feb 08

Dopo un’assenza di più di dieci anni, sono finalmente tornati I Muppet, scelta coraggiosa da parte della Walt Disney Pictures, e questo tema lo si avverte durante tutto il film.

Preceduto da un delizioso corto originale di Toy Story, perfetto nei suoi dettagli come sempre, il film dei Muppet susciterà reazioni diverse in base all’età dello spettatore; coloro, infatti, che ci sono cresciuti insieme, si troveranno a ripercorrere nuovamente la propria infanzia, attraverso una serie di spezzoni dei vari episodi trasmessi in tv, con i loro incredibili ospiti, facendo comprendere allo spettatore di oggi l’importanza che quella serie ha avuto nei cuori degli adulti di adesso.

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di Patricia Locche
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feb 07

Il tema dei bambini maltrattati, abusati o anche ‘semplicemente’ trascurati non è certo nuovo, eppure una scossa di adrenalina corre lungo le schiene degli spettatori mentre guardano, sentono e ascoltano Polisse, un’esperienza sensoriale oltre che un film, che impone una partecipazione dei cinque sensi sia per la velocità degli eventi narrati, sia per l’intensità dei personaggi.

Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, il film della giovane ed attraente regista e attrice franco-algerina Maïwenn Le Besco, racconta, con ritmo concitato e in presa diretta, le vicende di un gruppo di agenti di Polizia della Sezione Protezione Minori: violenze, pedofilia, maltrattamenti, incesti, case-famiglia ed ospedali, ragazze-madri, rapimenti e adolescenti difficili. Tutto questo lascia tracce indelebili sulla psiche, sentimenti e vita privata degli stessi agenti e, per ogni bambino salvato, sembra dire il film, si paga un prezzo.

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di Roberto Dati
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feb 03

Il film “sportivo” con Brad Pitt che si è portato a casa sei nomination all’Oscar. Le virgolette sono d’obbligo, visto che L’arte di vincere usa il baseball come metafora della società, più precisamente dell’America, e partendo da qui ci regala una visione dello sport – pardon, della politica – basata su ideali etici e reale passione. Billy Bean (Pitt) è un uomo che ha ricevuto solamente delusioni come giocatore, e ora che è general manager di una squadra scalcinata ma che riesce comunque a cavarsela, gli Oakland Athletics, tutto quello che desidera è cambiare il sistema dall’interno.

L’occasione gli viene offerta dal provvidenziale incontro con Peter Brand (Jonah Hill), fresco di laurea in economia. Peter è convinto che una grande squadra di baseball si possa mettere su anche basandosi solamente sulle statistiche e sulle capacità dei singoli, senza ricorrere necessariamente alle leggi del mercato e a nomi costosissimi.

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di Francesco Bernacchio
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feb 02

Tom Cruise torna a vestire i panni di Ethan Hunt per la quarta volta, totalmente e completamente. Nel senso che nonostante le numerose scene ad alto rischio contenute nel film, non ha voluto neanche sentir parlare di controfigura. Quando lo vedete in scena, quindi, in qualunque inquadratura o angolazione, state pur certi che si tratta di lui e di nessun altro. Il cinquantenne più in forma di Hollywood, palestratosi a dovere per entrare nelle tutine dell’agente Hunt, si è messo in gioco completamente, per tentare di rilanciare un’immagine ultimamente un pò offuscata da scelte non proprio azzeccate sia in ambito professionale che privato.

Così se il ruolo del Colonnello Von Stauffenberg in Operazione Valchiria, pellicola diretta da Bryan Singer su un complotto contro Hitler in cui era alle prese con un personaggio non facile (ricordate che aveva un occhio solo, oltre a un braccio ed una mano finti?), non è riuscito a guadagnarsi i favori del pubblico, non gli è andata meglio nemmeno con quello della spia Roy Miller nel più recente action a tinte rosa Innocenti bugie, accanto a Cameron Diaz.

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di Carolina Tocci
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gen 29

The Iron Lady, presentato agli inizi di gennaio in prima assoluta a Londra ed ora in Italia è già in lizza per le nomination  ai prossimi Oscar, dimostrando ancora una volta la grandezza, l’eleganza e l’accuratezza dei film made in England.

Film controverso e non ben accettato sul suolo inglese nella sua totalità per la modalità con cui la regista, Philippa Lloyd ha deciso di trattare una delle tematiche più tabù in Inghilterra, quale la politica. La Lloyd ha deciso, in realtà di soffermarsi sull’evoluzione della figura umana all’interno di un contesto politico piuttosto che fare un’analisi sociopolitica. Richiami alla realtà storico politica sono presenti e si percepiscono soprattutto dalle scene di massa per strada in cui si ricreano i vari scioperi o attentati dell’epoca.

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di Anna Maria Pisanti
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gen 24

A.C.A.B., prodotto da Cattleya e Rai Cinema e in uscita nelle sale italiane venerdì 27 Gennaio, è il primo lungometraggio di Stefano Sollima, conosciuto a molti come regista delle due stagioni televisive di Romanzo criminale. La pellicola riprende il racconto tratto dal libro di Carlo Bonini, appunto A.C.A.B.(All Cops Are Bastards), grido sposato dagli hooligans ed attualmente utilizzato per rappresentare l’odio dei civili nei confronti dei poliziotti, in particolare dei celerini.

Una Roma attuale, cambiata nel corpo e nello spirito, dove piccoli criminali, usurpatori, exracomunitari e  frange estreme regnano perenni, accompagna le giornate di tre poliziotti violenti, parte della squadra celere, interpretati da Pierfrancesco Favino (Cobra), Marco Giallini (Mazinga), Filippo Nigro (Negro).

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di Giorgiomaria Marcelli
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gen 21

E ora dove andiamo? (Et maintenant, on va où?)

Diciotto confessioni religiose in uno Stato grande come l’Abruzzo non sono poche. È dal multiforme contesto del Libano che trae forza e ispirazione il cinema di Nadine Labaki, cineasta e attrice di grande talento attesa alla sua seconda prova dopo l’incantevole Caramel.

La storia ha luogo in un villaggio arabo, immerso nella calura e nella polvere di un paesaggio semidesertico. Qui, un gruppo di ragazzi lotta contro l’isolamento provocato da un conflitto strisciante – nello spostarsi, a piedi o su improbabili carrette, gli abitanti devono stare attenti a non finire nei campi minati – cercando il punto esatto dove collocare l’unico televisore del villaggio, in modo da captare il segnale che diffonde la trasmissione di capodanno: siamo infatti nel Duemila, anno in cui tutti auspicano che le magnifiche sorti e progressive della nuova era portino finalmente la pace in quella terra martoriata.

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di Roberto Dati
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gen 20

Storie di balie e domestiche a Jackson

“Ogni volta che un uomo combatte per un ideale… emette una minuscola onda di speranza, e queste onde, intersecandosi da un milione di centri differenti di energia e di audacia, producono una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza.”

Robert F. Kennedy (da un discorso presso l’Università di Città del Capo, 6 giugno 1966)

“Ho cominciato a crescere i bambini dei bianchi già a quattordici anni, nel 1925, perché mia madre era morta di malattia e le bollette non aspettavano…”.

Così esordisce Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica nera che espone la propria esperienza personale a Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), una giovane donna bianca della buona società di Jackson, Mississippi, la quale, appena laureata (estate 1962), è ritornata a casa, dove pensa d’intraprendere la carriera di scrittrice. Ottiene, intanto, un impiego presso il Jackson Journal, ed è già un buon inizio.

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di Claudio Lugi
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gen 19

Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.

Ad esempio, Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche grazie alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per Benvenuti al Sud ed, ora, per Benvenuti al Nord, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato, sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano, ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.

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di Raffaele Rivieccio
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gen 16

Torna sul grande schermo il maestro Giuliano Montaldo, e lo fa con un’opera di grande spessore, scritta come si faceva una volta, fotografata in un elegantissimo bianco e nero con striature seppia. La crisi si è abbattuta sul tessuto sociale di una città decaduta – la location è Torino, e tutto rimanda alle vicende della più nota fabbrica italiana, simbolo del capitalismo familistico dove la leadership è tramandata per via ereditaria.

Montaldo, ben sostenuto da un cast tecnico di alto livello, affida all’ormai onnipresente Pierfrancesco Favino (qui a dire il vero piuttosto bravo) il ruolo-clou di Nicola Ranieri, il cui padre – di origini meridionali – ha, con grandi sacrifici e lavorando sodo, accumulato una piccola fortuna, lasciandogli una fabbrica di medi dimensioni specializzata nella produzione di pannelli solari che però restano sempre più numerosi nei magazzini, invenduti.

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di Roberto Dati
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