apr 13

VolcanoUna splendida occasione per vedere documentari che non escono mai in sala, per vivere l’atmosfera della contemporaneità con lavori rari ed inediti nel nostro paese. Anche quest’anno, la parola d’ordine è RIFF. Ecco a voi il comunicato stampa ufficiale. Per il programma, cliccate qui. ;-)

XI edizione del Rome Independent Film Festival

RIFF AWARDS 2012

Dal 13 al 19 aprile

Nuovo Cinema Aquila e Casa del Cinema di Roma

Il programma dell’undicesima edizione del Rome Independent Film Festival, che si terrà dal 13 al 19 Aprile presso il Nuovo Cinema Aquila e presso la Casa del Cinema di Roma, propone, provenienti da circa 40 nazioni, 120 pellicole tra anteprime mondiali ed europee, opere prime e anticipazioni assolute che confermano il RIFF come importante vetrina internazionale del cinema indipendente.

La sezione dei lungometraggi stranieri offre in particolare un articolato ventaglio di opere e talenti provenienti dalla nuova Europa. Tra le opere prime in concorso vanno segnalati “Volcano” (dom 15 aprile h 20.10) dell’islandese Rúnar Rúnarsson, regista di fama internazionale, candidato per i suoi cortometraggi agli oscar nel 2006 con “Last Farm”, che ha avuto una nomination per la Palma d’oro nel 2008 con “2 birds” ed è stato selezionato sempre a Cannes per la Director’s Fortnight nel 2009 con “Anna”; molto attesa è l’opera seconda “Courage” (ven 13 aprile h 20.40) del polacco Greg Zglinski vincitore a Venezia nel 2004 con l’opera prima “Tout un hiver sans feu; dalla Danimarca arriva “Room 304” (sab 15 aprile h 20.10) di Birgitte Starmose cineasta premiata a Berlino nel 2010 con il cortometraggio “Ønskebørn.

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di Massimo Frezza
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apr 12

Negli anni ’60 c’era uno slogan: Good as You.  Era il movimento omosessuale anglosassone che gridava la sua affermazione. Buoni come voi, buoni come tutti gli esseri viventi, indifferentemente dal colore della pelle, appartenenza religiosa o dalle scelte ed inclinazioni sessuali. Lo stesso titolo dello slogan venne ripreso nella commedia scritta da Roberto Biondi, andata in scena con un discreto successo in molti teatri italiani una decina di anni fa.

Dopo averla diretta sul palcoscenico, Mariano Lamberti approda oggi sul grande schermo, insieme a Riccardo Pechini. Il cast della “prima gay comedy italiana”, come l’ha definita lo stesso regista ha un preciso compito (ben riuscito tra l’altro), portare un messaggio forte e chiaro: le questioni con cui si confrontano gli omosessuali sono identiche a quelle degli etero.  Concetto apparentemente banale ma in realtà, soprattutto in Italia, non così scontato.

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di Silvia Donnini
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apr 09

Dopo il fenomeno Quasi amici, un’altro film francese incentrato su un tema intramontabile come la lotta fra classi fa capolino nelle nostre sale. Presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, Il mio migliore incubo racconta la storia di Agathe (Isabelle Huppert), una donna glaciale dell’alta borghesia che vive con il figlio e il compagno François (André Dussollier) in una enorme casa in uno dei quartieri più chic di Parigi e dirige un’importante fondazione di arte contemporanea.

Patrick (Benoît Poelvoorde) è un rude e alcolizzato ex galeotto, che vive con suo figlio in alloggi di fortuna e sbarca il lunario con lavoretti di muratura, passa il tempo portandosi a letto donne piuttosto facili, con una spiccata predilezione per quelle grassocce… Le vite di Agathe e di Patrick si incontreranno grazie (o a causa) al solido legame di amicizia che si è instaurato tra i rispettivi figli. E, naturalmente accadrà di tutto.

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di Carolina Tocci
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apr 09

Dopo Persepolis, la coppia Marjane Satrapi – Vincent Paronnaud si cimenta nella trasposizione di un’altra graphic novel della celebre esule iraniana, molto meno nota della prima. Questa volta, però, non si tratta di animazione, ma di un film con attori in carne e ossa, chiamati paradossalmente ad interpretare una storia ben più eterea di Persepolis.

Pollo alle prugne è, infatti, un racconto romantico e onirico, dove è protagonista l’amore che Nasser Ali, un talentuoso musicista ora furente ora trasognato, nutre per una donna che però non potrà sposare per l’opposizione del padre di lei. Si rifugerà allora nella sua musica, alla ricerca disperata di un violino che abbia la necessaria purezza del suono e che, perciò, sia in grado di evocare i suoi sentimenti. Ma purtroppo nessuno strumento si rivelerà in grado di lenire le pene d’amor perduto…

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di Roberto Dati
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apr 07

“Ma quante belle figlie madamadorè, ma quante belle figlie”, così recitava la filastrocca… eh, sì, perché le “17 ragazze” del francesissimo film dall’omonimo titolo  (17 Filles), selezionato a Cannes nella Semaine de la Critique e divenuto un vero caso in Francia, sono tutte (o quasi) belle, ardenti, vitali, indipendenti e … incinte!

Le registe Delphine e Muriel Coulin, provenienti dal documentario, traspongono un fatto vero avvenuto in Massachusetts nel 2008 – dove un folto gruppo di ragazze decise di attuare una gravidanza collettiva – sulle sterminate spiagge di Lorient, una cittadina della Bretagna sull’Atlantico, dove le stesse filmmaker sono cresciute e dove scarseggiano stimoli e prospettive per tanti giovani pieni di energia, potenziale e voglia di vivere.

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di Elisabetta Colla
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apr 05

Autenticità e pulizia stilistica per questo assoluto vincit0re al botteghino persino in un paese come l’Italia, in cui vi sono molte “ità” di cui doversi vergognare, per l’ipocrisia e l’ignoranza che si spandono a macchia d’olio attraverso lo stivale. Qui si va ben oltre il tabù della “sensibilità”, dell’obesità, della povertà…ostentando il coraggio di parlare, addirittura ridendo, di felicità e povertà, rapporti tra bianchi e neri in Francia, i quartieri alti e le banlieue…LA DISABILITA’ GRAVE.

Esatto. La citiamo volutamente per ultima perché è questo il demonio della società occidentale contemporanea. Va tutto bene finché sei ricco, possibilmente giovane (o botoxianamente presunto tale) e cammini con le tue gambe ma se, malauguratamente, un incidente (il parapendio, nel caso del protagonista – il film è tratto da una storia vera) ti paralizza, rendendoti dipendente dagli altri…tu non conti più nulla. Diventi immediatamente un paria, un intoccabile, persona non grata.

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di Massimo Frezza
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apr 05

I Blues Brothers creano, Cirio conserva e tutti gli altri (registi) provvedono. Nella Commedia rock all’italiana di Carlo Virzì, al suo secondo film e fratello del più conosciuto Paolo, si strizza l’occhiolino alle più note reunion dai Blues Brothers, a School of  Rock  e, in generale, all’utopistico mondo del rock alternativo, di provincia, dai tour improbabili a bordo di un furgone sgangherato. I Pluto, un gruppo toscano di hard rock di infimo livello quindici anni prima erano così: quattro ventenni, Alessandro Roja (Loris il batterista), Marco Cocci (Mao il cantante), Claudia Pandolfi (Sabrina la bassista) e Dario Cappanera (Rino lo scontroso chitarrista e nella realtà tra i più talentuosi rockers italiani). Come tutte le band che si rispettino, e senza alcun successo, si sono sciolti in brevissimo e sembra che ognuno di loro non abbia né tempo né voglia di rivedersi. Ognuno coi propri fallimenti  in corso.

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di Silvia Donnini
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apr 02

Un tempo felice per il cinema e la commedia italiana ed all’italiana, questo si sarebbe definito un cast di stelle per un classico film ad episodi. Anche se, in questo caso, i suddetti non riescono a legarsi ed intrecciarsi, pur mantenendo ognuno la propria autonomia, in un film che, per lo spirito che lo anima, sembra essere un unicum, uno sgangherato pamphlet sui tanti vizi e le pochissime virtù di un’Italia in pieno declino.

Lo stato delle cose di un paese allo sbando, meschino, dominato ormai dalla permanente vocazione all’arte della sopravvivenza, alla furberia, all’accattonaggio, obnubilato spesso da un’incapacità ed un’ottusità a saper guardare. Anima nera del paese, perfettamente rappresentato anche dallo sguardo velato, oscurato che hanno anche i fratelli Vanzina, in fondo i nostri Cohen, in quest’ultima opera. I Vanzina, forse anche per l’aria che hanno respirato in famiglia, figli dell’ottimo artigiano Steno (iniziamo a limitare i termini “grande” usati a sproposito per qualsiasi buon regista che paia un gigante nel desolato panorama attuale), sono sempre stati un gradino più in alto, per creatività e fattura, rispetto alla pletora di registi commerciali alla Parenti, alla Oldoini ed ai tanti emuli in minore.

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di Raffaele Rivieccio
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apr 01

La storia raccontata in “The Raven” inizia con il brutale assassinio di una madre e sua figlia nella Baltimora del XIX secolo. Il detective Emmett Fields (Luke Evans) chiamato a seguire il caso, scopre immediatamente una stretta connessione dei fatti con i romanzi gotici di uno scrittore e poeta del tempo: Edgar Allan Poe. Convocato ed interrogato in veste di sospettato principale, Poe (John Cusack) si troverà suo malgrado a dover vestire le inedite vesti di vittima ed investigatore in un intricato percorso creato da una mente assassina che si ispira inspiegabilmente ai suoi romanzi per compiere i suoi crimini. La lotta contro il tempo diventerà l’elemento principale di una spietata caccia al tesoro, il cui premio finale è la vita.

Edgar Allan Poe fu uno scrittore e poeta, nonché uno dei maggiori rappresentanti del racconto gotico. In questa pellicola, che segna il ritorno alla regia di James McTeigue, la figura del romanziere viene ampliata ed inserita in un’ intreccio che lo vorrebbe non solo scrittore ma anche investigatore. L’idea di partenza sulla carta è molto buona, potenzialmente ci sono tutte le premesse per un thriller a sfondo storico di alto profilo. Tradotta sullo schermo, complice la sceneggiatura, la vicenda perde invece buona parte del suo appeal iniziale.

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di Elisa Pantaleo
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mar 31

Che l’alieno sia con noi, e l’intero film prenderà direzioni inaspettate: così l’ultima opera dei sempre vitali Manetti Brothers – all’anagrafe Marco e Antonio – ci mette di fronte senza veli ad un diverso che più diverso non si può, l’essere per eccellenza altro da noi, la creatura venuta da un mondo lontano.

E che spettacolo questo extraterrestre, verrebbe da dire “portami via” - come cantava il buon Finardi parecchi anni fa - almeno per gran parte del film, mentre restiamo affascinati dall’altissima tecnica negli effetti visivi del digitale nostrano (per una volta diciamocelo: quanto siamo bravi quando vogliamo!), catturati dagli occhi profondi, dalle espressioni raffinate, dalle bellissime squame dell’alieno Mr. Wang, che grida, piange, ha sete, fa versi strani ma, soprattutto, parla in cinese!

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di Elisabetta Colla
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