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	<title>Binario Loco &#187; Archivio Recensioni</title>
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	<description>Sito di cinema e attualità. Recensioni, anteprime, notizie e conferenze stampa dal mondo del cinema.</description>
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		<title>Orphan</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo dicaprio]]></category>
		<category><![CDATA[peter sarsgaard]]></category>
		<category><![CDATA[The Departed]]></category>
		<category><![CDATA[Two Sisters]]></category>
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		<description><![CDATA[Co-prodotto da Leonardo DiCaprio, che aveva già affiancato la qui protagonista Vera Farmiga nell’invidiabile capolavoro di Martin Scorsese The Departed, Orphan è un esempio quasi perfetto, forse persino un po’ atipico, di stile noir e, a tratti, grottesco. Uno stile che, applicato alla cosiddetta favola horror, gioca sapientemente sulla bellezza di una fotografia limpida e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5175" title="Orphan" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/11/Orphan.jpg" alt="Orphan" width="460" height="303" /></p>
<p style="text-align: justify;">Co-prodotto da Leonardo DiCaprio, che aveva già affiancato la qui protagonista Vera Farmiga nell’invidiabile capolavoro di Martin Scorsese <em>The Departed</em>, <a href="http://wwws.warnerbros.it/orphan/" target="_blank">Orphan</a> è un esempio quasi perfetto, forse persino un po’ atipico, di stile noir e, a tratti, grottesco. Uno stile che,  applicato alla cosiddetta favola horror, gioca sapientemente sulla bellezza di una fotografia limpida e lucente, utilizzando il candore dei paesaggi innevati (propri degli inverni americani) insieme ad un’abile serie di primi piani sui volti freschi, e rosei di questi bambini-adolescenti che, grazie a film come <em>Two Sisters</em>, hanno ormai preso il posto dei classici predecessori, rendendo inquieti i sogni dello spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5174"></span>Giudicata tutt’altro che pro-adozione (molte, in effetti, le critiche in proposito), la pellicola pone rimedio ad una trama scarna e poco attualizzabile, trattando alcune delle più moderne tematiche come, ad esempio, le numerose divergenze d’opinione che generano insormontabili discussioni tra neo-sposati o genitori in lizza per un prossimo divorzio: in questo caso, si tratta di una moglie affetta da grave alcolismo e di un marito incapace di far fronte alla situazione senza resistere alle tentazioni esterne. Viene, quindi, trattata tutta l’odierna fragilità dei rapporti interpersonali che fa ormai parte del nostro quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in un orfanotrofio di sole bambine  e vediamo Esther, orfana russa di nove anni, nutrire una profonda passione per il disegno, che,  insieme ad una grandissima padronanza della lingua americana e ad uno spiccato senso del portamento, le permette di far invaghire di lei la giovane coppia Kate (Vera Farmiga, <em>The Departed</em>, <em>Il bambino con il pigiama a righe</em>) &#8211; John (Peter Sarsgaard, <em>Lezioni d’amore</em>). I due hanno appena perso la terza figlia, Jessica, nata morta a causa di una gravidanza difficile e, proprio per tale motivo, sono pronti ad adottare un’altra bambina, così da restituir lei tutto l’amore inutilmente investito nella precedente gestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A rovinare i piani della famiglia, però, subentrano le sempre più insolite abitudini di Esther che chiede a Kate di darle lezioni di pianoforte quando in realtà sa già suonare alla perfezione i brani di Tchaikovsky o che strilla e pesta i piedi a terra nel caso si tenti di levarle i nastrini neri dal collo e dai polsi. Senza considerare l’incendio, casualmente doloso che, dicono, abbia ucciso i suoi precedenti genitori adottivi, rendendola nuovamente orfana.</p>
<p style="text-align: justify;">Diretto dal regista spagnolo Jaume Collet-Serra (<em>La maschera di cera</em>), il film delude nel finale: interminabilmente lungo, ripetitivo e, pur se solo apparentemente, ricalcato sul modello di altri horror movie come <em>The Ring</em> o simili, la cui sola nota positiva sembra essere la bravura dell’emergente, giovanissima e graziosissima Isabelle Fuhrman, ormai nota in America per la sua espressione ambiguamente sinistra, &#8220;alla Esther&#8221;.</p>
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		<title>The Imaginarium of Doctor Parnassus</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 07:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Miraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Colin Farrel]]></category>
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		<category><![CDATA[johnny depp]]></category>
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		<category><![CDATA[terry gilliam]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Waits]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5160" title="Parnassus" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Parnassus.jpg" alt="Parnassus" width="450" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo film di Terry Gilliam non mi ha convinto pienamente. Cast fantastico, effetti speciali curatissimi (così come la scenografia e i costumi) ma la sceneggiatura appare povera e fa crollare il film su se stesso. Tolti i temi della lotta tra il bene e il male, del diavolo tentatore e della seconda chance non rimane nulla, e non ci si può nascondere sempre dietro trip psichedelici prodotti magnificamente con la computer graphic.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5150"></span><a href="http://www.tidelandthemovie.com/" target="_blank">Tideland</a> era meraviglioso, sporco, e a livello formale era quasi perfetto, un film che si avviluppava lisergicamente su se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <a href="http://www.sonyclassics.com/theimaginariumofdoctorparnassus/" target="_blank">The Imaginarium of Doctor Parnassus</a> non riesce ad elevarsi, per quanto sono sicuro avrà molto successo per via di Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrel e Jude Law. L&#8217;idea di sostituire l&#8217;attore suicidatosi con degli altri attori (famosi) che simboleggiano i molteplici volti  &#8211; al di là dello specchio &#8211; di una personalità ambigua è un&#8217;idea intelligente,  ma non è abbastanza. Mi aspettavo di più da un regista che ha dovuto affrontare ed incassare centinaia di colpi dalla dea della sfortuna (nubifragi, F16 che volano sopra il set, attori con improvvise infezioni alla prostata, e questo solo per uno dei suoi film).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica trovata meravigliosa è, a mio parere, quella di far recitare la parte del diavolo a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Waits" target="_blank">Tom Waits</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi è possibile giudicare pienamente ed in modo giusto l&#8217;operato degli attori poiché la proiezione stampa era doppiata in italiano. Il motivo di questa scelta mi è ignoto ma mi porta a pensar male. Quindi, se leggete frasi dove si sparano aggettivi per ogni attore come se fossero fuochi d&#8217;artificio, tenete ben presente che, durante la proiezione stampa, noi non abbiamo sentito le vere voci di Ledger e compagni &#8211; un gran peccato soprattutto per la voce cavernosa e roca di Tom Waits – e l&#8217;impostazione vocale è una parte fondamentale della recitazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5161" title="TomWaits" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/TomWaits.jpg" alt="TomWaits" width="450" height="300" /></p>
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		<title>Brüno</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 10:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Gianneramo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[sacha baron cohen]]></category>

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		<description><![CDATA[A distanza di tre anni dalla piccola “rivoluzione” di Borat, che portava sui grandi schermi di tutto il mondo un personaggio capace di unire i canoni della comicità demenziale e irriverente al linguaggio della candid camera, Sacha Baron Cohen torna a tastare lo stesso terreno. Ma il popolare comico sa che ripetersi in toto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5146" title="Bruno" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Bruno.jpg" alt="Bruno" width="459" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di tre anni dalla piccola “rivoluzione” di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0443453/">Borat</a>, che portava sui grandi schermi di tutto il mondo un personaggio capace di unire i canoni della comicità demenziale e irriverente al linguaggio della candid camera, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sacha_Baron_Cohen">Sacha Baron Cohen</a> torna a tastare lo stesso terreno. Ma il popolare comico sa che ripetersi in toto non giova mai a nessuna opera d’arte: ecco allora che <a href="http://www.brunoredhot.com/">Brüno</a> cambia sensibilmente il linguaggio (tecnico) utilizzato e soprattutto tenta di spostare ancora più in alto l’asticella del confine tra buon gusto ed eccesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5144"></span> Se <em>Borat </em>vi era sembrato sopra le righe o persino volgare, state ben alla larga da <em>Brüno</em>: <em>Brüno </em>è oltre, <em>Brüno </em>osa dove raramente (forse mai) si era giunti al cinema in fatto di comicità, <em>Brüno </em>ridefinisce ciò che è politicamente scorretto, esagerato, impronunciabile, demenziale. Eppure – nonostante in tanti potrebbero dissentire – non è mai eccessivamente volgare o per lo meno si appropria di una volgarità non fine a se stessa e non “gratuita” nell’ambito del linguaggio filmico scelto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mettiamo quindi subito in chiaro che <em>Brüno </em>non è un film per tutti: sinceramente non potremmo biasimare chi ci venisse a dire che il film è disturbante o addirittura offensivo. L’avere un senso della moralità o del politicamente corretto non propriamente spiccati è uno dei requisiti per apprezzare appieno un’opera comunque geniale e divertentissima, una comicità di pancia non banale e scene da cadere dalla poltrona dalle risate.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante Cohen interpreti stavolta un giornalista di moda austriaco omosessuale, che va a “diffondere” il suo verbo sullo stile e sulla necessità di una vita alla moda, non si pensi che a essere parodiato a mo’ di caricatura sia solo il mondo della moda gay. Come al solito ce n’è per tutti, dai politici fino ai soliti bifolchi degli stati americani del sud e del mid-west (quelli già abbondantemente ridicolizzati da <em>Borat</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che però sembra funzionare meno rispetto al passato è il fatto che questo spostarsi oltre ogni limite ed eccesso mette a repentaglio la sospensione d’incredulità di cui si ha bisogno di fronte ad un mockumentary: se con <em>Borat </em>era semplice credere al fatto che tante scene fossero state davvero girate all’insaputa di coloro che vi erano coinvolti, l’espediente linguistico qui cade completamente e si percepisce con un certo disagio di essere di fronte a tante pantomime e sceneggiate organizzate, messe una di fila all’altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò non impedisce di godersi una comicità devastante che, se rallenta nella parte centrale, sa regalare un esordio e soprattutto un finale (con due scene imperdibili e grandiose di cui non vogliamo accennare nulla appositamente) che da soli valgono il prezzo del biglietto. E uscendo dalla sala ci si rammaricherà solamente del fatto che il film duri appena un’ora e un quarto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530073_01.jpg" rel="lightbox[5144]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530073_01.jpg" alt="" width="122" height="92" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530204_04.jpg" rel="lightbox[5144]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530204_04.jpg" alt="" width="140" height="91" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530287_06.jpg" rel="lightbox[5144]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/07/14/1247582530287_06.jpg" alt="" width="223" height="91" /></a></p>
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		<title>Oggi sposi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 07:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Argentero]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Montanari]]></category>
		<category><![CDATA[michele placido]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo criminale]]></category>

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		<description><![CDATA[Matrimonio alla ribalta.  Preparativi, entusiasmi, paradossi e vizi della società moderna. Sulla finestra del panorama cinematografico italiano si  affacciano  quattro coppie di sposi. Forse le più attese del momento , fotogeniche, divertenti e superficiali.  Sembra quasi imbarazzante la superficialità del  film, volutamente un’eco alla commedia all’italiana fine anni ‘60, che si discosta dalla catena natalizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5139" style="float:left" title="Oggi sposi - Locandina" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Oggi-sposi-Locandina.jpg" alt="Oggi sposi - Locandina" width="300" height="428" />Matrimonio alla ribalta.  Preparativi, entusiasmi, paradossi e vizi della società moderna.<br />
Sulla finestra del panorama cinematografico italiano si  affacciano  quattro coppie di sposi. Forse le più attese del momento , fotogeniche, divertenti e superficiali.  Sembra quasi imbarazzante la superficialità del  film, volutamente un’eco alla commedia all’italiana fine anni ‘60, che si discosta dalla catena natalizia di Boldi &amp; Co ma più un remake della commedia corale, buonista, poco invasiva e per niente volgare, dove un Nino Taranto, Walter Chiari o Carlo delle Piane affiancavano il cantante-attore e la soubrette all’apice del successo.
</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5137"></span>Gag, equivoci, ingenuo divertimento . Ad essere i più divertiti gli attori stessi, fra tutti un esilarante Michele Placido e Francesco Montanari, volto televisivo ormai noto per la superba interpretazione del “Libano” di <em>Romanzo criminale</em> (la serie). Energia pura per i due attori tecnicamente più dotati (o solo più convincenti) degli altri, grazie alle parti confezionate su misura: un contadino pugliese rozzo e schietto padre del poliziotto Argentero, promesso sposo della figlia dell’ambasciatore indiano e il finanziere cialtrone e arrogante (Montanari) coinvolto in traffici loschi e in un matrimonio di convenienza con l’ex velina di turno (un romano doc, insomma,  i cui riferimenti si perdono nella vasta scelta di attuali personaggi del nostro panorama politico-economico) .</p>
<p style="text-align: justify;">Una commedia. L’intento, non sempre riuscito, è la pura comicità, rivisitare la commedia brillante, renderla nuovamente popolare con l’aggiunta di una spicciola analisi socio-culturale: l’integrazione, le diversità, la giustizia. Nessun legame con il neorealismo o la satira, però nemmeno si scende ai biechi compromessi con la comicità triviale o erotizzante degli anni ’90. Se non ci si aspetta altro, le due ore passano comodamente accolti tra i braccioli della poltrona, e si sorride. Se  le aspettative sono alte..le due ore diventano interminabili.</p>
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		<title>Up</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 14:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Verrillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[pixar]]></category>

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		<description><![CDATA[UP, decimo prodotto PIXAR e primo in formato 3D, rappresenta una storia particolare, che mette in luce da subito l&#8217;impellente voglia di realizzare un sogno. Infatti inizia col narrare la voglia di raggiungere ed esplorare un lontano paradiso da parte di due bambini, Carl e Ellie, con tanto di promessa. In realtà vivono la meravigliosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5104" title="UP" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/UP1.jpg" alt="UP" width="460" height="293" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://disney.go.com/disneypictures/up/" target="_blank">UP</a>, decimo prodotto PIXAR  e primo in formato 3D, rappresenta una storia particolare, che mette in luce da subito l&#8217;impellente voglia di realizzare un sogno. Infatti inizia col narrare la voglia di raggiungere ed esplorare un lontano paradiso da parte di due bambini, Carl e Ellie, con tanto di promessa. In realtà vivono la meravigliosa avventura di una vita insieme, con l&#8217;unico pensiero di voler un giorno riuscire a realizzare il sogno iniziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5085"></span>Passano gli anni e la perdita di Ellie sembra mettere fine al progetto, e proprio quando tutto sembra ormai finito. Ormai esasperato dalla voracità della città che lo circonda,  l&#8217;arzillo ma acciaccato Carl, con il piccolo, simpaticissimo e testardo esploratore, Russel, mette le ali, o meglio milioni di palloncini colorati (bellissimo l&#8217;effetto visivo) alla casetta, custode dei ricordi di un&#8217;intera vita con Ellie. Inizia così un&#8217;insolita amicizia tra Carl ed il giovane esploratore di 8 anni Russell, per realizzare il sogno da sempre condiviso con la moglie, da poco scomparsa: raggiungere un  paradiso perduto in America del Sud. Passando attraverso temporali e incontri con strani animali, come Kevin, lo strano volatile, e il cane parlante., i due giungono, alla fine,  nel paradiso a lungo cercato ed inizia per loro un&#8217;ulteriore e rocambolesca avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia, oltre ad evidenziare la tenera amicizia tra due generazioni agli antipodi tra loro, che fanno fare un sacco di risate, con le loro battute e gag. Fa emergere anche tenerezza e commozione, con un Carl ormai vecchietto che ascolta il piccolo Russel e comprende di come soffre della non presenza della figura del papà. Cerca di proteggere poi le cose che in quel momento sono importanti per lui, accettando anche il cane Dug come proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">[Nota del caporedattore: Dana, che leggete qui sotto è la figlia di Michele, il nostro valente redattore-recensore di film per bambini. 10 anni, signore e signori! Le pronostico un radioso futuro come critico cinematografico.]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dana:</strong> Questo film e&#8217; veramente molto divertente, carino e per bambini di tutte le eta&#8217;.   Vi consiglio di vivere l&#8217;avventura in 3D per le emozioni piu&#8217; belle.  Questo film parla di un bambino che amava l&#8217;avventura.   Un giorno, mentre passeggiava, giocando lungo una stradina senti&#8217; dei rumori provenire da una vecchia casa.  Quando vi fu&#8217; dentro incontro&#8217; un bambino che urlo&#8217;: questo e&#8217; un club privato, nessuno vi puo&#8217; entrare disse con aria autoritaria. Poi con voce felice, attacco&#8217; sulla maglia di Carl una spilla del club dicendo:- Benvenuto nel club.  Il mio nome e&#8217; Ellie &#8211; disse lei. Il mio nome e&#8217; Carl disse lui.  I due diventarono subito amicie Ellie mostro&#8217; a Carl un libro du cui c&#8217;era scritto &#8221; Le mie avventure&#8221; .  Poi mostro&#8217; a Carl una foto in cui c&#8217;erano le Cascate Paradiso.  Io vorrei arrivarci arrivarci disse a Carl ma non so come fare.  I due riusciranno a raggiungere la loro meta?</p>
<p style="text-align: justify;">Invece succede che vivono un&#8217;altra bella avventura : lo sposarsi e lo stare nella loro casa dove giocavano quando erano piccoli.  Pero&#8217; dopo tanto tempo Ellie muore senza che il loro sogno venga realizzato.  Un giorno si presenta a casa di Carl un bambino cicciottello e dice, seguendo da un libro:- Buongiorno signore posso aiutarlo a fare qualcosa? Ad attraversare la strada? Ad attraversare il corridoio? Ad attraversare il marciapiede?   Inizia cosi&#8217; una nuova avventura.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2009/10/17/up/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Motel Woodstock</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 07:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[across the universe]]></category>
		<category><![CDATA[ang lee]]></category>
		<category><![CDATA[Beatles]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Little Miss Sunshine]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo Across the Universe e Io non sono qui, film musicali – finanche biografici – che rivisitavano rispettivamente quasi tutte le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan in chiave stravagante e a tratti psichedelica, gli anni della protesta giovanile sembravano oramai sin troppo logori per esser riutilizzati in una nuova sceneggiatura sul Sessantotto ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-5099" style="float:left" title="Motel Woodstock" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Motel-Woodstock.jpg" alt="Motel Woodstock" width="330" height="330" />Dopo <a href="http://www.binarioloco.it/2007/12/28/across-the-universe/" target="_blank">Across the Universe</a> e <a href="http://www.bimfilm.com/iononsonoqui/" target="_blank">Io non sono qui</a>, film musicali – finanche biografici – che rivisitavano rispettivamente quasi tutte le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan in chiave stravagante e a tratti psichedelica, gli anni della protesta giovanile sembravano oramai sin troppo logori per esser riutilizzati in una nuova sceneggiatura sul Sessantotto ed i figli dei fiori. Ed è sostanzialmente per questo che, nonostante il regista Ang Lee ci abbia voluto riprovare riesumando la storia del più grande concerto rock mai esistito, <a href="http://www.filminfocus.com/focusfeatures/film/taking_woodstock/" target="_blank">Motel Woodstock</a> rimane un biopic di serie B, seppur con la pretesa di essere molto di più.<br />
<span id="more-5096"></span>Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Elliot Tiber e Tom Monte, il cui titolo originale è <em>Taking Woodstock: A True Story of a Riot, Concert and a Life</em>, la pellicola vorrebbe raccontare il Festival di Woodstock con un occhio attento ai particolari soggettivi di chi ha realmente vissuto l’esperienza, avvalendosi dei celebri “tre giorni di pace e musica” previsti (in seguito divenuti quattro) per dare allo spettatore la sensazione di esser totalmente immerso in quel clima di ingenua distensione (molto probabilmente dovuta all’uso spropositato di svariate droghe) tipico dei giovani hippy che presero parte all’originale concerto del 1969, nel pieno caldo estivo di agosto.
</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se anche il personaggio di Elliot, scrittore del romanzo e protagonista stesso della storia, prometteva un’iniziale nota ironica in una narrazione tanto impegnata da stancare chiunque, nonché quel tocco demenziale-autentico alla <a href="http://www2.foxsearchlight.com/littlemisssunshine/" target="_blank">Little Miss Sunshine</a> (non a caso la partecipazione di Paul Dano nel progetto), persino questi è destinato a perdersi nel tragitto che lo vede spostarsi dalla prima alla seconda parte del film, onestamente noiosissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo perché, in effetti, <em>Motel Woodstock</em> potrebbe benissimo esser diviso in due tempi a causa di un’eclatante incoerenza verso se stesso: se, infatti, nel primo vediamo la storia del giovane e passivo Tiber alle prese con la ristrutturazione del Motel di famiglia &#8211;  con una madre comicamente bisbetica ed aggressiva ed un padre affetto dalla classica sindrome di Stoccolma (letteralmente “rapito” dalle cattiverie di sua moglie) &#8211; nel secondo, lo osserviamo divenire organizzatore ufficiale dello spettacolo e, con profonda tristezza, esclamare frasi come: «nessuno di quei ragazzi del concerto è costretto a far colazione con i suoi genitori!», facendo soccombere la sua natura solitaria e altruista di fronte a quella massificazione propria della generazione sessantottina.</p>
<p style="text-align: justify;">La quale è qui descritta come totalmente priva di personalità, in maniera tutt’altro che originale e, se vogliamo, con una punta di scopiazzatura da parte di Ang Lee di quelle scene bellissime e pittoresche del già citato <em>Across the Universe</em>, in cui Lucy, Jude e gli altri protagonisti del musical montavano su un autobus coloratissimo assieme al famigerato Mr. Walrus [Nota del caporedattore: la loro guida durante il trip è il Dottor Robert, mirabilmente interpretato da Bono Vox] della canzone dei Beatles, e salpavano alla volta della cosiddetta “Blue People”… e insomma, se il musical beatlesiano decantava l’aspetto più sincero ed intellettuale delle lotte interne contro la guerra del Vietnam, <em>Motel Woodstock</em> non fa altro che ridicolizzare l’intero movimento e, cosa ancor più grave, senza neanche farlo apposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, per quanto l’opera si avvalga di piccole comparse di attori come Emile Hirsch (<a href="http://www.binarioloco.it/2008/01/16/into-the-wild/" target="_blank"><em>Into the Wild</em></a>), Liev Schreiber (regista di <a href="http://www.binarioloco.it/2008/06/01/ogni-cosa-e-illuminata-in-tv/" target="_blank"><em>Ogni cosa è illuminata</em></a> ed interprete del recente <em>Defiance – I giorni del coraggio</em>) e la britannica Imelda Staunton (<em>Il segreto di Vera Drake</em>), come pure del talento artisticamente fresco di Demetri Martin (già visto in <em>Un boss sotto stress</em>), bravissimo nel ruolo principale di Elliot, quest&#8217;ultima prova di Ang Lee è da considerarsi la versione soft di una biografia illuminante sul concetto di Woodstock e, se gli spettatori vorranno davvero comprendere le radici di un movimento tanto complesso come quello del Sessantotto, non dovranno far altro che trovare il modo di accaparrarsi una copia di <em>Io non sono qui</em>, mollando sul posto questo tentativo grossolana ed un pò azzardato.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione un gran peccato, considerando che Ang Lee ha dato vita a realizzazioni come l’adattamento di <em>Ragione e sentimento</em> (primo romanzo della Austen) e all’ormai cult-movie <em>I segreti di Brokeback Mountain</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La doppia ora</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 14:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Coppa Volpi]]></category>
		<category><![CDATA[filippo timi]]></category>
		<category><![CDATA[Ksenia Rappoport]]></category>
		<category><![CDATA[La sconosciuta]]></category>
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		<description><![CDATA[La doppia ora è una storia di doppie vite. Quella di Guido, interpretato da un Filippo Timi ormai specializzato nel dar corpo ad ogni forma di irrequietezza esistenziale: il film non è quasi iniziato, e già scopriamo che è un ex poliziotto sposato. Non meno doppia è la vita di Sonja, di giorno cameriera in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5092" title="La doppia ora" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/La-doppia-ora.jpg" alt="La doppia ora" width="460" height="301" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La doppia ora</em> è una storia di doppie vite. Quella di Guido, interpretato da un Filippo Timi ormai specializzato nel dar corpo ad ogni forma di irrequietezza esistenziale: il film non è quasi iniziato, e già scopriamo che è un ex poliziotto sposato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non meno doppia è la vita di Sonja, di giorno cameriera in un grande albergo e di notte frequentatrice, come del resto Guido, di un club per single (la cui direttrice è una smagliante <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucia_Poli" target="_blank">Lucia Poli</a>): la sanpietroburghese Ksenia Rappoport, che per questa interpretazione si è aggiudicata la Coppa Volpi a Venezia 66, ci ha invece abituato, dopo <em>La sconosciuta</em> di Tornatore, a ruoli di donna misteriosa venuta dall’Est, in questo caso dalla Slovenia – “Lubiana? E dov’è?”, le chiede un rozzo avventore del club notturno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5091"></span>L’incontro tra i due è, apparentemente, la classica attrazione fatale, che però si interrompe a causa di una rapina finita in tragedia. Sonja sopravvive al compagno scomparso e si trova quindi ad affrontare una realtà oscura, confusa, minacciosa, piena di visioni, di paure, di altre morti. Poi, di colpo, il velo di apparente follia che la obnubila si lacera e il mosaico si ricompone, ogni tessera al suo posto. E la realtà che sembrava avere una dimensione si rovescia nel suo contrario.<br />
L’unico che conserva la mente lucida è Dante (un ottimo Michele Di Mauro), l’amico ex collega del protagonista, a cui suggerisce di non abbassare la guardia, di non credere che la realtà sia proprio quella che sembra…
</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo con coerenza questa traccia drammaturgica, Capotondi porta la narrazione fino alle sue estreme conseguenze logiche, costruendo un meccanismo “ad orologeria” sì, ma con dentro la sofferenza di vite spezzate, disposte a tutto pur di coltivare ciò che resta dei propri sogni. Del resto, il regista può a giusto titolo esibire il prestigioso riconoscimento del Premio Solinas, dove la sua sceneggiatura ha ottenuto, con il titolo originale de <em>Il cuore della notte</em>, la menzione speciale “Storie per il Cinema 2007”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le mie grosse grasse vacanze greche</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Quinn]]></category>
		<category><![CDATA[Nia Vardalos]]></category>
		<category><![CDATA[richard dreyfuss]]></category>
		<category><![CDATA[Zorba il greco]]></category>

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		<description><![CDATA[Le mie grosse grasse vacanze greche è una simpatica, piccola commedia che vede il ritorno sul grande schermo di Nia Vardalos, la brillante caratterista canadese (di evidente origine greca) che &#8211; come l&#8217;ipertrofico e wertmulleriano titolo italiano rivela inequivocabilmente &#8211; ci fece morire dalle risate nel 2002, con Il mio grosso grasso matrimonio greco. Impossibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5066" title="My life in ruins" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/My-life-in-ruins.jpg" alt="My life in ruins" width="460" height="309" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.foxsearchlight.com/mylifeinruins/" target="_blank">Le mie grosse grasse vacanze greche</a> è una simpatica, piccola commedia che vede il ritorno sul grande schermo di Nia Vardalos, la brillante caratterista canadese (di evidente origine greca) che &#8211; come l&#8217;ipertrofico e wertmulleriano titolo italiano rivela inequivocabilmente &#8211; ci fece morire dalle risate nel 2002, con <em>Il mio grosso grasso matrimonio greco</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5064"></span>Impossibile godersela doppiata. La sua forza risiede, infatti, proprio nei diversi accenti (in particolare, la panoplia di quelli anglosassoni, dall&#8217;australiano, al canadese, all&#8217;americano degli stati &#8220;più rozzi e caciaroni&#8221;) e nei luoghi comuni &#8211; alcuni dei veri e propri classici &#8211; ad essi associati. <a href="http://www.imdb.com/title/tt0283900/" target="_blank">L&#8217;appartamento spagnolo</a> docet.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto piacevole la video-citazione della splendida scena in cui <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000063/" target="_blank">Anthony Quinn</a> balla il Sirtaki nel bellissimo  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cXNApZ2ALiQ" target="_blank">Zorba il greco</a> e l&#8217;effetto Deus ex machina operato dal viscido portiere d&#8217;albergo (un irriconoscibile <a href="http://www.imdb.com/name/nm0327020/" target="_blank">Ian Gomez</a>, noto al pubblico televisivo come  l&#8217;eccentrico manager gay della caffetteria in cui lavorava <a href="http://www.felicitypage.com/ian.html" target="_blank">Felicity</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Dulcis in fundo: menzione d&#8217;onore per l&#8217;immenso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dreyfuss" target="_blank">Richard Dreyfuss</a>, che riesce &#8211; da grandissimo interprete qual&#8217;è &#8211; a rendere speciale anche il ruolo più basico. In conclusione: un perfetto piccolo film da salotto o da sala&#8230;ma solo in v.o. !  <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Logout</p>
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		<title>Fame &#8211; Saranno famosi</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Parker]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Lydia Grant]]></category>
		<category><![CDATA[Megan Mullally]]></category>
		<category><![CDATA[Will & Grace]]></category>

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		<description><![CDATA[Le persone dimenticano spesso che l’espressione “tratto da” non è esattamente uguale a “remake di”. Ed il nuovo Fame, che nel suo caso non fa eccezione, andrebbe in effetti (s)valutato con un occhio di riguardo proprio perché non facente parte della seconda categoria. L’oramai cosiddetta next generation di Saranno famosi, dopotutto, non ha mai preteso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5058" title="Fame" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/Fame.jpg" alt="Fame" width="460" height="304" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le persone dimenticano spesso che l’espressione “tratto da” non è esattamente uguale a “remake di”. Ed il nuovo <a href="http://www.generationfame.com/" target="_blank">Fame</a>, che nel suo caso non fa eccezione, andrebbe in effetti (s)valutato con un occhio di riguardo proprio perché non facente parte della seconda categoria. L’oramai cosiddetta next generation di Saranno famosi, dopotutto, non ha mai preteso d’esser un fedele rifacimento di quel <a href="http://www.imdb.com/title/tt0080716/" target="_blank">bellissimo film vincitore agli Oscar del 1980</a>, scritto da Christopher Gore e diretto da Alan Parker, piuttosto di riferirsi allo stesso in qualità di revival, riproposta in chiave moderna del successo nato dalla pellicola originale e dal telefilm del 1982 che, con gran puntualità, ne seguì per primo le orme.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5057"></span>Ambizione, successo, fama e soprattutto sudore, come recitava la signorina Lydia Grant nell’omonimo lungometraggio di quasi trent’anni fa, sono qui riaffrontati con la medesima passione ed energia, seppur con una nota di rimando, quantomeno a livello coreografico, a quella recente e sfrenata mania per il remix delle canzoni più di tendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché il novello <em>Fame</em>, come del resto si sarebbe dovuto prevedere, fa di tutto un po’: ripropone coraggiosamente il brano principale di Michael Gore e Dean Pitchford assieme ad altri classici a tema, e al contempo riadatta e perfeziona (laddove per perfezionare s’intende un accomodamento alle attuali preferenze musicali dei giovani) il contesto melodico di contorno (audizioni, prove…), inserendovi pezzi tutti nuovi ed appositamente scritti per il film.</p>
<p style="text-align: justify;">Commedianti, compositori, cantanti, sceneggiatori, sassofonisti, ballerini di tip-tap ed artisti d’ogni genere non sono solamente dei gran talenti nella vita come sullo schermo, ma persino degli attori niente male, che promettono singole interpretazioni anche migliori di quest’ultima (ed un buon ritorno di notorietà – fama, se vogliamo &#8211; in ambedue i campi artistici intrapresi, nonostante la poca esperienza). E, alla maniera dei loro predecessori, sono la materia prima di pressoché un’ora e tre quarti di spettacolo, durante i quali fanno fronte ai celebri quattro anni di School of Performing Arts (naturalmente tutti frettolosamente “impacchettati” in poco meno di mezz’ora l’uno), l’accademia d’arte newyorchese per eccellenza: rabbia, primi amori, piccoli fallimenti quotidiani e/o (inter)personali sono gli elementi chiave di una sceneggiatura già sperimentata e ri-sperimentata, in passato come di recente (già in sala, d’altronde, il film Bandslam, ennesimo musical interpretato dalla Vanessa Hudgens della serie High School Musical).</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è vero che gli affezionati troveranno numerose pecche in una sceneggiatura priva di quella sua originalità iniziale, dettata in parte dall’effetto “prima volta” di tutto: riascoltare a distanza di ventinove anni le note frasi d’incoraggiamento quali «credi in te stesso» risulta a tratti estenuante, ma è pur giusto ammettere che il mondo del palcoscenico è un universo difficile da attraversare per la milionesima volta, almeno senza dover fare i conti con le solite insipidezze autoreferenziali. E poi, a rendere ancor più difficile l’oneroso compito di dare un equo giudizio alla pellicola, vi sarebbe quel tocco un po’ anacronistico che sembra esser onnipresente nelle storie individuali dei ragazzi protagonisti: genitori (siamo nel terzo millennio, per di più in America!) che non vogliono sentir cantare sfarzose canzoni hip hop dai loro figli, che pretendono che questi studino qualcosa di più serio o, preferibilmente, si trovino un lavoro in grado di portare avanti la famiglia. Le solite divergenze d’opinione, insomma, che potevano benissimo starvi nel telefilm degli anni ottanta ma che qui, in tale contesto ed in tale decennio, non fanno altro che stonare con i ritmi sostenuti della musica e del reparto danzatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur tuttavia, pongono rimedio alla pochezza di trama quei personaggi apparentemente intravisti di sfuggita e che, ciononostante e senz’alcun dubbio, eccellono su tutti e risultano sensatamente di pari passo con i modelli della società odierna: dalla ragazza silenziosa, vanesia e sicura del proprio talento, all’arrogante dee-jay che preferisce comporre la sua musica anziché studiare Bach o Mozart. Aggiungiamoci una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Megan_Mullally" target="_blank">Megan Mullally</a> (la Karen di Will &amp; Grace) mai vista (o meglio sentita) &#8211; nel ruolo di vicepreside della scuola, l’esordiente regia di un ballerino e coreografo di nome Kevin Tancharoen, ed il gioco è fatto: meritevolmente conquistata la nuova generazione di spettatori e stordita la vecchia, grazie ad un sound chiassoso ed improponibile per chi è abituato a tutt’altra musica (un po’ in tutti i sensi). L’importante è non dimenticare mai che il mondo non si ferma ed è in continua evoluzione: del cinema, peraltro, meglio non parlarne.</p>
<p style="text-align: justify;">[<strong>Nota del Caporedattore</strong>: Megan Mullally è, in realtà, molto più nota come cantante di musical che come protagonista di programmi tv. Non a caso, è stata l'unica interprete cui è stato proposto di far parte del cast di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Will_%26_Grace" target="_blank">Will&amp;Grace</a> senza provino ed è stata proprio lei, probabilmente per dissimulare - inconsciamente -  la sua notissima, splendida voce, ad inventarsi quel geniale gracidio ocheggiante che ha fatto di Karen un personaggio <a href="http://www.time.com/time/arts/article/0,8599,1483927,00.html" target="_blank">indimenticabile</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro interprete decisamente degno di nota e <span style="text-decoration: underline;">decisamente</span> sottovalutato nel cast di questo nuovo e  banale <em>Fame</em>,  è il brillante <a href="http://www.imdb.com/name/nm0001288/" target="_blank">Kelsey Grammer</a> che ha fatto morire dalle risate due generazioni di telespettatori, per ben 263 episodi, nell'arco di ben 11 stagioni di...<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frasier" target="_blank">Frasier</a>!]</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2009/10/09/fame-saranno-famosi/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Un amore all&#8217;improvviso</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 07:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Niffenegger]]></category>
		<category><![CDATA[Glenn Close]]></category>
		<category><![CDATA[meryl streep]]></category>
		<category><![CDATA[sherlock holmes]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dal visionario romanzo fantascientifico Un amore all’improvviso è l’adattamento cinematografico dell’opera prima della scrittrice e graphic-novelist) statunitense Audrey Niffenegger, che ha terminato di lavorare a quello  che ora è un bestseller nel lontano 2003 e, proprio grazie ad esso, ha conquistato un pubblico di lettori talmente vasto da valerle ben due premi letterari. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5054" title="The Time Traveler Wife" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/10/The-Time-Traveler-Wife.jpg" alt="The Time Traveler Wife" width="460" height="259" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal visionario romanzo fantascientifico <a href="http://www.thetimetravelerswifemovie.com/" target="_blank">Un amore all’improvviso</a> è l’adattamento cinematografico dell’opera prima della scrittrice e graphic-novelist) statunitense <a href="http://audreyniffenegger.com/" target="_blank">Audrey Niffenegger</a>, che ha terminato di lavorare a quello  che ora è un bestseller nel lontano 2003 e, proprio grazie ad esso, ha conquistato un pubblico di lettori talmente vasto da valerle ben due premi letterari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5049"></span><em>La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo</em> è il bellissimo titolo originale di un libro e di un film che, passando come di consueto per le inesperte mani della traduzione italiana, è stato ancor prima cambiato in “Un amore senza tempo”. Scelta piuttosto imbarazzante, e alla quale si è dovuto porre immediatamente rimedio, se si pensa che, soltanto nel 2008, un’altra pellicola, cui era stato ancora una volta sostituito il nome inglese per interesse puramente commerciale, portava lo stesso, identico titolo&#8230; ve la ricordate?</p>
<p style="text-align: justify;">Era <a href="http://www.imdb.com/title/tt0765447/" target="_blank">Evening</a> (da noi accreditato, giustappunto, come Un amore senza tempo), diretto da Lajos Koltai ed interpretato da un numerosissimo cast tutto al femminile, con Claire Danes, Toni Collette, Meryl Streep, Glenn Close, Vanessa Redgrave e la – tristemente – scomparsa <a href="http://www.binarioloco.it/2009/03/19/tragico-epilogo-per-natasha-richardson/" target="_blank">Natasha Richardson</a>, figlia di quest’ultima nella vita e sullo schermo. Che oltre al danno vi sia stata anche la beffa, poi, con l’ulteriore evoluzione nominativa nell’atroce scappatoia di <em>Un amore all’improvviso</em>, risulta più che evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che il film, nel complesso, non merita rivendicazioni di sorta in merito al prezioso titolo perso, perché se gli spettatori entreranno in sala intenzionati a rallegrarsi con un’intensa storia d’amore, allora non ne rimarranno affatto delusi. Gli informati, al contrario, vedranno un intero volume, di pagine in cui si trattavano argomenti come il viaggio nel tempo, il libero arbitrio, la predeterminazione delle cose, infrangersi al suolo e restarne tutt’altro che illeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Con tono melenso e fastidiosamente, sin troppo drammatico, difatti, la trasposizione del romanzo della Niffenegger perde quella sua originalità persino un pò irriverente e per nulla flemmatica, trascendendo la filosofia del viaggio temporale (molto alla <em>Donnie Darko</em>) per lasciar spazio alle romanticherie più insipide ed anodine (vedi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_casa_sul_lago_del_tempo" target="_blank">La casa sul lago del tempo</a>), tra cui si annovera la pessima interpretazione di Rachel McAdams che presto ritroveremo nell&#8217;atteso <a href="http://www.imdb.com/title/tt0988045/" target="_blank">Sherlock Holmes</a> di Guy Ritchie.</p>
<p style="text-align: justify;">Prodotto (tra i tanti) da Brad Pitt, che ne aveva precedentemente acquistato i diritti cinematografici, il film narra le vicende amorose di Clare Abshire (McAdams) ed Henry DeTamble (Eric Bana, obiettivamente perfetto per – e nel – vestire i panni del personaggio descritto dall’autrice), bibliotecario affetto da una strana malattia genetica che prende il nome di “cronoalterazione”, e lo porta a viaggiare nel tempo nei momenti meno opportuni, senza controllo alcuno sugli effetti fisiologicamente (e psicologicamente) devastanti del caso.</p>
<p style="text-align: justify;">(<strong>Nota del caporedattore</strong>: nessun film di valore si fonda su una sceneggiatura che preveda il protagonista nudo ad ogni balzo temporale &#8211; Film indirizzato ad un&#8217;audience prettamente femminile? Particolare già presente nel libro? Mah&#8230;una cosa è certa: banalizzare non ha mai pagato, al cinema)</p>
<p style="text-align: justify;">Si salvano determinati momenti, insomma, come il tanto atteso matrimonio tra i due che, ovviamente, è previsto sin dalle prime scene della pellicola, mentre <em>il resto è noia</em>, come si suol <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Califano" target="_blank">dire</a>. Pur tuttavia, andrebbe spezzata una lancia a favore del finale, risolto in maniera brillante e, azzarderemmo, addirittura geniale: cercando di non scadere in spiacevoli spoiler, vi basterà sapere che nella versione cartacea del film erano previsti dei paradossi temporali che avrebbero portato ad uno strano incontro tra amanti: lei, più che ottantenne, lui, ancora giovane e splendente. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Highlander_-_l%27ultimo_immortale" target="_blank">Highlander</a> rules.</p>
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		<title>Bastardi senza gloria</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 15:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Gianneramo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il deludente risultato al botteghino con Grindhouse, a Quentin Tarantino si chiedeva la mossa capace di risollevare la fiducia delle major (e del grande pubblico) nei suoi confronti. Non che la produzione tarantiniana fosse scesa di livello: pochi registi hanno uno stile così definito come il suo e hanno perseguito con (suicida?) coerenza i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/01/ingloriousbasterds.jpg" alt="" width="457" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il deludente risultato al botteghino con <a href="http://www.imdb.com/title/tt0462322/">Grindhouse</a>, a <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000233/">Quentin Tarantino</a> si chiedeva la mossa capace di risollevare la fiducia delle major (e del grande pubblico) nei suoi confronti. Non che la produzione tarantiniana fosse scesa di livello: pochi registi hanno uno stile così definito come il suo e hanno perseguito con (suicida?) coerenza i loro gusti, con fare autoreferenzialista. Ma di tutto ciò all’ignoranza del pubblico di massa importa poco, così come altrettanto insensibili sono i conti degli studios. Chiamato alla scommessa, Quentin ha risposto da par suo, con un’opera che è una perla della sua cinematografia, senza se e senza ma: <a href="http://www.inglouriousbasterds-movie.com/">Bastardi senza gloria</a> è un capolavoro che può tranquillamente essere annoverato nel suo personale “Olimpo” di pellicole quali <a href="http://www.imdb.com/title/tt0105236/">Le Iene</a> e <a href="http://www.imdb.com/title/tt0110912/">Pulp Fiction</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4933"></span> Di questo <em>Inglourious Basterds</em> (il titolo originale preserva il doppio errore ortografico voluto – per ragioni dialettiche, forse – da Tarantino stesso) si parla da parecchi mesi, visto il ritardo nella preparazione, il casting lungo e ricercato e la fretta per allestire una versione pronta per Cannes. E da altrettanti mesi si parlava di una sceneggiatura-capolavoro, come non se ne vedevano da anni: più di metà del valore dell’opera risiede infatti in uno script sensazionale per densità, dialoghi, trama e soprattutto ritmo. Le due ore e mezza di proiezione scorrono con una fluidità vista molto raramente (alla fine sembra di aver assistito ad un mediometraggio), i lunghi dialoghi in pieno stile tarantiniano – così come la suddivisione in capitoli – sono talora comici e vuoti (stile <em>Pulp Fiction </em>o <em>Grindhouse</em>), talora tesissimi e da vero thriller (stile <em>Le Iene</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla trama poi, inutile stare a spendere poche parole in più del semplice: “Tarantino riscrive la seconda guerra mondiale”. Qualcuno oltreoceano e non solo ha avuto il coraggio di imputare al film la scarsa aderenza ai fatti storici! Assurdo è invece che dopo 17 anni di filmografia qualcuno ancora non si meravigli se Tarantino non ha fatto atterrare gli alieni sulla Repubblica di Vichy. Suvvia, questo è <em>Bastardi senza gloria</em>, non<em> Schindler’s List</em>! La storia è in ogni caso quella di un manipolo di americani addestrati per uccidere nazisti (con ogni mezzo e senza reticenze sull’uso della violenza, naturalmente) e mandati a compiere il loro lavoro nella Francia occupata. I loro piani si fonderanno casualmente con quelli di una giovane che decide di attentare alla vita del Führer all’interno del cinema da lei gestito, durante l’anteprima di un film di propaganda nazista.</p>
<p style="text-align: justify;">Se metà del valore dell’opera lo si deve alla sceneggiatura, l’altra metà va alle prove di un cast in forma più che strepitosa. Il capo dei <em>Basterds</em>, il tenente Aldo Raine, è forse il <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000093/">Brad Pitt</a> migliore della sua carriera: divertito ad atteggiare la sua espressione da sbruffone, si vede lontano un miglio quanto il nostro se la sia spassata a dar vita a quel personaggio smargiasso con la faccia da schiaffi e un accento americano iper-forzato. Dalla parte opposta della barricata c’è il colonnello Hans Landa aka <a href="http://www.imdb.com/name/nm0910607/">Christoph Waltz</a>, vincitore con merito del premio come Miglior Attore a Cannes. E’ suo il compito più ostico dell’intera sceneggiatura: dar vita con il suo personaggio ai dialoghi più tesi e insieme divertenti dell’opera e a costruire con nonchalance un individuo controverso e schizofrenico. Bravissima anche <a href="http://www.imdb.com/name/nm1208167/">Diane Kruger</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile stare a elencare la serie – come sempre lunghissima – di rimandi, citazioni e chicche per cinefili di cui Tarantino infarcisce l’opera: citiamo solo il solito omaggio al film d’annata (stavolta si tratta di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0076584/">Quel maledetto Treno Blindato</a> di Enzo Castellari, 1978) e le scene del film nel film, quello proiettato all’interno del cinema nella macro-sequenza finale, girato da <a href="http://www.imdb.com/name/nm0744834/">Eli Roth</a> stesso, che ha quindi figurato come attore (interpreta uno dei <em>Basterds</em>), aiuto-regista e… regista stesso!</p>
<p style="text-align: justify;">Nota finale per l’ottima fotografia e la colonna sonora in cui figura anche il sempre perfetto <a href="http://www.imdb.com/name/nm0001553/">Ennio Morricone</a>. Infine un consiglio: un film come questo, recitato in 3-4 lingue differenti (c’è spazio anche per l’italiano, in una scena che ovviamente scivola nel trash – siamo piazzati ovunque come macchiette e ce lo meritiamo), non può e non deve essere stuprato dal doppiaggio. Chi può corra in una sala con proiezione originale e mai come stavolta non se ne pentirà.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://static.screenweek.it/2008/12/12/Inglourious-Basterds.jpg" rel="lightbox[4933]"><img class="alignnone" src="http://static.screenweek.it/2008/12/12/Inglourious-Basterds.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.filmofilia.com/wp-content/uploads/2009/05/inglourious_basterds_02-535x356.jpg" rel="lightbox[4933]"><img class="alignnone" src="http://www.filmofilia.com/wp-content/uploads/2009/05/inglourious_basterds_02-535x356.jpg" alt="" width="151" height="100" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/04/29/1241007608631_senza-titolo-7.jpg" rel="lightbox[4933]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/04/29/1241007608631_senza-titolo-7.jpg" alt="" width="162" height="100" /></a></p>
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		<title>Il grande sogno</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 11:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Mazzacane</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Venezia 66]]></category>
		<category><![CDATA[Il grande sogno]]></category>
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		<category><![CDATA[riccardo scamarcio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grande sogno di Michele Placido, che era tra i film italiani in concorso alla 66a Mostra del cinema di Venezia, sta suscitando pareri discordanti. Tra gli esperti di cinema non ha riscosso un gran successo, ma al pubblico piace, anche a giudicare dalle sale cinematografiche abbastanza piene. Proprio a Venezia, la protagonista femminile,  Jasmine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-4970" title="GrandeSogno" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/09/GrandeSogno.jpg" alt="GrandeSogno" width="459" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt1194231/" target="_blank">Il grande sogno</a> di Michele Placido, che era tra i film italiani in concorso alla <a href="http://www.binarioloco.it/category/festival/venezia-66/" target="_blank">66a Mostra del cinema di Venezia</a>, sta suscitando pareri discordanti. Tra gli esperti di cinema non ha riscosso un gran successo, ma al pubblico piace, anche a giudicare dalle sale cinematografiche abbastanza piene.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4967"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Proprio a Venezia, la protagonista femminile,  <a href="http://www.imdb.com/name/nm0872910/" target="_blank">Jasmine Trinca,</a> ha vinto il Premio Mastroianni come miglior attrice emergente. Nel film, la Trinca interpreta Laura, il personaggio intorno al quale ruotano le vicende amorose e politiche dei due protagonisti maschili, Libero e Nicola, interpretati rispettivamente da Luca Argentero e Riccardo Scamarcio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il grande sogno</em> è un film sul 1968 – 1969, raccontato ripercorrendo la vera storia del regista Michele Placido, interpretato da Scamarcio che veste il ruolo del giovane Nicola Casella, giovane poliziotto pugliese che sogna di fare l’attore. Trasferitosi a  Roma per recitare, nel film “il mio alter ego realizza il suo sogno, diventa attore&#8221; &#8211; ha raccontato Placido &#8211; &#8220;ma so che le strade di molti miei amici di allora hanno preso una piega molto diversa, alcuni hanno partecipato alle attività violente degli anni successivi. Per quanto mi riguarda, io credo di stare ancora facendo il &#8217;68 attraverso il mio lavoro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo sfondo, ovviamente, la situazione economico-sociale di un’Italia travolta da ribellioni e contrapposizioni politiche feroci. Michele Placido racconta se stesso, la sua gioventù romana, attraverso Nicola, cui viene assegnato l’incarico di infiltrato nell’Università, proprio per le sue doti recitative. Qui conosce Laura e se ne innamora, trovandosi più volte diviso tra il dovere di contenere i manifestanti e la voglia di proteggere i  nuovi amici dall&#8217;aggressività dei colleghi poliziotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo, quindi, di fronte a due film in uno: il primo narra le vicende amorose di Nicola, Laura e Libero; il secondo è un ritratto storico di quegli anni, visto attraverso gli occhi del poliziotto che osserva i suoi coetanei mentre tentano di cambiare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è anche un altro “pezzo” di Michele Placido nel film, il figlio Marco Brenno (lo abbiamo conosciuto nella fiction Rai <em>Tutti pazzi per amore</em>). che interpreta il ruolo del fratello minore di Laura. Anche lui e la sorella vengono pervasi dal fervore politico che li circonda in quegli anni e che gli entra in casa, gettando scompiglio. Ciò, insieme al carattere deciso ed all&#8217;attitudine “rivoluzionaria” di Laura, provocherà la ribellione contro i genitori e la società.</p>
<p style="text-align: justify;">Bravi Luca Argentero e Laura Morante che, ancora una volta, veste i panni della signora di mezza età. Nevrotica, gelosa e vendicativa.</p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548920884_02.jpg" rel="lightbox[4967]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548920884_02.jpg" alt="" width="148" height="98" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548921056_il_grande_sogno_1.jpg" rel="lightbox[4967]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548921056_il_grande_sogno_1.jpg" alt="" width="142" height="98" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548921100_il_grande_sogno_2.jpg" rel="lightbox[4967]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/08/29/1251548921100_il_grande_sogno_2.jpg" alt="" width="149" height="98" /></a></p>
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		<title>La ragazza che giocava con il fuoco</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 16:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mastroianni]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo adattamento cinematografico tratto dalla trilogia di romanzi polizieschi di Stieg Larsson, scrittore e giornalista svedese tragicamente scomparso nel 2004, nonché fondatore dell’ormai nota rivista Expo. La ragazza che giocava con il fuoco può esser considerato come il sequel di Uomini che odiano le donne, un vero e proprio fenomeno d’incassi che ha letteralmente conquistato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4979" title="La-ragazza-che-giocava-con-il-fuoco" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/09/La-ragazza-che-giocava-con-il-fuoco.jpg" alt="La-ragazza-che-giocava-con-il-fuoco" width="460" height="262" /></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo adattamento cinematografico tratto dalla trilogia di romanzi polizieschi di Stieg Larsson, scrittore e giornalista svedese tragicamente scomparso nel 2004, nonché fondatore dell’ormai nota rivista Expo. La ragazza che giocava con il fuoco può esser considerato come il sequel di <a href="http://www.binarioloco.it/2009/06/01/uomini-che-odiano-le-donne/" target="_blank">Uomini che odiano le donne</a>, un vero e proprio fenomeno d’incassi che ha letteralmente conquistato il pubblico scandinavo nel giro di qualche mese, e verrà presto seguito da <em>La regina dei castelli di carta</em>, la cui uscita è, attualmente, prevista per la primavera del 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4978"></span>L’incredibile velocità con la quale sono stati girati i tre film suggerisce due possibili strategie: l’una, come ha dichiarato lo stesso Michael Nyqvist (il Kalle “Dannato” Blomkvist della situazione, da lui interpretato) durante la presentazione della nuova pellicola, sarebbe quella di attraversare l’intero universo di Larsson in poco più di un anno e mezzo di riprese, così che lo spirito della serie non si disperda nei sin troppo lunghi tempi d’attesa che, solitamente, separano un capitolo dal successivo; l’altra, quella di sfruttare il successo di una prima, fortunata trasposizione dell’omonimo best-seller, forzando la produzione alla medesima maniera in cui accadde per la trilogia di <em>Matrix</em> dei fratelli Wachowski – il primo di una lunga tradizione di sequel e threequel contemporaneamente realizzati.</p>
<p><em>La ragazza che giocava con il fuoco</em> vede, stavolta, Lisbeth Salander (Noomi Rapace) alle prese con un’intricata cospirazione avvenuta alle sue spalle e, più di ogni altra cosa, durante la sua breve assenza dalla Svezia. Mikael Blomkvist, tornato vittorioso alla guida della rivista Millennium, sta per pubblicare un’importante inchiesta su un vasto traffico di prostituzione che coinvolge i paesi dell’Est. Poco prima di andare in stampa, però, due dei suoi fondamentali collaboratori vengono improvvisamente messi a tacere con un duplice omicidio e, quando anche il tutore legale di Lisbeth verrà ucciso e le impronte digitali di quest’ultima saranno trovate sull’arma da fuoco utilizzata, la giovane hacker sarà presto in cima alla lista dei ricercati della polizia. Ancora una volta in una corsa contro il tempo, ma in questo caso con una reciproca inversione di parti, sarà proprio Blomkvist a tentare il tutto per tutto per ricollegare ogni singolo, sconvolgente pezzo del puzzle e dimostrare, in tal modo, l’eventuale innocenza della ragazza.</p>
<p>In attesa di un finale conclusivo della saga, e di vedere gli effetti di un’annunciata steadicam nel terzo ed ultimo film basato sulla trilogia <em>Millennium</em>, il nuovo regista, Daniel Alfredson, sostituisce sia Niels Arden Oplev che i tempi morti di <em>Uomini che odiano le donne</em>, avvalendosi dell’esperienza di ruolo di attori come Nyqvist e la bravissima Rapace: il primo, che adora Mastroianni e si considera sulla carta (e sullo schermo) l’alter-ego di Stieg Larsson, è anche il solo ad aver realmente conosciuto lo scrittore.</p>
<p>Con una maggiore attenzione verso i tempi ritmici di un thriller tradizionale, i nuovi “regolamenti di conti” di Lisbeth Salander sono in definitiva leggermente superiori ai primi. E, nonostante sia ufficialmente stata tralasciata più di un’ora di materiale extra contenuto nel romanzo, ai dettagli suppliscono, finalmente, le scene dedicate alla redazione dell’immaginaria rivista Millennium, da cui la trilogia prende il nome.</p>
<p>Tuttavia, è piuttosto facile prevedere, come di consueto, quelle che saranno le due reazioni opposte degli spettatori. Perché se i lettori apprezzeranno, in qualità di affezionati “frequentatori” di scenari freddi e tremendamente calmi, educati ad uno stile narrativo dalle frasi brevi e frequentemente interrotte da una punteggiatura propriamente scandinava, gli altri faranno davvero fatica a nutrire interesse per l’intera saga cinematografica, annientati da una fotografia spesso ferma e distaccata, nonché da quell’atmosfera un po’ alla <em>Ispettore Derrick</em> che ne anima l’insieme.</p>
<p>Cos’altro aggiungere, poi, se non che – ironicamente – gli ultimi due capitoli della serie erano originariamente previsti per la televisione, dacché Larsson stesso aveva venduto i diritti dei suoi romanzi ad un’azienda televisiva?</p>
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		<title>Il mio vicino Totoro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 07:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[Hayao Miyazaki]]></category>
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		<description><![CDATA[In giapponese, Tonari No Totoro. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, Il mio vicino Totoro è la versione italiana del piccolo capolavoro d’animazione nipponica, firmato Hayao Miyazaki ed originariamente datato 1988. Il quarto lungometraggio di quella che sarà una lunga serie di pellicole di successo (Nausicaä della valle del vento, La città incantata, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4974" title="totoro-bus" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/09/totoro-bus.jpg" alt="totoro-bus" width="469" height="467" /></p>
<p style="text-align: justify;">In giapponese, Tonari No Totoro. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, <a href="http://www.luckyred.it/totoro/" target="_blank"><em>Il mio vicino Totoro</em></a> è la versione italiana del piccolo capolavoro d’animazione nipponica, firmato Hayao Miyazaki ed originariamente datato 1988. Il quarto lungometraggio di quella che sarà una lunga serie di pellicole di successo (<em>Nausicaä della valle del vento</em>, <em>La città incantata</em>, <em>Il castello errante di Howl</em>) per il regista di serie televisive come <em>Lupin III</em> e <em>Conan il ragazzo del futuro</em>. Finalmente riadattato nella nostra lingua per il grande schermo, dopo un imbarazzante silenzio durato ben 21 anni, il film è distribuito da Lucky Red che, a partire dal 2005, aveva già iniziato a curare le versioni italiane degli acclamati anime dello <a href="http://www.studioghibli.net/" target="_blank">Studio Ghibli</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4972"></span>Quest’ultimo, fondato dallo stesso Miyazaki nel lontano 1985, porta curiosamente il nome che, durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni piloti italiani diedero ad un vento caldo del Sahara.<br />
Se il messaggio era quello di portare innovazione nel mondo dell’animazione giapponese, da noi sin troppo spesso limitato al solo home video, <em>Il mio vicino Totoro</em> ne è, senza alcun dubbio, testimonianza diretta.</p>
<p>Nonostante lo scarso successo ottenuto al botteghino, Totoro (che in Italia è uscito la scorsa settimana in 58 sale, nella speranza che gli appassionati di cinema d’essai ne gratificassero lo sforzo di produzione) è ormai divenuto il nuovo logo dello Studio Ghibli e, grazie all’idea di un fabbricante di peluche, ha visto i suoi gadget conquistare il Giappone e la critica infervorarsi per la delicatezza di un personaggio nato dall’incredibile incrocio tra una talpa, un orso ed un procione.</p>
<p>Siamo a Tokyo (città natale del regista), negli anni cinquanta. Satsuki e Mei sono due sorelle (undicenne la prima e parecchio più piccola la seconda) dall’indole dolce ed esuberante. Assieme al padre si sono appena trasferite in un villaggio di campagna, in una nuova casa tutta in legno, un po’ malmessa ma splendidamente ristrutturabile e, soprattutto, a poca distanza dall’ospedale ove la loro madre è da tempo ricoverata. Alle prese con la pulizia e la manutenzione della dimora, le due bambine andranno incontro alla scoperta di antiche creature invisibili agli occhi adulti (citando <em>Neverland – Un sogno per la vita</em>, per vedere le fate è necessario credervi). E questo avverrà per i “nerini del buio”, spiritelli della fuliggine (i medesimi ripresi ne La città incantata), così come per Totoro (Totoru, in giapponese, significa troll, ma Mei ne storpierà involontariamente il nome), grosso e sempre addormentato abitante di un grande albero di canfora del bosco del villaggio. Insieme a lui il Gattobus, un autobus morbidissimo e dal muso di gatto, con due topolini che ne illuminano il riquadro adibito a riportarne la destinazione.</p>
<p>Con <em>Il mio vicino Totoro</em>, Miyazaki racconta, ancora una volta, una storia destinata ad un pubblico infantile, ma che finisce con l’adattarsi pienamente anche ai gusti degli adulti, casuali accompagnatori a loro volta rapiti da una tenerezza ed una rilassatezza di fondo che animano così piacevolmente la pellicola. E, servendosi di una sceneggiatura dai dialoghi appositamente asciutti e pur tuttavia proporzionali ad una bellezza visiva semplice e al contempo impressionante, crea un’atmosfera carica di quell’ingenua curiosità mai noiosa o ripetitiva per la quale tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, siamo passati, portandoci a riprendere in considerazione l’idea di tornare su quei passi e ad emozionarci per quel soffice ammasso di pelo che è Totoro, simbolo di crescita e maturazione.</p>
<p><a href="http://www.binarioloco.it/2009/09/25/il-mio-vicino-totoro/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Basta che funzioni</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 09:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Barros Campelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[basta che funzioni]]></category>
		<category><![CDATA[evan rachel woods]]></category>
		<category><![CDATA[woody allen]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-4925" title="BastaFunzioni" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2009/09/BastaFunzioni.jpg" alt="BastaFunzioni" width="458" height="320" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sono ormai trascorsi trent’anni, da quando <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000095/">Woody Allen</a> e <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000473/">Diane “Annie” Keaton</a> passeggiavano per una Manhattan in bianco e nero, accompagnati dalle melodie classiche e jazz del noto compositore George Gershwin (bellissima e memorabile la sua <em>Rhapsody in Blue</em>). E, malgrado una breve parentesi europea in cui <a href="http://www.imdb.com/title/tt0416320/">Match Point</a> segnava una nuova fase artistica del regista e <a href="http://www.imdb.com/title/tt0457513/">Scoop</a> una piccola riapparizione dello stesso nel ruolo di attore di spalla, lo scrittore di quasi cinquanta commedie di successo è pronto a tornare nella sua amata New York, per un film che sembra voler tirare le somme di una vita passata all’insegna del genio e della follia, e che vi riesce con una nota malinconica e quel pizzico di autoironia tipicamente alleniana che mai potrebbe mancare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4923"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Scritto per il grande schermo verso la fine degli anni ’70, <a href="http://www.imdb.com/title/tt1178663/">Basta che funzioni</a> (in originale, <em>Whatever Works</em>) avrebbe dovuto vedere <a href="http://www.imdb.com/name/nm0609216/">Zero Mostel</a> (<a href="http://www.imdb.com/title/tt0063462/">Per favore, non toccate le vecchiette</a>) come suo principale interprete. Con la morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1977, la sceneggiatura è stata messa in un cassetto sino a quando Allen non si è sentito pronto a rimaneggiarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è un’opera macchiata da un pessimismo di fondo giunto al suo limite più estremo, facilmente paragonabile all’atmosfera esistenzialista di Manhattan e, tuttavia, del tutto accostabile ad una versione meno inglese (e attuale) di <em>Match Point</em>. Questo, perché le novità che porta la nuova pellicola di Woody Allen sono ben poche: il messaggio principale, con gran disinvoltura ed un forte omaggio a se stesso, rimane pur sempre quello dell’importanza del caso o della fortuna. Meglio aver dalla propria parte il fato, piuttosto che il talento.</p>
<p style="text-align: justify;">Esponente di questa vecchia e familiare teoria è, stavolta, <a href="http://www.imdb.com/name/nm0202970/">Larry David</a> (nota del caporedattore: trattasi del mitico autore di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0098904/">Seinfield</a> e protagonista della serie di culto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0264235/">Curb Your Enthusiasm</a>), perfetto alter-ego di Woody se si pensa alla maggior parte dei suoi ruoli. Grande ammiratore del regista e già intravisto in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0093818/">Radio Days</a> e <a href="http://www.imdb.com/title/tt0097965/">New York Stories</a>, David ha i numeri giusti per vestire i panni di un&#8217;altra personalità brillante, il cui esasperato disfattismo è solo uno dei tanti aspetti caratteriali. Il suo personaggio, difatti, pare esser costruito a tavolino da un Allen evidentemente sopraffatto dalla voglia di mettere in chiaro, una volta per tutte, il proprio modo di pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Boris Yellnikoff (Larry David) è un ex professore della Columbia University, autoproclamatosi genio grazie, almeno a sua detta, ad una candidatura al premio Nobel per la Meccanica Quantistica. Ciò che lo distingue dall’insignificante massa di “vermetti” che lo circondano è una visione d’insieme delle cose, che culmina in un ateismo sfrenato e, di conseguenza, in un rifiuto della morte incentivato da frequenti crisi di panico ed un tentativo di suicidio alquanto malriuscito. Divorziato da sua moglie e finalmente libero di essere un inguaribile misantropo, trascorre le sue giornate ad irritare quei pochi amici che gli rimangono con accese discussioni sulla vuotezza del mondo, così come ad insultare gli sfortunati ragazzini che prendono lezioni scacchistiche da lui. Il momento della svolta, o meglio del caso, arriva con Melody St. Anne Celestine (<a href="http://www.imdb.com/name/nm0939697/">Evan Rachel Wood</a> – <a href="http://www.imdb.com/title/tt0445922/">Across the Universe</a>, <a href="http://www.imdb.com/title/tt1125849/">The Wrestler</a>), giovane dalle doti intellettuali non troppo sviluppate ma dall’aspetto più che gradevole: scappata dalla propria famiglia e proveniente da una contea del Mississippi, la ragazza avvicina Boris armata di una mente provinciale e delle migliori intenzioni che si siano mai viste. Ciò che le manca è solamente un posto nel quale trovare del buon cibo ed un comodo letto su cui dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cast artistico è controfirmato da una serie di nomi importanti: l’attrice <a href="http://www.imdb.com/name/nm0165101/">Patricia Clarkson</a>, bravissima a dispetto di una sorprendente candidatura all’Oscar per <a href="http://www.imdb.com/title/tt0311648/">Schegge di April</a>, è la madre di Melody, sbarcata a New York per ritrovare sua figlia dopo che il marito, interpretato da <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000893/">Ed Begley Jr.</a> (<a href="http://www.imdb.com/title/tt0112462/">Batman Forever</a>, <a href="http://www.imdb.com/title/tt0094606/">Turista per caso</a>), l’ha tradita con la sua migliore amica. Mentre <a href="http://www.imdb.com/name/nm0147147/">Henry Cavill</a>, il bel Charles Brandon della serie televisiva <a href="http://www.imdb.com/title/tt0758790/">I Tudors &#8211; Scandali a corte</a>, è l’affascinante ragazzo che s’innamorerà a prima vista di un’Evan Rachel Wood tutta inedita ma che, con talento naturale, si assume l’oneroso incarico di esser la nuova musa di Allen e, soprattutto, una mancata Scarlett Johansson (moltissime le analogie tra questa Wood e quella Scarlett di <em>Scoop</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Impeccabile, come di consueto, il commento musicale jazz di sottofondo, di cui si era persa ogni traccia dopo <a href="http://www.imdb.com/title/tt0313792/">Anything Else</a>. Per il resto, se è vero che la critica più spietata troverà scontato e ripetitivo il nuovo Woody Allen, è altresì giusto ammettere che l’originalità del film, nel suo complesso, risiede nella comicità di un rapporto tra un genio un po’ attempato ed una ventunenne senza cervello, oltremodo ingenua: citando Boris, sarebbe un gran peccato perder la visione d’insieme di una sceneggiatura dai dialoghi intensi, ciò nondimeno accessibili a chiunque. E poi, non dimentichiamoci che… basta che funzioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816028_006.jpg" rel="lightbox[4923]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816028_006.jpg" alt="" width="143" height="95" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816758_015.jpg" rel="lightbox[4923]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816758_015.jpg" alt="" width="143" height="95" /></a> <a href="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816359_012.jpg" rel="lightbox[4923]"><img class="alignnone" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_trovacinema/2009/09/15/1253010816359_012.jpg" alt="" width="143" height="95" /></a></p>
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