lug 09

Si è fatta desiderare parecchio – 10 anni – quella che dovrebbe essere la terza ed ultima parte della saga di Toy Story, ma di sicuro non ha deluso le aspettative.
In realtà già si vocifera riguardo ad un piccolo prolungamento della storia ma solo in forma di cortometraggio.
Come al solito la Pixar ha realizzato un capolavoro e la proiezione in 3D ha fatto il resto, rendendo questo film qualcosa da non perdere assolutamente.

Anche la trama, che è però leggermente inferiore a quella di Toy Story 2, è molto divertente e coinvolgente, cosa non scontata dal momento che si tratta di un “terzo episodio” e si sa che non è mai facile mantenere il livello delle uscite precedenti, soprattutto quando hanno avuto un enorme successo.
Questa volta i giocattoli devono fare i conti con il tempo che passa e che inevitabilmente porta un quasi adulto Andy, che sta partendo per il college, ad allontanarsi da loro.

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di Cristina Milioni Guerriero
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mag 21

Gli inquilini del garbatissimo film Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, diretto da Isotta Toso e appena uscito nelle sale, sono strani e litigiosi. Cartine di tornasole al vetriolo della società di oggi.

La portinaia napoletana Benedetta lustra e strofina l’ascensore tutto il giorno. C’è però l’irriducibile Gladiatore [la rivelazione del film Marco Rossetti] che ci piscia dentro, fa disegni osceni e dissemina cicche dappertutto. Insomma, la convivenza tra i condomini, italiani e stranieri, dello stabile umbertino è – a detta della regista in dolce attesa – «un mosaico di dispetti e drammi, malintesi e malanni».

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di Giulia Bolognini
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mag 18

ARCO, FRECCE E MANDOLINO. COSÌ IL ROBIN HOOD DI RUSSEL CROWE DIVENTA ITALIANO.

Già irritato per le stroncature a Robin Hood, Russell Crowe litiga con l’intervistatore dell’emittente radiofonica britannica BBC Radio 4 – che critica il suo accento poco ‘british’ – e gli risponde sarcastico: «Stavo cercando di farmi passare per un italiano. Non c’è l’ho fatta?».

Durante l’intervista, avvenuta mercoledì per il programma ‘Front Row Show’, l’ex-gladiatore si difende come può. Mark Lawson della BBC sferra il primo colpo chiedendogli: «Perché ha interpretato l’eroe della Foresta di Sherwood con un accento irlandese?» [critica che piove, tra l’altro, da tanti giornali inglesi]. Crowe risponde seccato: «Lei non ha orecchio.

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di Giulia Bolognini
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mag 07

L’arte cinematografica si fonda sulla creatività e sulla fantasia, ciò che gli straordinari educatori di Celio Azzurro chiamano il “sesto senso”.
Cosa accade, solitamente, quando ci si abbandona alla propria creatività? Alla propria fantasia? Semplice quanto rivoluzionario: ci si sente felici.

Ecco la chiave di volta del metodo di questo incredibile ed unico “asilo panda”, nato nel 1990 come una scommessa, a due passi dal Colosseo…e proprio una scommessa con se stesso è stata quella di Edoardo Winspeare che, attratto dalla realtà di Celio grazie al suo storico direttore della fotografia, Paolo Carnera, che lo ha convinto ad osservare il lavoro dei maestri per un paio di settimane, ne è rimasto talmente catturato da decidere di rimanerci per un anno, seguendo quattro stagioni di vita nella scuola, utilizzando per le riprese una sola camera (proprio per non disturbare i bimbi, veri protagonisti di questo documentario e di Celio stesso).

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di Massimo Frezza
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mag 07


I DEMONI DI TONY STARK

Il sequel, inizia dalla fine del primo episodio ovvero, Mr Tony Stark che annuncia la mondo di essere Iron Man. Higway to Hell, storica canzone del 1979 degli AC/DC, ti fa entrare subito nella trama del film, a dir poco spettacolare l’entrata in scena di Iron Man alla Stark Expo.

Si può descrivere Iron Man come l’eroe più globale della Marvel grazie alla felicissima intuizione di un geniale Favreau che sposta Mr. Stark dalla sua casa di Malibu alla miliardaria Montecarlo. L’ambientazione è quella del Grand Prix di Monaco dove un sempre più irresponsabile Tony Stark decide di sostituirsi al suo pilota un minuto prima della gara.

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di David Fiori
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apr 03

Nel dramma romantico Remember Me, i due giovani protagonisti – Tyler ed Ally – sono accomunati da un destino “simile” sin da bambini. Divenuti studenti universitari, le loro strade si incroceranno.  Il bello e dannato Robert Pattinson, noto al grande pubblico come il “vampiro buono” della saga di Twilight, interpreta Tyler, un giovane ventunenne newyorkese dal carattere ribelle e scontroso, anche a causa del rapporto quasi inesistente con il padre.

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di Roberta Mazzacane
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mar 30

Di questo (giustamente) pluripremiato diamante di Jacques Audiard si potrebbe scrivere, parafrasando il sommo Dante, “Galeotto fu il libro e chi lo lesse” ma anche, citando Nietzsche: “Ciò che non uccide, fortifica”. “Un  profeta”, infatti (come bisognerebbe tradurre dall’originale francese, al posto del fuorviante italiano “Il”), è colui che, superate mille dolorose prove, è in grado di comunicare con chiunque nella sua lingua (sarà la forza del protagonista, l’asso nella manica che nessuno, intorno a lui, è in grado di prevedere) e, come un grande maestro di scacchi, agisce prevedendo decine di mosse in anticipo.

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di Massimo Frezza
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mar 26

Chi dice che la felicità non esiste, non va al cinema. Su commissione poi, si può creare anche un lieto fine. O quasi. In verità, è la paura o l’impotenza alla felicità che paralizza. La distinzione labile fra finzione e realtà è la durata stessa degli attori di un film. Un narratore (Fabio De Luigi) compone in diretta la trama della vita dei suoi personaggi. Interagisce, li abbandona, si ricrede.

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di Silvia Donnini
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mar 20

La proprietaria di una casa editrice incarica l’ inesperto, anaffettivo ma volenteroso Vaporidis (Matteo) di scrivere la guida “Tutto l’amore d’Europa” sui romantici luoghi del Vecchio Continente. Parigi, Barcellona, Londra, Amsterdam e naturalmente l’Italia. La guida diventa il pretesto: girare per l’Europa alla ricerca di se stessi, degli altri, del rapporto perduto o ritrovato. O semplicemente divertirsi e sognare. Una trama simpatica per ventenni fancazzisti.

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di Silvia Donnini
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mar 06


Le Mine vaganti del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.

Segreti nascosti e sotterfugi di una società viziata che non fa più scandalo, tantopiù se fosse stato girato a Roma. Ed ecco che la provincia torna, ancora una volta, l’ennesima, nelle regie italiane quasi per stabilire un giusto equilibrio di sano scandalo, puro e doveroso, anche se temporaneo.

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di Silvia Donnini
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