mar 06


Le Mine vaganti del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.

Segreti nascosti e sotterfugi di una società viziata che non fa più scandalo, tantopiù se fosse stato girato a Roma. Ed ecco che la provincia torna, ancora una volta, l’ennesima, nelle regie italiane quasi per stabilire un giusto equilibrio di sano scandalo, puro e doveroso, anche se temporaneo.

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di Silvia Donnini
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mar 04

Arriva in Italia grazie alla Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, garanzia di qualità, questo piccolo film – dura appena un’ora e un quarto – del norvegese Rune Denstad Langlo.

Presentato al 59° Festival di Berlino – Panorama e al 27° Torino Film Festival, premiato come miglior regia al Tribeca Film Festival 2009 e ottenuto il Premio della Critica Internazionale FIPRESCI – Europa Cinemas Label, Nord racconta la storia di Jomar, ex campione di sci che, in seguito ad una depressione fulminante, ha perso compagna e carriera.

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di Roberto Dati
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mar 03

Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe, e ciò che non è, sarebbe!

A dispetto del successo universale dell’epopea fantastica di Alice, e della grande quantità di trasposizioni cinematografiche o televisive a essa dedicate, risulta piuttosto difficile trattenere nella memoria una versione pienamente soddisfacente, o esteticamente compatibile con i testi scritti da Lewis Carroll. Il limite comune di tali realizzazioni consiste quasi sempre nella presentazione di una protagonista alquanto passiva di fronte agli strani personaggi e alle bizzarre vicissitudini che di volta in volta le si presentano. Risultato: opere fredde e meccaniche, prive delle magiche suggestioni evocate dalle pagine del libro.

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di Claudio Lugi
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feb 13

Dopo i lucchetti di “Tre metri sopra il cielo”, e il faro dell’isolotto francese Moint Saint Michel, simbolo del film “Scusa, ma ti chiamo amore” ecco che Federico Moccia ne firma anche il sequel, Scusa ma ti voglio sposare, tratto dal suo ennesimo libro, di ben 600 pagine. Per fortuna il film dura solo un’ora e mezza.

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di Roberta Mazzacane
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feb 09

Alcuni anni fa uscì in Italia un piccolo film molto interessante, dal titolo Volevo solo dormirle addosso, del regista Eugenio Cappuccio, che parlava della crisi occupazionale ed in particolare dei tagli al personale operati da molte aziende, in termini di cassa integrazione, prepensionamenti e licenziamenti selvaggi. Il protagonista, Giorgio Pasotti, interpretava il ruolo di un manager in carriera individuato dalla propria azienda come tagliatore di teste dei suoi stessi ex-colleghi.

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di Elisabetta Colla
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feb 08

Opera tra le più intense del cinema italiano di questi ultimi anni, L’uomo che verrà è stato misteriosamente escluso dalla Mostra di Venezia, recuperando tuttavia al Festival di Roma 2009 (Gran Premio della Giuria, Premio del pubblico…) almeno una parte dei riconoscimenti che merita. Il regista, ma in questo caso sarebbe meglio dire “l’autore”, Giorgio Diritti (1959), è tutt’altro che uno sconosciuto avendo esordito dietro la macchina da presa con Il vento fa il suo giro (2005), lavoro indipendente alquanto snobbato dai media italiani, eppure pluridecorato nelle rassegne di mezzo mondo, e divenuto in patria un “caso”, dal momento che è rimasto in programmazione al Cinema Mexico di Milano per più di un anno e mezzo, e a lungo anche in altre sale della penisola grazie a un passaparola spontaneo ed efficace.

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di Claudio Lugi
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feb 07

Quando il XX secolo giungeva al termine, i cineasti si interrogavano sulla piaga dell’Olocausto ed in un biennio, giungevano nelle sale due film davvero notevoli sul medesimo tema: La vita è bella di Roberto Benigni (1997) e  Train de vie di Radu Mihăileanu (1998).

A distanza di dodici anni, il brillante cineasta rumeno ritorna sui suoi passi in modo collaterale ed elegante, donandoci una partitura filmica come non se ne vedeva da anni: Il concerto.

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di Massimo Frezza
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gen 28

Roma, 1964. Guido è un regista italiano di successo internazionale che vive combattuto tra realtà e immaginazione, ossessionato dalle donne della sua vita e in preda al blocco dello scrittore, così oppresso dallo stress da non riuscire più neanche a respirare. Perennemente alle prese con la prima pagina del suo ultimo film, e non reggendo lo stress della sua vita romana, Guido si rifugia in un albergo di Anzio, cittadina di mare vicino Roma dove si fa raggiungere dalla sua amante Carla, che alloggia in una squallida pensione per non dare nell’occhio.

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di Stefania Fiorese
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gen 27

L’uomo che verrà di Giorgio Diritti è, indubbiamente, uno dei più bei film italiani degli ultimi anni ed è collocato temporalmente in quegli anni poiché affronta lo straziante episodio della Strage di Marzabotto. Sono, quindi, molto felice che abbiano deciso di proiettarlo in 20 sale in più rispetto a quelle previste venerdì scorso, giorno di uscita.

Per tutte queste ragioni, mi permetto la licenza di citarlo proprio oggi, 27 gennaio, Giornata della Memoria.

Andatelo a vedere, leggete – rileggete l’immenso Primo Levi e…non dimenticate mai.

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di Massimo Frezza
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gen 16

Come eravamo. La storia siamo noi. Non è solo il fortunato programma televisivo di Minoli ma una voglia irrefrenabile di tornare indietro nel tempo. Anche i registi non si sottraggono, basti pensare alle ultime produzioni cinematografiche. Sarà forse per le questioni sconfortanti del nostro tempo che si cerca il tepore del passato, La prima cosa bella. Così almeno pensa Paolo Virzì. E lo fa tornando a Livorno (suo natio paese già palcoscenico di Ovosodo).

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di Silvia Donnini
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