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	<title>Binario Loco &#187; Ultime uscite</title>
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	<description>Sito di cinema e attualità. Recensioni, anteprime, notizie e conferenze stampa dal mondo del cinema.</description>
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		<title>I Muppet</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 01:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patricia Locche</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori]]></category>
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		<category><![CDATA[Walt Disney Pictures]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un’assenza di più di dieci anni, sono finalmente tornati I Muppet, scelta coraggiosa da parte della Walt Disney Pictures, e questo tema lo si avverte durante tutto il film. Preceduto da un delizioso corto originale di Toy Story, perfetto nei suoi dettagli come sempre, il film dei Muppet susciterà reazioni diverse in base all&#8217;età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_Top.jpg" rel="lightbox[8111]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8117" title="I Muppet_Top" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_Top.jpg" alt="" width="450" height="231" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un’assenza di più di dieci anni, sono finalmente tornati <a href="http://www.disney.it/muppet/" target="_blank">I Muppet</a>, scelta coraggiosa da parte della Walt Disney Pictures, e questo tema lo si avverte durante tutto il film.</p>
<p style="text-align: justify;">Preceduto da un delizioso corto originale di Toy Story, perfetto nei suoi dettagli come sempre, il film dei Muppet susciterà reazioni diverse in base all&#8217;età dello spettatore; coloro, infatti, che ci sono cresciuti insieme, si troveranno a ripercorrere nuovamente la propria infanzia, attraverso una serie di spezzoni dei vari episodi trasmessi in tv, con i loro incredibili ospiti, facendo comprendere allo spettatore di oggi l’importanza che quella serie ha avuto nei cuori degli adulti di adesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8111"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo cresciuti con le storie di Kermit e Piggy, gli scherzi un pò farlocchi di Fozzie l’orso, Animal, Gonzo, Animal ed i due simpaticissimi Statler e Waldorf che hanno sempre contornato gli episodi con battute sarcastiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/02/08/i-muppet/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Il film, mantiene la sua tradizione musicale e di grandi ospiti, di cui, per rispetto alle richieste di Kermit, diamo solo un paio di nomi come Jack Black e Woopy Goldberg. La storia parla di Walter, suo fratello Gary (Jason Segel) e la ragazza di Gary, Mary (Amy Addams) che lasciano il tranquillo paesino di Smalltown per andare a visitare Hollywood e i Muppets Studios, dove Walter scopre che il nuovo proprietario degli Studios Tex Richman (Chris Cooper) ha deciso di abbattere gli Studios ormai ridotti ad un cumulo di memorabilia abbandonate ed impolverate, per scavare il terreno ed estrarne il petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà compito di Walter, Gary e Mary riuscire a riunire i Muppet di nuovo per riuscire a salvare i ricordi d’infanzia di ognuno di noi ed i sogni di Walter; Mary sperava di riuscire a sposarsi con Gary durante le vacanze, ma mette da parte i suoi sogni per salvare gli Studios, Gary e Walter invece dovranno decidere chi o cosa sono, se uomini o Muppet.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un’inizio un pò lento alla ricerca dei componenti dei Muppet, la storia prende velocità e si ritorna ai ritmi ed alle battute tipiche a cui ci hanno abituato Kermit, Peggy, Statler e Waldorf. La musica ha sempre un posto importante in tutte le storie dei Muppet e questa non fa eccezione tant’è che la personalissima “Uomo o Muppet” è candidata agli Oscar 2012.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_middle.jpg" rel="lightbox[8111]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8118" title="I Muppet_middle" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_middle.jpg" alt="" width="450" height="330" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Kermit per tutta la durata del film ci arricchisce con le sue piccole perle di saggezza, facendoci arrivare attraverso musiche e sceneggiatura il valore profondo dell’amicizia, della famiglia e della forza dei sogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi sveliamo il finale perchè dovete andare a vedere questo meraviglioso film al cinema, vi farà sorridere facendovi tornare bambini, vi commuoverà, vi farà ridere ricordandovi le cose importanti della vita, perchè alla fine non si cresce mai veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Potete visitare la pagina facebook ufficiale italiana dei Muppet <a href="https://www.facebook.com/IMuppetItalia" target="_blank">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_bottom.jpg" rel="lightbox[8111]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8119" title="I Muppet_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/I-Muppet_bottom.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Polisse</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2012/02/07/polisse/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 01:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival di Cannes 2011]]></category>
		<category><![CDATA[I migliori]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime uscite]]></category>
		<category><![CDATA[Cannes]]></category>
		<category><![CDATA[Maïwenn Le Besco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema dei bambini maltrattati, abusati o anche ‘semplicemente’ trascurati non è certo nuovo, eppure una scossa di adrenalina corre lungo le schiene degli spettatori mentre guardano, sentono e ascoltano Polisse, un’esperienza sensoriale oltre che un film, che impone una partecipazione dei cinque sensi sia per la velocità degli eventi narrati, sia per l’intensità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/Polisse_Maiwenn.jpg" rel="lightbox[8125]"><img class="alignnone size-full wp-image-8137" style="float: left; margin: 5px;" title="Polisse_Maiwenn" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/Polisse_Maiwenn.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dei bambini maltrattati, abusati o anche ‘semplicemente’ trascurati non è certo nuovo, eppure una scossa di adrenalina corre lungo le schiene degli spettatori mentre guardano, sentono e ascoltano <em>Polisse</em>, un’esperienza sensoriale oltre che un film, che impone una partecipazione dei cinque sensi sia per la velocità degli eventi narrati, sia per l’intensità dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, il film della giovane ed attraente regista e attrice franco-algerina <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ma%C3%AFwenn" target="_blank">Maïwenn Le Besco</a>, racconta, con ritmo concitato e in presa diretta, le vicende di un gruppo di agenti di Polizia della Sezione Protezione Minori: violenze, pedofilia, maltrattamenti, incesti, case-famiglia ed ospedali, ragazze-madri, rapimenti e adolescenti difficili. Tutto questo lascia tracce indelebili sulla psiche, sentimenti e vita privata degli stessi agenti e, per ogni bambino salvato, sembra dire il film, si paga un prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8125"></span>Il complesso lavoro di preparazione svolto da Maïwenn con i suoi attori, sottoposti ad un lungo training con un poliziotto della Sezione Minori ha prodotto ottimi frutti: il film è autentico, crudo, brillante, usa un gergo pesante ma assolutamente credibile: sembra di essere lì, anche noi con il fiato sospeso, a cercare di salvare l’ennesimo ragazzino in difficoltà, ad interrogare l’ennesimo padre sospettato di violenza. Contemporaneamente scorrono le vite dei poliziotti, fra nuovi amori, separazioni, depressioni, amicizie, litigi e momenti di allegria.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/02/07/polisse/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno ha bollato l’opera di propaganda; certamente il punto di vista scelto è quello dei tutori della legge, ma ciò passa in secondo piano nel forte e credibile affresco in movimento che Maïwenn fa di un aspetto inquietante della nostra società – il rapporto tra adulti e minori, tanto vezzeggiati a parole quanto bistrattati nei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/festival-de-cannes-2011-maiwenn-le-besco.jpeg" rel="lightbox[8125]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8138" title="festival-de-cannes-2011-maiwenn-le-besco" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/festival-de-cannes-2011-maiwenn-le-besco.jpeg" alt="" width="370" height="370" /></a></p>
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		<title>L&#8217;arte di vincere</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2012/02/03/larte-di-vincere/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 02:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Bernacchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori]]></category>
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		<category><![CDATA[Ultime uscite]]></category>
		<category><![CDATA[brad pitt]]></category>
		<category><![CDATA[Jonah Hill]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film “sportivo” con Brad Pitt che si è portato a casa sei nomination all’Oscar. Le virgolette sono d’obbligo, visto che L’arte di vincere usa il baseball come metafora della società, più precisamente dell’America, e partendo da qui ci regala una visione dello sport &#8211; pardon, della politica &#8211; basata su ideali etici e reale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/larte-di-vincere_locandina_ita.jpg" rel="lightbox[8073]"><img class="alignnone size-full wp-image-8090" style="margin: 5px; float: left;" title="larte-di-vincere_locandina_ita" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/larte-di-vincere_locandina_ita.jpg" alt="" width="300" height="429" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il film “sportivo” con Brad Pitt che si è portato a casa sei nomination all’Oscar. Le virgolette sono d’obbligo, visto che <a title="Moneyball - Official Website" href="http://www.moneyball-movie.net/" target="_blank">L’arte di vincere</a> usa il baseball come metafora della società, più precisamente dell’America, e partendo da qui ci regala una visione dello sport &#8211; pardon, della politica &#8211; basata su ideali etici e reale passione. Billy Bean (Pitt) è un uomo che ha ricevuto solamente delusioni come giocatore, e ora che è general manager di una squadra scalcinata ma che riesce comunque a cavarsela, gli Oakland Athletics, tutto quello che desidera è cambiare il sistema dall’interno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’occasione gli viene offerta dal provvidenziale incontro con Peter Brand (Jonah Hill), fresco di laurea in economia. Peter è convinto che una grande squadra di baseball si possa mettere su anche basandosi solamente sulle statistiche e sulle capacità dei singoli, senza ricorrere necessariamente alle leggi del mercato e a nomi costosissimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8073"></span>Fuori i tre giocatori più blasonati degli Oakland, Billy e Peter costruiscono una squadra fatta di scarti, che getta nel panico i dirigenti e l’allenatore Howe (Philip Seymour Hoffman), che però piano piano saranno costretti a dare ragione al folle piano dei due.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/02/03/larte-di-vincere/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Non serve essere appassionati di baseball per apprezzare la carica emotiva di un film ottimamente costruito, incentrato su una splendida figura di perdente (anche nella vittoria) magistralmente interpretata da Pitt. Un uomo che non ha minimamente fiducia nei propri mezzi, quasi sempre sorpreso piuttosto che compiaciuto dal successo, attanagliato da piccole nevrosi e grandi conflitti, che lentamente riesce a comprendere le dinamiche della vittoria e a capire che più ci si lavora, meno le si vive come se fossero soltanto colpi di fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro a <em>L’arte di vincere</em>, più semplicemente, c’è la realizzazione estrema del vecchio adagio “l’unione fa la forza”. E’ il fatto che riesca a convincerci che possa essere vero, in un’epoca in cui la disillusione è la regola, a renderlo un grande film.</p>
<p>Thanks to <a title="Movielicious" href="http://www.movielicious.it/" target="_blank">Movielicious</a>!  <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Mission Impossibile &#8211; Protocollo fantasma</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2012/02/02/mission-impossibile-protocollo-fantasma/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carolina Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tom Cruise torna a vestire i panni di Ethan Hunt per la quarta volta, totalmente e completamente. Nel senso che nonostante le numerose scene ad alto rischio contenute nel film, non ha voluto neanche sentir parlare di controfigura. Quando lo vedete in scena, quindi, in qualunque inquadratura o angolazione, state pur certi che si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/Mission-Impossible-Protocollo-fantasma_locandina_ita.jpg" rel="lightbox[8083]"><img class="alignnone size-full wp-image-8084" style="float: left;" title="Mission Impossible - Protocollo fantasma_locandina_ita" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/02/Mission-Impossible-Protocollo-fantasma_locandina_ita.jpg" alt="" width="250" height="400" /></a>Tom Cruise torna a vestire i panni di <a href="http://it.missionimpossible.com/" target="_blank">Ethan Hunt</a> per la quarta volta,  totalmente e completamente. Nel senso che nonostante le numerose scene  ad alto rischio contenute nel film, non ha voluto neanche sentir  parlare di controfigura. Quando lo vedete in scena, quindi, in qualunque  inquadratura o angolazione, state pur certi che si tratta di lui e di  nessun altro. Il cinquantenne più in forma di Hollywood, palestratosi a  dovere per entrare nelle tutine dell’agente Hunt, si è messo in gioco  completamente, per tentare di rilanciare un’immagine ultimamente un pò  offuscata da scelte non proprio azzeccate sia in ambito professionale  che privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Così se il ruolo del Colonnello Von Stauffenberg in <a href="http://www.binarioloco.it/2009/02/07/operazione-valchiria/" target="_blank"><em>Operazione Valchiria</em></a>,  pellicola diretta da Bryan Singer su un complotto contro Hitler in cui  era alle prese con un personaggio non facile (ricordate che aveva un  occhio solo, oltre a un braccio ed una mano finti?), non è riuscito a  guadagnarsi i favori del pubblico, non gli è andata meglio nemmeno con  quello della spia Roy Miller nel più recente action a tinte rosa <em>Innocenti bugie</em>,  accanto a Cameron Diaz.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8083"></span>Se a questo uniamo le copertine dei giornali di  gossip dedicati a sua figlia Suri che a cinque anni se ne va in giro  per Ocean Drive con tanto di rossetto a comprare scarpe col tacco  griffate da indossare alla scuola di Scientology, non è difficile capire  che anche uno come Cruise può perdere consensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per l’ex Top Gun nessuna Mission risulta davvero Impossible. E <em>Protocollo fantasma </em>ne  è la prova. A fronte dei centoquaranta milioni di dollari di budget, il  film fino ad ora ne ha incassati centonovantotto solo negli Stati  Uniti, superando il mezzo miliardo nel resto del mondo. Accanto allo  stesso Cruise, nelle vesti di Produttore Esecutivo, troviamo J.J.  Abrams,(regista del terzo <em>M. I.</em>) il Re Mida del piccolo  schermo, l’uomo dei miracoli, mentre al timone troviamo il veterano  della Pixar Brad Bird, che ha firmato gioiellini come <em>Gli Incredibili</em> e <em>Ratatouille</em> e che si è cimentato per la prima volta con una pellicola live action.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/02/02/mission-impossibile-protocollo-fantasma/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">La trama di <em>Protocollo fantasma</em> è tutt’altro che complessa:  l’agente operativo dell’IMF Ethan Hunt viene messo al bando dal governo  americano insieme ai suoi collaboratori. E’ accusato di aver ideato e  messo a segno un grave attentato al Cremlino. Il Presidente avvia il  Protocollo Fantasma: Hunt, senza più risorse e sostegno, dovrà trovare  il modo per riscattare il nome della propria agenzia ed evitare in tempo  una guerra nucleare. Non è da solo in questa folle avventura, con lui  ci sono il misterioso William Brandt (Jeremy Renner), l’imbranato Benji  Dunn (Simon Pegg), e la sexy Jane Carter (Paula Patton), mentre il ruolo  del villain è stato affidato a Michael Nyqvist (il Mikael Blomkvist  della trilogia svedese  <em>Millennium</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Tenetevi pronti a due ore abbondanti di pura adrenalina, supportati da  una trama che riesce a trovare la giusta armonia tra la star assoluta e i  suoi comprimari, in questo capitolo della saga più torniti e umanizzati  rispetto ai precedenti. Certo la sceneggiatura è pressoché inesistente,  fatta di tante missioni impossibili che il nostro eroe ovviamente  supererà con ogni mezzo, ma in un film del genere è una carenza tutto  sommato sopportabile. Lo spettacolo, però, è assicurato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thanks to <a title="Movielicious" href="http://www.movielicious.it/" target="_blank">Movielicious</a>!  ;-D</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Iron Lady</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2012/01/29/the-iron-lady/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 01:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Maria Pisanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori]]></category>
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		<category><![CDATA[Cole Porter]]></category>
		<category><![CDATA[Margareth Tatcher]]></category>
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		<category><![CDATA[Philippa Lloyd]]></category>

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		<description><![CDATA[The Iron Lady, presentato agli inizi di gennaio in prima assoluta a Londra ed ora in Italia è già in lizza per le nomination  ai prossimi Oscar, dimostrando ancora una volta la grandezza, l’eleganza e l’accuratezza dei film made in England. Film controverso e non ben accettato sul suolo inglese nella sua totalità per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Iron-Lady_top.jpg" rel="lightbox[8071]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8077" title="The Iron Lady_top" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Iron-Lady_top.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="The Iron Lady - Sito Ufficiale Italiano" href="http://www.bimfilm.com/schede/ironlady/" target="_blank">The Iron Lady</a>, presentato agli inizi di gennaio in prima assoluta a Londra ed ora in Italia è già in lizza per le nomination  ai prossimi Oscar, dimostrando ancora una volta la grandezza, l’eleganza e l’accuratezza dei film made in England.</p>
<p style="text-align: justify;">Film controverso e non ben accettato sul suolo inglese nella sua totalità per la modalità con cui la regista, Philippa Lloyd ha deciso di trattare una delle tematiche più tabù in Inghilterra, quale la politica. La Lloyd ha deciso, in realtà di soffermarsi sull’evoluzione della figura umana all’interno di un contesto politico piuttosto che fare un’analisi sociopolitica. Richiami alla realtà storico politica sono presenti e si percepiscono soprattutto dalle scene di massa per strada in cui si ricreano i vari scioperi o attentati dell’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8071"></span>La pellicola mostra un cast degno della tradizione attoriale british con una guest star di primo ordine, Meryl Streep che ancora una volta mette in scena una signorilità, un’eleganza ed una precisione nella costruzione del suo personaggio non da poco.</p>
<p style="text-align: justify;">La regista, Philippa Lloyd ha  impostato questo biopic partendo da un flashback, ripercorrendo durante 3 giorni la vita della Tatcher attraverso ricordi ed allucinazioni. E’ molto ricorrente l’uso di filmini domestici o documentari televisivi come espediente per suggerire il ricordo o evocare rispettivamente avvenimenti privati o storici.</p>
<p style="text-align: justify;">Margareth Tatcher viene presentata in tre fasi della sua vita: si parte dal presente e sullo schermo compare una Meryl Streep invecchiata incarnare il Primo Ministro ormai affetto da una senilità galoppante in cui sono frequenti allucinazioni, insomma l’aspetto debole e fragile di quella che un giorno era la Iron Lady. Man mano che i ricordi affiorano alla mente, si alternano sullo schermo una giovanissima Tatcher (Alexandra Roach) ed ancora la Streep nel ruolo della Tatcher  in fase adulta all’apice della sua carriera Nell’interpretare due diverse fasi della Tatcher, l’attrice dimostra la sua versatilità all’ennesima potenza, da un lato la donna di ferro e battagliera, dall’altro la donna impaurita dalle sue visioni e dai vari sensi di colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggio creato non solo grazie ad una rigorosità nel ridisegnare la Tatcher nei suoi piccoli atteggiamenti o nelle sue espressioni ma proprio nell’estetica.  La Streep sfoggia in effetti svariati tailleur colorati ma sobri  ed è evidente il divertimento della regia nell’arricchire la pellicola di svariate scene di massa in cui la fotografia mette astutamente in rilievo ciò che ad un primo sguardo fa la differenza in un contesto maschile; più volte di fatti la presenza del Primo Ministro durante le varie sedute politiche viene annunciata dai primissimi piani della macchina da presa a dettagli dell’abbigliamento della Tatcher: i tailleur, le scarpe, o i cappelli. Similmente la regia sceglie di introdurre lo stato d’animo o la situazione in cui si trova il personaggio partendo dall’‘inquadratura ad un dettaglio fisico: le mani tremanti, lo sguardo annebbiato o perso nel vuoto, o il passo deciso. Dettagli dell’abbigliamento ed elementi fisici che ricorrono all’interno della storia come parte narrante e non come elemento di secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/29/the-iron-lady/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">La Streep fa un lavoro strepitoso sulla voce in quanto non solo riesce a riprodurre dei timbri vocali diversi, una voce più stridula  agli inizi della carriera ed un&#8217;altra più roca e affannata da anziana.produrre l’accento British per cercare di eliminare le sporcature dell’American English.La struttura filmica è organizzata su due livelli narrativi alternati: l’anziana Tatcher ripercorre con la mente le tappe più importanti della sua carriera politica ed è interessante notare come la regista sia riuscita a coordinare l’alternarsi dei ricordi di gloria con gli improvvisi ritorni al presente , in cui incombono le allucinazioni senza soluzione di continuità con immagini offuscate che riecheggiano la sua vita di madre e moglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La regia ha scelto di alternare quindi scene di forza permeate dalla grintosa Tatcher dal passo sicuro con scene in cui compare tutta la fragilità dell’incertezza.Da un punto di vista tecnico questa dualità di sensazioni viene ugualmente percepita dall’alternarsi di immagini e  riprese caratterizzate da una luce ben chiara e da contorni nitidi , nel caso delle scene relative all’ascesa politica e da riprese spesso prive di messa a fuoco ed al buio mentre si racconta la fase senile della donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Analogamente si può fare lo stesso discorso per quanto riguarda il commento musicale ricco e variegato: l’intera pellicola è di fatti pervasa da una colonna sonora che non ha solo funzione decorativa e di secondo piano al film ma contribuisce in maniera insistente ad accentuare le svariate sensazioni ed emozioni che pervadono l’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato atmosfere anni ’40 che riprendono lo stile di Cole Porter e dei suoi music hall (molto tenera la scena in cui la Tatcher ricorda i momenti di ballo col marito ), dall’altro stacchi musicali in cui implodono violini a sottolineare l’incalzare dei momenti di sfida e di lotta ed infine i ritmi lenti e pacati di una semplice sonata di piano o niente di meno che della Casta Diva. Sempre in riferimento al commento musicale, tuttavia  c’è da dire che la Lloyd ha scelto talvolta dei commenti musicali a volte eccessivamente trionfanti, battaglieri e frastornanti quasi a voler rimandare lo spettatore ai fasti e trionfi rinascimentali del film <em>Elisabeth</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla falsariga di <a href="http://www.movielicious.it/2011/01/28/il-discorso-del-re/" target="_blank">Il discorso del Re</a> anche qui vediamo l’eroina di turno sottoporsi ad allenamenti ed esercizi vocali per rieducare la voce mentre un’ altra scena cliché introdotta forse per allentare la tensione è la scena della trasformazione da brutto anatrocollo ad Iron lady. Divertenti ma un po’ troppo forzate, di fatto le immagini degli assistenti della Tatcher sotto i caschi da parrucchiera tremanti per il risultato finale della messimpiega del Primo Ministro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Iron-Lady_bottom.jpg" rel="lightbox[8071]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8078" title="The Iron Lady_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Iron-Lady_bottom.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
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		<title>ACAB &#8211; ALL COPS ARE BASTARDS</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgiomaria Marcelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A.C.A.B., prodotto da Cattleya e Rai Cinema e in uscita nelle sale italiane venerdì 27 Gennaio, è il primo lungometraggio di Stefano Sollima, conosciuto a molti come regista delle due stagioni televisive di Romanzo criminale. La pellicola riprende il racconto tratto dal libro di Carlo Bonini, appunto A.C.A.B.(All Cops Are Bastards), grido sposato dagli hooligans [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/ACAB.jpg" rel="lightbox[8041]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8042" title="ACAB" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/ACAB.jpg" alt="" width="443" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.acabilfilm.it/" target="_blank">A.C.A.B.</a>, prodotto da Cattleya e Rai Cinema e in uscita nelle sale italiane venerdì 27 Gennaio, è il primo lungometraggio di Stefano Sollima, conosciuto a molti come regista delle due stagioni televisive di <em>Romanzo criminale</em>. La pellicola riprende il racconto tratto dal libro di Carlo Bonini, appunto A.C.A.B.(All Cops Are Bastards), <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/A.C.A.B." target="_blank">grido sposato dagli hooligans</a> ed attualmente utilizzato per rappresentare l&#8217;odio dei civili nei confronti dei poliziotti, in particolare dei celerini.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Roma attuale, cambiata nel corpo e nello spirito, dove piccoli criminali, usurpatori, exracomunitari e  frange estreme regnano perenni, accompagna le giornate di tre poliziotti violenti, parte della squadra celere, interpretati da Pierfrancesco Favino (Cobra), Marco Giallini (Mazinga), Filippo Nigro (Negro).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8041"></span>I tre uomini, accomunati da un ideale sociale e politico che negli anni li ha resi inseparabili come fratelli, impongono il rispetto dei propri valori attraverso una giustizia privata e violenta. Ma la rabbia che monta ogni giorno di più nei loro animi è figlia della disillusione di coloro che vedono la loro quotidianeità sbriciolarsi sotto il peso di una società stanca, malandata e scontenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La pellicola non si schiera, non accusa ne difende, ma riporta attraverso una sceneggiatura tutt&#8217;altro che esaltante uno spaccato importante della nostra società: il sentimento di odio, rabbia ed intolleranza nel quale siamo immersi, e di cui noi stessi siamo i principali fautori. Non a caso sia il libro che il film, anche se in maniera più blanda, riportano fatti di attualità che hanno scosso la nostra nazione negli ultimi anni: dagli scontri del G8 a Genova, all&#8217;uccisione di Gabriele Sandri, dallo stupro di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto da parte di un cittadino romeno alla morte dell&#8217;Ispettore Raciti durante gli scontri avvenuti fuori dallo stadio.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/24/acab-all-cops-are-bastards/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi del film sono tutto quello che noi non vorremmo essere ma una parte di noi è, invece. Prima di essere violenti, subiamo noi stessi una violenza da parte di una nazione che non sentiamo nostra, da parte di uno Stato che non ci difende e non ha cura di noi, da parte di una società che ci rende sempre più diffidenti ed egoisti, più tristi e disperati; e quindi violenti e rabbiosi, almeno nello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">La pellicola nel complesso è discreta. Destinata sicuramente ad un pubblico maschile, probabilmente fatto di giovani che avranno difficoltà a scindere l&#8217;aspetto più goliardico e virile da un tema socialmente importante, che può e deve portarci a riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interpretazione dei protagonisti (ormai onnipresenti) è buona, dura e cattiva come copione vuole. Interpreti nuovi e meno conosciuti avrebbero dato un tocco più noir e autoriale alla pellicola che risulta a tratti debole nella struttura dei dialoghi e nel susseguirsi delle vicende.</p>
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		<title>E ora dove andiamo?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora dove andiamo? (Et maintenant, on va où?) Diciotto confessioni religiose in uno Stato grande come l’Abruzzo non sono poche. È dal multiforme contesto del Libano che trae forza e ispirazione il cinema di Nadine Labaki, cineasta e attrice di grande talento attesa alla sua seconda prova dopo l’incantevole Caramel. La storia ha luogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/E-ora-dove-andiamo.jpg" rel="lightbox[8023]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8027" title="E ora dove andiamo" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/E-ora-dove-andiamo.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="E ora dove andiamo?" href="http://www.eaglepictures.com/in-sala-e-prossimamente/e-ora-dove-andiamo" target="_blank">E ora dove andiamo?</a> (Et maintenant, on va où?)</p>
<p style="text-align: justify;">Diciotto confessioni religiose in uno Stato grande come l’Abruzzo non sono poche. È dal multiforme contesto del Libano che trae forza e ispirazione il cinema di Nadine Labaki, cineasta e attrice di grande talento attesa alla sua seconda prova dopo l’incantevole <a title="Caramel" href="http://www.binarioloco.it/2007/12/28/caramel/" target="_blank">Caramel</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha luogo in un villaggio arabo, immerso nella calura e nella polvere di un paesaggio semidesertico. Qui, un gruppo di ragazzi lotta contro l’isolamento provocato da un conflitto strisciante – nello spostarsi, a piedi o su improbabili carrette, gli abitanti devono stare attenti a non finire nei campi minati – cercando il punto esatto dove collocare l’unico televisore del villaggio, in modo da captare il segnale che diffonde la trasmissione di capodanno: siamo infatti nel Duemila, anno in cui tutti auspicano che le magnifiche sorti e progressive della nuova era portino finalmente la pace in quella terra martoriata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8023"></span><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Labaki-a-Roma_2012_I.jpg" rel="lightbox[8023]"><img class="alignnone size-full wp-image-8025" style="float: left;" title="Labaki a Roma_2012_I" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Labaki-a-Roma_2012_I.jpg" alt="" width="250" height="332" /></a>Gli auspici del sindaco sono condivisi dal parroco e dal mullah dell’unica chiesa e dell’unica moschea del villaggio, che sorgono l’una accanto all’altro. I due sacerdoti, entrambi pingui e indolenti, ma in fondo saggi, sanno che basterà poco alle teste calde delle rispettive fedi per dimenticare la comune condizione, l’amicizia, persino i legami di sangue, e combattersi ferocemente in nome di un dio sanguinario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco infatti che, malgrado la lievità con cui vengono tratteggiati i rapporti umani all’interno della piccola comunità, emerge pian piano il demone mai sopito dell’odio e della vendetta. Dai piccoli sfregi si passa ad affronti intollerabili, fino a che l’irreparabile accade: come in una tragedia greca, la vittima sacrificale è un ragazzo il cui fratello è uno dei più accaniti avversari dell’opposta religione. Per evitare il bagno di sangue, nonché la distruzione della propria famiglia, la madre dei due giovani occulta il cadavere del figlio, fingendo che non sia morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo snodo del film, che del resto è punteggiato di trovate similmente brillanti, scaturisce in modo paradossale la soluzione – sia pure temporanea – del conflitto: la disperazione di Yvonne, la madre del morto, si converte in una pietas così veemente da indossare i panni del nemico. Ecco quindi che, sul suo esempio, anche le altre donne del villaggio si scambiano i ruoli, le cristiane indossando il velo nero e le musulmane impugnando il crocifisso, tutte insieme reclamando la pace in nome della comune umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/21/e-ora-dove-andiamo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Così finalmente ricomposta l’unità degli abitanti, si può dar luogo alla sepoltura del giovane martire, ma anche questa si rivelerà impresa non facile: il finale aperto, espresso dallo stesso titolo dell’opera, è quasi un monito a non illudersi troppo sulla possibilità di superare la guerra una volta per tutte.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccellente conferma del talento di Nadine Labaki, <em>E ora dove andiamo?</em> è impreziosito dalla luminosa bellezza della stessa regista, che – insieme alle sue compagne di lotta, giovani e anziane – apre il racconto con una soave danza funebre illuminata dalla luce obliqua di un sole mediorientale, malgrado tutto piena di vita e di speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">[Le due splendide immagini della meravigliosa Nadine Labaki che trovate a  lato e qui sotto sono del nostro valente fotoredattore <a title="Eugenio Boiano - Sito Ufficiale" href="http://www.eugenioboiano.com/contact.html" target="_blank">Eugenio Boiano</a> <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> ]</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Labaki-a-Roma_2012_II.jpg" rel="lightbox[8023]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8024" title="Labaki a Roma_2012_II" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Labaki-a-Roma_2012_II.jpg" alt="" width="350" height="502" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>The Help</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storie di balie e domestiche a Jackson “Ogni volta che un uomo combatte per un ideale&#8230; emette una minuscola onda di speranza, e queste onde, intersecandosi da un milione di centri differenti di energia e di audacia, producono una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza.” Robert F. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_locandina_americana.jpg" rel="lightbox[8016]"><img class="alignnone size-full wp-image-8017" style="float: left;" title="The Help_locandina_americana" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_locandina_americana.jpg" alt="" width="214" height="317" /></a>Storie di balie e domestiche a Jackson</p>
<p style="text-align: justify;">“Ogni volta che un uomo combatte per un ideale&#8230; emette una minuscola onda di speranza, e queste onde, intersecandosi da un milione di centri differenti di energia e di audacia, producono una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza.”</p>
<p style="text-align: justify;">Robert F. Kennedy (da un discorso presso l&#8217;Università di Città del Capo, 6 giugno 1966)</p>
<p>“Ho cominciato a crescere i bambini dei bianchi già a quattordici anni, nel 1925, perché mia madre era morta di malattia e le bollette non aspettavano…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così esordisce Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica nera che espone la propria esperienza personale a Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), una giovane donna bianca della buona società di Jackson, Mississippi, la quale, appena laureata (estate 1962), è ritornata a casa, dove pensa d’intraprendere la carriera di scrittrice. Ottiene, intanto, un impiego presso il Jackson Journal, ed è già un buon inizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8016"></span>Dopo il quadriennio di studi, Skeeter riprende a frequentare la sua migliore amica Hilly Holbrooks (Bryce Dallas Howard) e le altre ragazze della comitiva: tutte ora possiedono una famiglia, un marito con un impiego ben remunerato, un’abitazione spaziosa e confortevole, e in alcuni casi, lussuosa, un figlio piccolo, e una tata di colore che si occupa di accudire il pargolo, della pulizia domestica e della cucina. Le giovani donne passano il loro tempo con il bridge e con la raccolta fondi per i bambini africani, in banali riunioni al club e in lunghi aperitivi al bar conditi da conversazioni futili, o da perfidi pettegolezzi. E da consigli all’amica rimasta nubile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Charlotte Phelan (Allison Janney), madre di Skeeter, non fa che ripetere, come un disco rotto, l’importanza di un buon matrimonio. Ma la ragazza, indipendente e anticonformista, invece, progetta di realizzare un’inchiesta giornalistica sulla vita domestica e familiare nella città natale. Solo la cara Constantine, la governante nera che l’ha cresciuta, l’avrebbe capita e aiutata, ma ormai la donna è sparita. Allora propone ad Aibileen, che accudisce l’affettuosa Mae Mobley da Elisabeth Leefolt (Ahna O’Reilly), di raccontare la propria storia di balia e inserviente interrogandola con domande che scavano nel profondo dell’anima: “Che cosa si prova ad allevare i bambini degli altri quando i propri si trovano altrove?”</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/20/the-help/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Seppur inizialmente un po’ diffidente, Aibileen, che per pochi spiccioli ha allevato amorevolmente ben diciassette bambini bianchi, si lascia conquistare dalla sincerità di Skeeter, della quale diventa fedele amica e confidente, liberandosi del fardello che la opprimeva, e rivelando la disgrazia che il destino le ha riservato: il suo unico figlio è tragicamente scomparso in un incidente sul lavoro. Ben presto, però, a questi drammatici racconti faranno eco le vicissitudini di Minny (Octavia Spencer), la migliore amica di Aibi, cuoca impareggiabile (specialista di dolci e pollo fritto), dal carattere fiero, ma che non sa frenare la lingua.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervista alle due “nannies” viene poco a poco a delinearsi come una vera e propria denuncia delle condizioni di vita e degli innumerevoli episodi di ingiustizia perpetrati ai danni delle lavoratrici di colore: le balie e le domestiche nere non potevano usare nemmeno il wc nelle case in cui lavoravano. Tante altre donne si uniranno all’iniziativa fino a formare un coro a più voci, cui non basteranno poche colonne su un giornale del profondo Sud. Così prenderà corpo The Help, un libro assai toccante, che raccoglie tante testimonianze, sovente drammatiche, sulla cieca intolleranza dei bianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume viene stampato in un clima di minacce e intimidazioni. Le vecchie amiche di Skeeter le mostrano disappunto e ostilità. Anche Johnny Foote (Mike Vogel), il fidanzato, si allontana dopo la pubblicazione che mette alla berlina le donne della media e alta borghesia di Jackson (e non solo) come inaffidabili e ciniche, annoiate e civettuole, inadatte ad allevare e a educare i propri figli, incapaci a cucinare, pigre nelle faccende casalinghe, e occupate solo in inutili frivolezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla graticola finisce specialmente la perfida Hilly. Licenziata da questa per aver utilizzato il bagno di casa, Minny narra di aver preparato una torta squisita per rappacificarsi con la padrona. Il dolce, molto apprezzato dalla donna, però, contiene una sgradevolissima sorpresa che susciterà lo stupore e la rabbia di Hilly, e al contempo, la divertita ilarità della madre di lei, Missus Walters (Sissy Spacek), affetta da una precoce forma di Alzheimer.</p>
<p style="text-align: justify;">È una delle “scene madri” del lungometraggio, molto divertente per un verso, ma decisamente emblematica dall’altro. Minny troverà ugualmente un lavoro stabile presso Jolene French (Anna Camp), una donna eccentrica, ma mite e disponibile, nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è stata messa al bando dalle signore della buona società. Un’altra sequenza spassosa riguarda ancora Hilly, dal sorriso smagliante e il pugno di ferro; stavolta viene fatta oggetto di scherno, allorché ritrova sul giardino antistante la sua abitazione una grande quantità di  vasi da toilette in ceramica – presumibilmente di seconda mano – depositati su quel prato da solerti concittadini dopo l’uscita sulla rubrica di Skeeter di una esplicita richiesta “a fini umanitari”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio che si evince dal racconto rimanda alla fratellanza e all’amicizia tra Skeeter, Aibi e Minny, ma anche alla solidarietà tra le tante inservienti che collaboreranno all’iniziativa della denuncia a mezzo stampa. The Help è una storia sulla fatica, sulla forza e sul coraggio di queste donne che hanno educato diverse generazioni di bambini bianchi, spesso anche con l’esempio del loro impegno e della loro dedizione, creando così le premesse per una società nuova e più tollerante. Più malinconico, purtroppo, l’epilogo per Aibileen, che sarà costretta ad allontanarsi mestamente da Jackson per l’ennesima cattiveria di Hilly, la quale, non farà tesoro dei cambiamenti in atto in città e nella nazione intera.</p>
<p style="text-align: justify;">Opera corale al femminile, diretta da Tate Taylor, The Help è il felicissimo adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Kathryn Stockett, un melodramma di stampo sudista che fotografa un’epoca di rapidi mutamenti, e sciorina con estrema leggerezza temi contingenti, come quello del segregazionismo razziale, evidenziando i numerosi pregiudizi sociali e la reale disuguaglianza tra bianchi e neri, che si specchia non solo nell’intolleranza e negli atteggiamenti marcatamente arroganti delle persone, ma specialmente nelle condizioni di vita della comunità di colore, ancora oppressa e penalizzata nel diritto al voto, al lavoro, al trasporto pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi anni Sessanta i numerosi interventi del presidente John Fitzgerald Kennedy per le pari opportunità, per eliminare la segregazione sugli autobus e per risolvere l’emergenza abitativa combattendo contro la discriminazione nell’acquisto e nell’affitto degli immobili, parallelamente alle crescenti proteste del Movimento dei Diritti Civili e degli attivisti della comunità di colore, guidati da un giovane Martin Luther King, creano negli USA un clima di fermento e di fiducia verso i cambiamenti politici e verso l’evoluzione della società. Ma la strada per l’uguaglianza di fatto era ancora lontana, visto che il 18 gennaio 1963 George Wallace, il nuovo governatore dell’Alabama, nel suo discorso di insediamento reclamava: “Segregation now, segregation tomorrow, segregation forever!”</p>
<p><strong>Estratto da PRIMISSIMA SCUOLA n. 4 – dicembre 2011</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_bottom.jpg" rel="lightbox[8016]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8020" title="The Help_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_bottom.jpg" alt="" width="450" height="304" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Benvenuti al Nord</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 00:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Rivieccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Benvenuti-al-Nord.jpg" rel="lightbox[7993]"><img class="size-full wp-image-7994 aligncenter" title="Benvenuti al Nord" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Benvenuti-al-Nord.jpg" alt="" width="400" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Benvenuti-al-Nord.jpg" rel="lightbox[7993]"></a>Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, <em>Il Ciclone</em> di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche grazie alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per <em>Benvenuti al Sud</em> ed, ora, per <em>Benvenuti al Nord</em>, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato, sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano, ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7993"></span>In questo “dittico degli stereotipi regionali” oltretutto il regista e gli attori colgono gli umori nazionali di ritorno all’unitarietà, di superamento della malattia leghista, in un momento di crisi e di disorientamento in cui bisogna serrare le fila, i ranghi del Paese. E cosa c’è di meglio di un cinema di sana propaganda nazionalista per stimolare l’orgoglio patriottico? Certamente il “volemose bene” dei film di Miniero suona un po’ favolistico, eccessivo, posticcio ma credibile proprio in quanto desiderabile e desiderato. Rispetto a Benvenuti al Sud, totalmente debitore dell’originale francese <a href="http://www.binarioloco.it/2008/11/03/giu-al-nord/" target="_blank"><em>Giù al Nord</em></a>,  <em>Benvenuti al Nord</em>, seppur più fragile nel meccanismo narrativo e più prevedibile, risulta egualmente divertente.</p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi, gli stessi della pellicola precedente, hanno acquisito una familiarità ed una riconoscibilità presso il pubblico, mentre la carica comica delle situazioni e della sceneggiatura risultano dello stesso livello. L’astro polare che guida il film sembra essere il solito e abusatissimo <em>Totò, Peppino e la malafemmina</em>. Oramai le citazioni di questo film sono sempre più dichiarate e plateali, dalla lettera all’arrivo in piazza del Duomo. Miniero dedica al film di Mastrocinque più di un omaggio ma volutamente stilizzati ed iperbolici. Il clima è anche quello di <em>Napoletani a Milano</em> di Eduardo De Filippo. Ma Miniero è regista di grande cultura cinematografica ed arriva da citazioni meno esplicite. Come nel finale, nel ricongiungimento sentimentale durante la festa degli alpini. Sullo sfondo, <em>Viaggio in Italia</em> di Rossellini ed il bellissimo finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/19/benvenuti-al-nord/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio un “viaggio in Italia” e nei suoi atavici stereotipi, quello che compie Miniero. Con la sua affiatata compagnia di meridionali e settentrionali. Dalla figurina sentimentale da cinema dei “telefoni bianchi” di Alessandro Siani allo sciolto mestiere di Claudio Bisio. Dalla prorompente mediterraneità di Valentina Lodovini fino alla arcigna milanesità di Angela Finocchiaro, qui ancora più riuscita interprete anche della legnosa madre del suo personaggio. Fino ai riusciti caratteri di Giacomo Rizzo e Nando Paone. La new entry del manager perfezionista interpretato da Paolo Rossi, si adegua al clima di umorismo grottesco ma non troppo del film.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarà un seguito con un <em>Benvenuti a Roma</em>? Citando le parole del maturo amante di Catherine Spaak ne <em>Il sorpasso</em>, sarà difficile perché un meridionale al Nord ed un settentrionale al Sud, restano un meridionale ed un settentrionale. Se vanno a Roma, diventano tutti romani!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/SIANI-LODOVINI-BISIO_bottom.jpg" rel="lightbox[7993]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7995" title="SIANI - LODOVINI - BISIO_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/SIANI-LODOVINI-BISIO_bottom.jpg" alt="" width="450" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">[La foto che vedete qui sopra è del nostro valente fotoredattore <a title="Eugenio Boiano - Sito Ufficiale" href="http://www.eugenioboiano.com/contact.html" target="_blank">Eugenio Boiano</a> <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> ]</p>
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		<title>L’industriale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pierfrancesco favino]]></category>
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		<description><![CDATA[Torna sul grande schermo il maestro Giuliano Montaldo, e lo fa con un’opera di grande spessore, scritta come si faceva una volta, fotografata in un elegantissimo bianco e nero con striature seppia. La crisi si è abbattuta sul tessuto sociale di una città decaduta – la location è Torino, e tutto rimanda alle vicende della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Industriale_Favino.jpg" rel="lightbox[7968]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7969" title="Industriale_Favino" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Industriale_Favino.jpg" alt="" width="450" height="301" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Torna sul grande schermo il maestro Giuliano Montaldo, e lo fa con un’opera di grande spessore, scritta come si faceva una volta, fotografata in un elegantissimo bianco e nero con striature seppia. La crisi si è abbattuta sul tessuto sociale di una città decaduta – la location è Torino, e tutto rimanda alle vicende della più nota fabbrica italiana, simbolo del capitalismo familistico dove la leadership è tramandata per via ereditaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Montaldo, ben sostenuto da un cast tecnico di alto livello, affida all’ormai onnipresente Pierfrancesco Favino (qui a dire il vero piuttosto bravo) il ruolo-clou di Nicola Ranieri, il cui padre – di origini meridionali – ha, con grandi sacrifici e lavorando sodo, accumulato una piccola fortuna, lasciandogli una fabbrica di medi dimensioni specializzata nella produzione di pannelli solari che però restano sempre più numerosi nei magazzini, invenduti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7968"></span>Nicola ingaggia quindi una lotta disperata contro le banche che gli negano il credito necessario, contro gruppi industriali stranieri che vogliono mettere le mani sull’azienda, contro la suocera, una proprietaria terriera avida e spietata, contro il suo stesso legale, l’infido Ferrero (un efficacissimo Francesco Scianna). Gli è al fianco Laura, bella, giovane, indipendente (ha uno studio pubblicitario condotto con l’amica del cuore Marcella, la brava Elena Di Cioccio), la quale però scalpita, è sempre più a disagio nei panni della moglie di un imprenditore ostinato e inasprito dal fallimento incombente. Ecco quindi che Laura – personaggio ritagliato su misura su Carolina Crescentini – sembra cedere al garbato corteggiamento di Gabriel, un giovane artista romeno che per sbarcare il lunario lavora nel garage dove parcheggia il suo bel macchinone.</p>
<p style="text-align: justify;">Si apre così per Nicola un nuovo fronte, sul quale lotterà con la stessa determinazione e spregiudicatezza con cui, alla fine, riuscirà a salvare l’azienda di famiglia dal fallimento. Il prezzo che dovrà pagare il giovane industriale si rivelerà però altissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dirigendo magnificamente protagonisti e comprimari (tra i quali spiccano Mauro Pirovano nei panni del pavido ragioniere dell’ingegner Ranieri, Andrea Tidona in quelli dell’amico di famiglia che dispensa buoni consigli e qualche aiuto concreto, Elisabetta Piccolomini nel ruolo della suocera), Montaldo mette in scena il dramma che sta vivendo il nostro paese insieme ad altri dalla Grecia all’Irlanda, dove oscuri potentati sono riusciti ad azzerare 40 anni di lotte sindacali per impadronirsi della ricchezza di intere collettività. Uno scenario in grado di travolgere ogni residuo senso di umanità, portando chi si trova nella tempesta a perdersi e a perdere i propri affetti.</p>
<p>CONFERENZA STAMPA</p>
<p>La conferenza stampa di presentazione de “L’industriale” è stata un evento a sé, soprattutto grazie alla presenza di un Giuliano Montaldo – classe 1930 – davvero in forma straordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Celebrato dal cast intervenuto alla “Casa del cinema” di Roma, il cineasta ha deliziato i presenti con aneddoti illuminanti, come quello relativo al suo esordio da attore in “Achtung banditi” di Lizzani – un macchinista della troupe, romano, vedendolo recitare (male, come modestamente ammesso dallo stesso Montaldo) lo apostrofò così: «A Giulià, lassa perde, tanto er cinema sta in crisi!».</p>
<p style="text-align: justify;">Era il 1950: ovvio che uno della sua tempra non si lasciasse scoraggiare facilmente, ed ecco che lo ritroviamo alla presentazione della sua ultima opera pronto a farsi beffe delle periodiche lamentazioni di produttori e cinematografari sullo stato della settima arte. Del resto, con tenacia e convinzione Montaldo ha sempre lottato per i suoi progetti: “Agli inizi degli anni Settanta ho passato un anno davanti alla porta dello studio di Carlo Ponti, per proporgli un film su Giordano Bruno. Alla fine ha dovuto cedere, e io ho potuto girare quel film».</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/16/l%e2%80%99industriale/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Ed è chiaro che per attori rampanti come Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini, nonché i meno noti ma altrettanto bravi e giovani Francesco Scianna e Elena Di Cioccio, arrivare alla corte di un siffatto maestro sia un onore immenso, anche se – come simpaticamente riferito da Favino – una volta finito il film, la locandina con i suoi interpreti finisce invariabilmente attaccata alle pareti del bagno di casa Montaldo!<br />
Il nutrito schieramento de<a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Favino_2012.jpg" rel="lightbox[7968]"><img class="alignnone size-full wp-image-7970" style="float: left;" title="Favino_2012" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Favino_2012.jpg" alt="" width="300" height="392" /></a>gli ospiti ha visto anche gli interventi del co-sceneggiatore Andrea Purgatori, del produttore Angelo Barbagallo e del bravo caratterista piemontese Gianni Bissaca, che ha ben inquadrato la differenza tra l’odierno capitalismo (tanto più disgregato quanto più connesso a rapaci poteri finanziari) e quello dei tempi dell’Avvocato, ai cui funerali – racconta – erano presenti anche delegati della FIOM, e non per piaggeria o presenzialismo, ma perché malgrado tutto all’epoca la Fiat faceva parte di Torino, del suo tessuto storico. Compagno di scuola di Steve Della Casa, moderatore del tavolo e presente nel film con il cameo di un operaio preoccupato, Bissaca interpreta Saverio, l’anziano operaio già amico del fondatore dell’industria per cui lavora.<br />
Insomma, per citare un altro sapido commento di Giuliano Montaldo, «la differenza tra Marchionne – o Maglione, come si chiama?! – e il mio personaggio è che l’industriale Ranieri i suoi operai li conosce tutti di persona».<br />
Con il divertente contrappunto fuoricampo della moglie Vera Pescarolo – l’autrice del soggetto sedeva in platea – Montaldo ha quindi raccontato la nascita de “L’industriale”, una storia che ha quasi anticipato le vicende attuali: «Si parla da tempo di milioni di euro bruciati dall’economia, e io volevo capire chi è il piromane, chi sono i responsabili della crisi e chi ne è colpito: per questo abbiamo cercato di costruire una storia che, sullo sfondo di una grande città industriale in declino, mostrasse le vicissitudini delle persone».<br />
E il grande Giuliano Montaldo è riuscito benissimo nell’intento, ben coadiuvato da un cast tecnico di enorme valore, tra cui spicca il direttore della fotografia Arnaldo Catinari, che illumina di una luce livida la scena e i suoi protagonisti («Perché girare in bianco e nero? – si domanda il regista –Perché questa storia l’ho vista, pensata, sognata senza colore, il colore resta fuori scena»). Per questo, conclude, «non voglio che nei titoli di coda compaia la scritta “un film di”, ma “regia di”, perché il film non è mio ma di tutti quelli che ci hanno lavorato!».</p>
<p style="text-align: justify;">[La foto di Favino sorridente è del nostro valente fotoredattore <a title="Eugenio Boiano - Sito Ufficiale" href="http://www.eugenioboiano.com/contact.html" target="_blank">Eugenio Boiano</a> <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> ]</p>
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		<title>Non avere paura del buio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 13:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carolina Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le favole tradizionali spesso parlano di rapimenti, di fate che rapiscono bambini, neonati, adulti e poi li restituiscono alle famiglie ‐ cambiati. Possono tornare menomati,o semplicemente scossi, con vizi orribili e strani comportamenti, ululanti alla luna o altro. Li trasformano in modi bizzarri… Ho pensato che sarebbe stato interessante inserire questo elemento nella storia. Guillermo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Non-avere-paura-del-buio.jpg" rel="lightbox[7955]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7956" title="Non avere paura del buio" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Non-avere-paura-del-buio.jpg" alt="" width="450" height="265" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le favole tradizionali spesso parlano di rapimenti, di fate che rapiscono bambini, neonati, adulti e poi li restituiscono alle famiglie ‐ cambiati. Possono tornare menomati,o semplicemente scossi, con vizi orribili e strani comportamenti, ululanti alla luna o altro. Li trasformano in modi bizzarri… Ho pensato che sarebbe stato interessante inserire questo elemento nella storia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Guillermo Del Toro</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’evocativo <em>Il labirinto del fauno</em>, Guillermo del Toro torna a maneggiare i temi che più gli sono congeniali (horror, infanzia problematica, mondo fatato),  ma questa volta solo nelle vesti di sceneggiatore e produttore, lasciando la regia nelle mani dell’esordiente Troy Nixey.</p>
<p style="text-align: justify;">Spetta dunque al noto fumettista (creatore di <em>Trout</em> e co-autore della  miniserie <em>Jenny Finn</em>, nonché disegnatore di alcuni albi di Batman) portare sullo schermo (<strong>in Italia il film arriva, ça va sans dire, con due anni di ritardo</strong>) <a title="Non avere paura del buio" href="http://www.everyeye.it/nonaverepauradelbuio/index.php" target="_blank">Non avere paura del buio</a>, remake cinematografico dell’omonima serie televisiva diretta nel 1973 da John Newland e trasmessa dalla ABC, riveduta e corretta nell’ormai definito “Del Toro style”. Nel passaggio dal piccolo al grande schermo la protagonista, da adulta, diventa una bambina, a conferma che il regista messicano non intende abbandonare l’interesse che nutre nell’esplorare  gli incubi dell’infanzia (come aveva fatto con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_spina_del_diavolo" target="_blank"><em>La spina del diavolo</em></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_labirinto_del_fauno" target="_blank">Il labirinto del fauno</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7955"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La storia segue da vicino la piccola Sally (Bailee Madison) che vediamo trasferirsi dal padre Alex (Guy Pearce) a inizio pellicola. L’uomo sta ristrutturando una vecchia dimora fuori città insieme alla sua nuova compagna Kim (Katie Holmes). I rapporti tra Kim e la bambina all’inizio non sono buoni, ma quando Sally inizia a dare segni di disagio nei confronti della vecchia casa in cui è andata a vivere e che sembra custodire orribili segreti, sarà proprio la donna a cercare di aiutarla. Sally nel frattempo è sempre più spaventata dal buio e dagli strani esserini che si nascondono nei sotterranei.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi cinque minuti di Non avere paura del buio sono senza ombra di dubbio i più interessanti. Nixey porta lo spettatore nei meandri della scricchiolante magione infestata da strani mostriciattoli e piena di angoli bui, appartenuta un tempo al pittore Lord Blackwood, scomparso in circostanze misteriose.  L’elemento con maggiore appeal della pellicola risulta essere prorio l’ambientazione, oltre allo spunto leggendario da cui la vicenda ha inizio e di cui non vogliamo svelare troppo. La storia è ambientata ai giorni nostri ma gli arredamenti della villa e i personaggi che la abitano (i domestici in primis) sembrano essre rimasti imprigionati nel secolo scorso, condizione che rafforza il modo in cui vengono percepiti gli elementi orrorifici e misteriosi del plot.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/14/non-avere-paura-del-buio/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, ad interrompere l’illusione di essere stati catapultati in questo magico mondo gotico e terrificante ci pensano il cast, assai poco credibile e (una cosa nuova!) il doppiaggio italiano, che infrange ogni possibilità di seguire il flusso narrativo che proveniente dalle immagini che passano sullo schermo con una notevole componente ipnotica. Tra Katie Holmes e Guy Pearce non si sa chi risulta meno plausibile, e la piccola Bailee Manson non li aiuta affatto, tratteggiando il personaggio di Sally in modo poco naturale ed eccessivamente impostato.</p>
<p style="text-align: justify;">Funzionali gli effetti sonori, meno quelli visivi (quando i mostriciattoli si rendono manifesti, la paura scema inesorabilmente). Nel complesso Non aver paura del buio risulta essere un’interessante pellicola fantasy con atmosfere dark in cui è ben evidente l’attenzione da parte del regista nel prediligere il gusto per il visivo alla coerenza narrativa e al ritmo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thanks to <a title="Movielicious" href="http://www.movielicious.it/" target="_blank">Movielicious</a>!  ;-D</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La talpa &#8211; I difetti</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2012/01/13/la-talpa/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 20:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>
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		<description><![CDATA[Inizi anni’70, in piena guerra fredda. Per la sicurezza della Gran Bretagna e dell&#8217;intero Occidente è necessario smascherare la talpa. E’ più che un sospetto, una certezza: nei servizi segreti inglesi c&#8217;è un traditore filosovietico. Un finto agente/amico che fa il gioco del nemico. Ovviamente esiste solo un uomo capace di risolvere il caso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_top.jpg" rel="lightbox[7947]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7949" title="la-talpa_top" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_top.jpg" alt="" width="450" height="303" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Inizi anni’70, in piena guerra fredda. Per la sicurezza della Gran Bretagna e dell&#8217;intero Occidente è necessario smascherare la talpa. E’ più che un sospetto,  una certezza: nei servizi segreti inglesi c&#8217;è un traditore filosovietico. Un finto agente/amico che fa il gioco del nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente esiste solo un uomo capace di risolvere  il caso e l’<em>Intelligence </em>inglese richiama in azione George Smiley (Gary Oldman in versione cupa e malinconica) che, dopo aver individuato quattro possibili sospetti, porterà a termine la missione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><span id="more-7947"></span></p>
<p>Centoventisette minuti tra complicate vicende di rivalità e pseudo amicizie, splendide inquadrature e scenari di un’Europa tormentata, fredda, come la guerra in atto. Il film è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore britannico John Le Carré, primo capitolo di una trilogia e già adattato per l’ottima serie televisiva inglese del 1979 (interpretata da un magistrale Alec Guinnes, assai più convincente nelle sette puntate televisive dell’epoca rispetto l’interpretazione attuale di Oldman).</p>
<p><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_middle.jpg" rel="lightbox[7947]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7950" title="la-talpa_middle" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_middle.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In controtendenza con le ultime generazioni, Il re delle spy-story  dai ritmi lenti e quasi analitici ( fra i tanti <em>Chiamata per il morto, il sarto di panama, La casa Russia</em>) , viene fedelmente trasposto nel film diretto da Tomas  Alfredson, il regista svedese (quasi agli esordi ma apparentemente troppo sicuro di se tanto da  voler rappresentare i vari generi cinematografici come Kubrick: l’horror  Lasciami entrare<em> del 2009, </em>oggi spionaggio e di prossima uscita fantascienza).</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/13/la-talpa/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo la scia della lumaca, a passi lenti &#8211; molto lenti come gli svedesi sanno fare –  Alfredson riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera dell’epoca. E’ un grande affresco degli anni della Guerra Fredda, con descrizione analitica e quasi morbosa delle complicate personalità. Oltre ad un ingobbito e incupito Gary Oldman sfilano a suo fianco nomi come Colin Firth, Tom Hardy, Mark Strong,  David Dencik  e John Hurt, nel film colleghi con cui ha condiviso la vita segreta e spericolata (se non fosse per il palese mestiere parrebbero più miti compagni di bocce in pensione, a parte il giovane e affascinante mercenario Tom Hardy).</p>
<p style="text-align: justify;">E forse il punto forte del film, allo stesso modo quello debole, è la troppa eleganza e delicatezza che da ai personaggi. Il cinema è l’unica arte globale che interagisce con delle peculiarità, se ne viene a mancare anche solo una si rischia l’imperfezione, la nota stonata. Da un cast così eccezionale, da un best seller di rinomato successo qualcosa spinge in direzione opposta però, quasi controvento: non si discute la qualità del film ma la qualità dei personaggi: poco incisivi e vivaci  ma addirittura troppo fragili e tormentati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente non ci si aspetta né da Le Carrè (seppur ne <em>la spia che venne dal freddo</em> e <em>il sarto di panama</em> ci fosse più frizzante interazione) né da uno svedese l’azione e i fracassoni inseguimenti da “mission impossible” ma qui i ritmi son fin troppo lenti,  le emblematiche figure vengono  sostituite da malinconiche creature solitarie, in penombra, quasi disperate, assente è la loro vita privata e il loro quotidiano, molte con tendenze omosessuali (forse una di troppo,  a sottolineare che negli anni’70 non si poteva esternare mentre oggi si, è superfluo questo). Anche la talpa è fin troppo talpa e Smiley troppo silenzioso nelle indagini e totalmente assorto nel suo dramma familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un film un pò troppo pretenzioso perché le aspettative sono alte, bisognerebbe attenersi al suggerimento degli psicoanalisti: non bisogna avere troppe aspettative nella vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Da vedere esclusivamente in una sala cinematografica rimanendo concentrati e non sul piccolo schermo. Una minima distrazione e ci si smarrisce, rischiando di cambiare canale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_bottom.jpg" rel="lightbox[7947]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7951" title="la-talpa_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/la-talpa_bottom.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a></p>
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		<title>Immaturi &#8211; Il viaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte ritornano. Soprattutto quando il primo film (Immaturi &#8211; gennaio 2011) ha ottenuto risultati sopra le aspettative, e quindi, gli ormai 40enni  compagni di scuola di Paolo Genovese dopo aver sostenuto per la seconda volta l&#8217;esame di maturità, decidono di tuffarsi nella tarda adolescenza concedendosi il viaggio scolastico mai effettuato ai tempi del liceo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Immaturi-Il-viaggio.jpg" rel="lightbox[7912]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7914" title="Immaturi - Il viaggio" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2012/01/Immaturi-Il-viaggio.jpg" alt="" width="450" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A volte ritornano. Soprattutto quando il primo film (<a title="Immaturi" href="http://www.binarioloco.it/2011/01/22/immaturi/" target="_blank"><em>Immaturi</em></a> &#8211; gennaio 2011) ha ottenuto risultati sopra le aspettative, e quindi, gli ormai 40enni  compagni di scuola di Paolo Genovese dopo aver sostenuto per la seconda volta l&#8217;esame di maturità, decidono di tuffarsi nella tarda adolescenza concedendosi il viaggio scolastico mai effettuato ai tempi del liceo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il luogo è un pò scontato, un&#8217;isola della Grecia, prevedibile anche la movida e le avventure amorose, più stile anni ’80 che attuali. Seppur troppo stereotipati sia i luoghi che i personaggi è bello scoprire che nulla cambia di generazione in generazione (dagli anni ’60 in avanti, ovviamente) e che la sperata maturità non arriva né con gli esami né successivamente con l’età.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7912"></span>Il film piace perché descrive con semplicità il  vissuto, il quotidiano, l’amicizia, le incomprensioni e la leggiadria con cui vorremmo convivere, mentre il pesantore che aleggia (anche in vacanza) lo si lascia un po’ in disparte, raramente si affronta.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio come nella vita reale. Ambra Angiolini, Anita Caprioli, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova, Paolo Kessisoglu e  Ricky Memphis sono <em>i 7 personaggi in cerca di..</em>non se stessi ma di quello che la vita gli offre, magari accontentandosi, magari illudendosi. Loro, insieme ai nuovi compagni aggiunti, amanti o mogli, ripercorrono il Grande freddo in versione italica con (poche) riflessioni esistenziali e (molte) possibilità di rincorrere l’eterna adolescenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2012/01/06/immaturi-il-viaggio/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">A volte ritornano. A volte anche meglio e migliori, i personaggi.  In questo caso un sequel migliore del primo. Aspettiamoci altre  avventure  degli immaturi  prossimamente, da genitori a nonni e infine tutt’insieme allegramente in reparto geriatrico.</p>
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		<title>J. Edgar</title>
		<link>http://www.binarioloco.it/2011/12/30/j-edgar/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carolina Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultimo film di Clint Eastwood ci ha fatto uscire dalla sala dispiaciuti e di cattivo umore per un semplice motivo: non ci ha entusiasmati. Argomentando un po’ il giudizio su uno dei registi che ammiriamo di più in assoluto, potremmo dire che J. Edgar ci ha sfiorati per le oltre due ore di durata della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/J-Edgar_top.jpg" rel="lightbox[7875]"><img class="alignnone size-full wp-image-7876" style="float: left;" title="SPL246834_005" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/J-Edgar_top.jpg" alt="" width="268" height="312" /></a>L’ultimo film di Clint Eastwood ci ha fatto uscire dalla sala  dispiaciuti e di cattivo umore per un semplice motivo: non ci ha  entusiasmati. Argomentando un po’ il giudizio su uno dei registi che  ammiriamo di più in assoluto, potremmo dire che <em>J. Edgar</em> ci ha  sfiorati per le oltre due ore di durata della pellicola, toccandoci  davvero solo in alcune isolate scene.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delusione parziale  (intendiamoci siamo lontani dalla categoria dei brutti film) quella  arrivata con questo film, che però è stata sufficiente a farci annegare  nelle perplessità mentre cercavamo di comprendere appieno il fulcro  reale attorno al quale Eastwood ha voluto far ruotare la sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7875"></span>Ed è  arrivata la prima risposta: forse la nostra conoscenza del personaggio  <a title="John Edgar Hoover" href="http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover" target="_blank">John Edgar Hoover</a> non era sufficientemente approfondita per cogliere la  tonalità con la quale Clint voleva far suonare il suo personaggio, unita  al fatto che, non essendo americani, questa vicenda non fa parte del  nostro background storico-culturale. Sapevamo che <em>J. Edgar</em> aveva fondato l’FBI (Federal Bureau of Investigation) e che ne era stato  a capo per quasi cinquant’anni (dal 1924 al 1972), che aveva servito  otto Presidenti degli Stati Uniti, da Calvin Coolidge a Richard Nixon e  che aveva trasformato la sua creatura in un apparato di polizia capace  di dare la caccia ai più temuti gangster tra cui John Dillinger o George  Kelly.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapevamo inoltre che era ossessionato dall’idea che i comunisti e  i radicali potessero far vacillare l’equilibrio della sua America e che  era stato l’artefice di riforme storiche quali l’archiviazione delle  impronte digitali o l’istituzione di un’accademia nazionale per  l’addestramento degli agenti. Eravamo anche a conoscenza delle voci che  giravano sulla sua presunta omosessualità. Sapevamo, dunque, quello che  più o meno sanno tutti sul conto di John Edgar Hoover, forse anche  qualcosa in più dello spettatore medio che sceglie di vedere il film.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure non è bastato a entrare in sintonia con il personaggio. Ma chi  era davvero costui? Una leggenda americana? Per i più conservatori sì,  per gli altri, invece, un persecutore che inseguiva unicamente la sua  personale e contorta concezione della sicurezza nazionale, dando la  caccia ai comunisti, ai dissidenti e agli scomodi rappresentanti delle  minoranze più che alla malavita organizzata e ai criminali.</p>
<p style="text-align: justify;">Eastwood (appoggiandosi allo sceneggiatore Dustin Lance Black, Premio Oscar per Milk) più che il <em>J. Edgar </em>pubblico  ci racconta quello privato, l’uomo ossessionato dalla volontà di  difendere il proprio paese da tutto ciò che si dimostrava in qualche  modo nuovo o diverso e il cui comportamento compulsivo spesso ha avuto  la meglio su quello razionale (al suo nome sono stati accostati sospetti  di vario genere nel corso delle indagini relative all’assassinio di  Martin Luther King e per anni è stato definito il braccio operativo del  maccartismo colpevole, a detta di molti, di aver contribuito a  diffondere il clima di terrore durante la cosiddetta “caccia alle  streghe”).</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che la regia di Eastwood si supera, nel raccontare i  pochi legami affettivi del funzionario che si è fatto strada grazie a  una minuziosa attività di dossieraggio sulle principali personalità di  spicco dell’epoca, ricattando e tenendo tutti in pugno che però, nel  privato, non si fidava di nessuno se non di sua madre (qui interpretata  da una divina Judi Dench), della sua segretaria (Naomi Watts) e del suo  presunto amante-collega Clyde Tolson (Armie Hammer). D’altronde il  cinema di Eastwood ha sempre raggiunto livelli altissimi quando ha posto  al centro del racconto le relazioni tra i personaggi (pensate a <em>Million Dollar Baby</em>, <em>Mystic River</em> o <a title="Gran Torino" href="http://www.binarioloco.it/2009/06/17/gran-torino/" target="_blank"><em>Gran Torino</em></a>), mentre si è mantenuto su toni più bassi nell’affrontare temi storici o didascalici (<em>Flags of Our Fathers</em>, <em>Letters from Iwo Jima</em> o <em>Invictus</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2011/12/30/j-edgar/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">L’occhio dell’ottantenne Clint solo apparentemente non giudica, e il  suo punto di vista su Hoover si mostra chiaro sin dall’inizio,  attraverso insinuazioni che pian piano acquistano concretezza. Vediamo  Leonardo DiCaprio e gli altri attori invecchiare e ringiovanire tante,  forse troppe volte, in continui salti temporali che appesantiscono la  fruibilità del film.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale la pena, poi, spendere due parole sul make-up  degli attori, che per una buona metà del film appaiono in versione  “anziana”: se il trucco di Naomi Watts e DiCaprio risulta passabile  (anche se l’eccesso di cerone imbarocchisce parecchio la performance di  quest’ultimo facendolo assomigliare un po’ troppo ad un vetusto Marlon  Brando), quello applicato sul volto di Armie Hammer è ai limiti del  ridicolo, rendendo l’attore più simile alla mummia di Tutankhamon che  non a un uomo avanti con gli anni. Meglio chiudere un occhio poi, anzi  un orecchio, sul doppiaggio italiano, assolutamente riprovevole.  Straordinariamente azzeccata e dolcemente malinconica, invece, la  colonna sonora del film, composta dallo stesso Eastwood, che sottolinea  perfettamente debolezze e ambiguità del suo protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">Una curiosità per quanti volessero approfondire la filmografia sul  personaggio interpretato qui da Leonardo DiCaprio. Non é la prima volta  che Hoover entra nei copioni di Hoolywood: nel 1995 Oliver Stone aveva  affidato a Bob Hoskins il ruolo dello storico direttore dell’ FBI ne <em>Gli intrighi del potere</em>, mentre nel 2000 Ernest Borgnine ha diretto <em>Hoover</em>, una sorta di monologo in cui veste egli stesso i panni di J. Edgar.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thanks to <a title="Movielicious" href="http://www.movielicious.it/" target="_blank">Movielicious</a>!  ;-D</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/J-Edgar_bottom.jpg" rel="lightbox[7875]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7877" title="J Edgar_bottom" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/J-Edgar_bottom.jpg" alt="" width="450" height="336" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il figlio di Babbo Natale 3D</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 12:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Gianni Rodari Crediamo si possa affermare che, per il periodo natalizio, le produzioni animate della Aardman &#8211; Sony Pictures, distribuite in Italia dalla Warner Bros, conquisteranno il pianeta, dal Sud al Settentrione, specialmente dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/Il-figlio-di-babbo-natale_TOP1.jpg" rel="lightbox[7843]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7851" title="Il-figlio-di-babbo-natale_TOP" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/Il-figlio-di-babbo-natale_TOP1.jpg" alt="" width="430" height="312" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Voglio che oggi non pianga<br />
nel mondo un solo bambino,<br />
che abbiano lo stesso sorriso<br />
il bianco, il moro, il giallino”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gianni Rodari</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo si possa affermare che, per il periodo natalizio, le produzioni animate della Aardman &#8211; Sony Pictures, distribuite in Italia dalla Warner Bros, conquisteranno il pianeta, dal Sud al Settentrione, specialmente dopo aver portato in sala <a title="Happy Feet 2 - HD Trailer" href="http://www.youtube.com/watch?v=-A-Ps3_xOVk" target="_blank"><strong>Happy Feet 2</strong></a>, la magica epopea dei pinguini imperatore in Antartide e <strong><a title="Il figlio di Babbo Natale 3D - Sito Ufficiale" href="http://www.arthurchristmas.net/" target="_blank">Il figlio di Babbo Natale</a>, </strong>un’avventura in 3D che prende avvio tra i ghiacci del Polo Nord. Sarebbe meglio dire “sotto” la calotta polare, visto che proprio lì si trova il centro operativo che si occupa della consegna dei milioni e milioni di regali che annualmente giungono sotto l’albero di altrettanti bambini di ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale base consta di centinaia di postazioni elettroniche presso le quali si danno da fare migliaia di elfi al servizio di Babbo Natale, e agli ordini del primogenito Steve. Questi è un meticoloso organizzatore che utilizza al meglio ogni strumento e accessorio tecnologico al fine di allietare la festa più importante dell’anno. Inoltre, quasi un milione di elfi trasportati dall’ipertecnologica astroslitta S1 (150.000 kn/h), una specie di Enterprise rivisitata a mo’ di slitta, larga un miglio e lunga due, sono impegnati nel recapito “porta a porta” dei doni, effettuato nel tempo record di circa diciotto secondi da squadre di tre elementi ciascuna.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><span id="more-7843"></span></p>
<p>Babbo Natale non può che gongolare per la sua florida carriera, e per aver raggiunto il settantesimo anniversario di attività, anche se, di fatto, e soprattutto nelle ultime uscite, l’artefice è stato Steve, che non fa mistero di ambire al posto del vetusto genitore qualora (il giovane spera il prima possibile) questi si ritiri definitivamente. Del resto, il giorno successivo al 25 Dicembre non porta forse il suo nome? E poi è stimato enormemente dalla sua famiglia, che comprende anche Mamma Natale, giudiziosa consorte dell’omone rosso vestito, il vispo Nonno Natale, un vegliardo tradizionalista di 136 anni, che gode della compagnia di una mansueta renna domestica, e Arthur, il fratello più giovane, addetto del “Reparto Lettere a Babbo Natale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiamato dai genitori “il grosso enigma”, per via dei guai combinati nel recente passato, Arthur è un ragazzo piuttosto confusionario, ma sensibile, ingenuo e sognatore, sornione e generoso, appassionato della magia del Natale secondo tradizione. Difatti, nel caos dell’ufficio in cui è stato relegato, egli legge attentamente ogni singola missiva che arriva al Polo Nord perché crede che ogni bambino meriti un regalo per la ricorrenza della natività.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la famiglia Natale passa la notte della vigilia e le altre festività, normalmente, nella tipica calorosa atmosfera, davanti al camino o alla tavola imbandita, discorrendo della riuscita dell’ultima missione, oppure passando il tempo con i giochi di società come “Natalopoli”. E in quella occasione, puntualmente, si accende un’aspra discussione sull’assegnazione dei segnalini: Babbo Natale, la slitta, la renna, la candela ecc. Stavolta, però, una notizia ben più importante contribuisce a turbare la “solita” serenità: per un fatale disguido una consegna non è stata eseguita.</p>
<p style="text-align: justify;">“Alla faccia della tecnologia fanfarona di Steve”, pensa il nonnetto. Come rimediare? Steve dice: “Ho natalizzato ogni paese del mondo. Se manca solo un dono è un problema?” “Sì, certissimamente”, è convinto Arthur, il quale, tra le colonne di corrispondenza ricevuta, recupera velocemente la bella letterina illustrata di Gwen Hines, una bambina residente al numero 23 di Mimosa Avenue a Trelew, in Cornovaglia. La piccola, che s’interrogava su come Santa Claus riuscisse a consegnare i regali a tutti i bambini del mondo, aveva chiesto per Natale una bicicletta a rotelle Pinky Princess.</p>
<p style="text-align: justify;">Mancano soltanto un paio d’ore al sorgere del sole, e al momento che i bambini hanno atteso tutto l’anno; non è giusto che Gwen debba rimanere delusa da Babbo Natale, e così Arthur si risolve d’intervenire. Con l’aiuto fattivo di Nonno Natale intraprende una spedizione a bordo di una vecchia slitta di legno e ottone (Evie), munita di una pariglia di otto renne in carne e ossa, un’antica mappa, della polvere magica, campanellini e quant’altro…</p>
<p style="text-align: justify;">A bordo c’è anche la renna domestica, e perfino… un clandestino: si tratta di Bryony, l’elfo incartatore. C’è pochissimo tempo a disposizione prima che arrivi il mattino perciò i tre si dirigono in volo verso l’Inghilterra, ma l’impreciso calcolo della rotta li dirotta prima a Toronto, in Canada, dove portano scompiglio nel centro cittadino, successivamente nell’Idaho (USA), dove aggregano alle renne rimaste un’esemplare pubblicitario in metallo dorato; poi  finiscono nella savana africana, più precisamente nel parco del Serengeti, in Tanzania, dove risolveranno fortunosamente altre disavventure con un branco di leoni; da lì a Trelew, ma in Messico: solo un caso di omonimia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre i minuti scorrono la peregrinazione continua, prima su una spiaggia di Cuba (Cayo Confites), dove Arthur è avvilito dall’insuccesso che si profila, poi i tre riprendono il volo verso l’Atlantico, prima di venir intercettati dalle forze della Nato, impossibilitate a comunicare con la strana astronave di legno, ottone e peli di renna, ritenuta una presunta navicella aliena. Riuscirà, infine, il figlio minore di Babbo Natale ad arrivare a destinazione in tempo, a consegnare la piccola bici rosa, e a salvare lo spirito della festività?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta la giriamo agli spettatori che (da oggi) affolleranno le sale per trarre delizia da questo lungometraggio avvincente e pieno di colpi di scena. La storia si presta all’attenzione dei più piccini che vedranno il pericolo che corre la loro festa più amata mentre gli adulti potranno sorridere degli innumerevoli gadget tecnologici a disposizione degli elfi di Babbo Natale. Senza svelare oltremodo l’esito finale della vicenda, possiamo rassicurare il pubblico che il contrasto alla base del film, tra modernità e tradizione, rappresentato allegoricamente da Steve e Arthur, due fratelli caratterialmente “agli antipodi”, si risolve senza che ne abbia a patire la magia natalizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.binarioloco.it/2011/12/23/il-figlio-di-babbo-natale/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il figlio di Babbo Natale</em> di Sarah Smith e Barry Cook si avvale infatti, nella versione originale, di un cast stellare che comprende James McAvoy, Hugh Laurie, Jim Broadbent, Imelda Staunton e Bill Nighy (rispettivamente Arthur, Steve, Babbo Natale, la di lui consorte e l’esplosivo Nonno Natale) e narra le peripezie di un viaggio di formazione che segue l’evoluzione interiore dei principali caratteri della storia. Il ritmo e la <em>suspense </em>sono quelli di un film d’azione, grazie ad una squadra di elfi perfettamente sincronizzata che vediamo protagonista di una dinamica sequenza che descrive l’operazione di disinnesco di un set di batterie Snovy (facile pubblicità <a title="Sony Pictures Italia - Sito Ufficiale" href="http://sonypictures.it/" target="_blank">autoreferenziale</a>) all’interno di un giocattolo, la cui improvvisa anomalia funzionale avrebbe potuto svegliare anzitempo un bambino nel pieno dei sogni della notte più attesa dell’anno, con la conseguente rivelazione di Babbo Natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma,<strong> </strong><em>Arthur Christmas </em>(titolo originale della pellicola) è un’avventura ingegnosa, umoristica e divertente, nella migliore tradizione della Aardman Animations, che ha già creato successi planetari premiati con vari Oscar, come<strong> Wallace &#038; Gromit,</strong> <strong>Galline in fuga</strong> e <strong>La maledizione del coniglio mannaro. </strong>Ai più attenti estimatori della casa di produzione inglese non sarà di certo sfuggito che stavolta, anche a causa dell’incendio dei suoi magazzini di Bristol (2005), la tipica tecnica di animazione “a passo uno” (<em>claymation</em>), che prevedeva la ripresa, con la macchina da presa, dei modellini e dei personaggi in plastilina appositamente creati, è stata soppiantata dall’animazione in computer grafica (CG) eseguita dalla Sony Pictures Animation, associatasi appositamente alla Aardman per la realizzazione di questo gioiellino di tecnica e sensibilità.</p>
<p><strong>Estratto da PRIMISSIMA SCUOLA n. 4 dicembre 2011</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/Il-figlio-di-Babbo-Natale_BOTTOM.jpg" rel="lightbox[7843]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7850" title="Il figlio di Babbo Natale_BOTTOM" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2011/12/Il-figlio-di-Babbo-Natale_BOTTOM.jpg" alt="" width="500" height="271" /></a><br />
</strong></p>
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