farmiga nell’invidiabile capolavoro di Martin Scorsese The Departed, Orphan è un esempio quasi perfetto, forse persino un po’ atipico, di stile noir e, a tratti, grottesco. Uno stile che, applicato alla cosiddetta favola horror, gioca sapientemente sulla bellezza di una fotografia limpida e lucente, utilizzando il candore dei paesaggi innevati (propri degli inverni americani) insieme ad un’abile serie di primi piani sui volti freschi, e rosei di questi bambini-adolescenti che, grazie a film come Two Sisters, hanno ormai preso il posto dei classici predecessori, rendendo inquieti i sogni dello spettatore.

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di Eva Barros Campelli
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ott 26

Parnassus

Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non rimane nulla, e non ci si può nascondere sempre dietro trip psichedelici prodotti magnificamente con la computer graphic.

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di Stefano Miraglia
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ott 24

Bruno

A distanza di tre anni dalla piccola “rivoluzione” di Borat, che portava sui grandi schermi di tutto il mondo un personaggio capace di unire i canoni della comicità demenziale e irriverente al linguaggio della candid camera, Sacha Baron Cohen torna a tastare lo stesso terreno. Ma il popolare comico sa che ripetersi in toto non giova mai a nessuna opera d’arte: ecco allora che Brüno cambia sensibilmente il linguaggio (tecnico) utilizzato e soprattutto tenta di spostare ancora più in alto l’asticella del confine tra buon gusto ed eccesso.

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di Luca Gianneramo
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ott 24

Oggi sposi - LocandinaMatrimonio alla ribalta.  Preparativi, entusiasmi, paradossi e vizi della società moderna.
Sulla finestra del panorama cinematografico italiano si  affacciano  quattro coppie di sposi. Forse le più attese del momento , fotogeniche, divertenti e superficiali.  Sembra quasi imbarazzante la superficialità del  film, volutamente un’eco alla commedia all’italiana fine anni ‘60, che si discosta dalla catena natalizia di Boldi & Co ma più un remake della commedia corale, buonista, poco invasiva e per niente volgare, dove un Nino Taranto, Walter Chiari o Carlo delle Piane affiancavano il cantante-attore e la soubrette all’apice del successo.

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di Silvia Donnini
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ott 17

UP

UP, decimo prodotto PIXAR e primo in formato 3D, rappresenta una storia particolare, che mette in luce da subito l’impellente voglia di realizzare un sogno. Infatti inizia col narrare la voglia di raggiungere ed esplorare un lontano paradiso da parte di due bambini, Carl e Ellie, con tanto di promessa. In realtà vivono la meravigliosa avventura di una vita insieme, con l’unico pensiero di voler un giorno riuscire a realizzare il sogno iniziale.

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di Michele Verrillo
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ott 17

Motel WoodstockDopo Across the Universe e Io non sono qui, film musicali – finanche biografici – che rivisitavano rispettivamente quasi tutte le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan in chiave stravagante e a tratti psichedelica, gli anni della protesta giovanile sembravano oramai sin troppo logori per esser riutilizzati in una nuova sceneggiatura sul Sessantotto ed i figli dei fiori. Ed è sostanzialmente per questo che, nonostante il regista Ang Lee ci abbia voluto riprovare riesumando la storia del più grande concerto rock mai esistito, Motel Woodstock rimane un biopic di serie B, seppur con la pretesa di essere molto di più.
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di Eva Barros Campelli
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ott 16

La doppia ora

La doppia ora è una storia di doppie vite. Quella di Guido, interpretato da un Filippo Timi ormai specializzato nel dar corpo ad ogni forma di irrequietezza esistenziale: il film non è quasi iniziato, e già scopriamo che è un ex poliziotto sposato.

Non meno doppia è la vita di Sonja, di giorno cameriera in un grande albergo e di notte frequentatrice, come del resto Guido, di un club per single (la cui direttrice è una smagliante Lucia Poli): la sanpietroburghese Ksenia Rappoport, che per questa interpretazione si è aggiudicata la Coppa Volpi a Venezia 66, ci ha invece abituato, dopo La sconosciuta di Tornatore, a ruoli di donna misteriosa venuta dall’Est, in questo caso dalla Slovenia – “Lubiana? E dov’è?”, le chiede un rozzo avventore del club notturno.

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di Roberto Dati
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ott 13

My life in ruins

Le mie grosse grasse vacanze greche è una simpatica, piccola commedia che vede il ritorno sul grande schermo di Nia Vardalos, la brillante caratterista canadese (di evidente origine greca) che – come l’ipertrofico e wertmulleriano titolo italiano rivela inequivocabilmente – ci fece morire dalle risate nel 2002, con Il mio grosso grasso matrimonio greco.

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di Massimo Frezza
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ott 09

Fame

Le persone dimenticano spesso che l’espressione “tratto da” non è esattamente uguale a “remake di”. Ed il nuovo Fame, che nel suo caso non fa eccezione, andrebbe in effetti (s)valutato con un occhio di riguardo proprio perché non facente parte della seconda categoria. L’oramai cosiddetta next generation di Saranno famosi, dopotutto, non ha mai preteso d’esser un fedele rifacimento di quel bellissimo film vincitore agli Oscar del 1980, scritto da Christopher Gore e diretto da Alan Parker, piuttosto di riferirsi allo stesso in qualità di revival, riproposta in chiave moderna del successo nato dalla pellicola originale e dal telefilm del 1982 che, con gran puntualità, ne seguì per primo le orme.

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di Eva Barros Campelli
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ott 08

The Time Traveler Wife

Tratto dal visionario romanzo fantascientifico Un amore all’improvviso è l’adattamento cinematografico dell’opera prima della scrittrice e graphic-novelist) statunitense Audrey Niffenegger, che ha terminato di lavorare a quello  che ora è un bestseller nel lontano 2003 e, proprio grazie ad esso, ha conquistato un pubblico di lettori talmente vasto da valerle ben due premi letterari.

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di Eva Barros Campelli
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