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	<title>Binario Loco &#187; Ultime uscite</title>
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	<description>Sito di cinema e attualità. Recensioni, anteprime, notizie e conferenze stampa dal mondo del cinema.</description>
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		<title>Toy Story 3</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 00:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Milioni Guerriero</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è fatta desiderare parecchio &#8211; 10 anni &#8211; quella che dovrebbe essere la terza ed ultima parte della saga di Toy Story, ma di sicuro non ha deluso le aspettative.
In realtà già si vocifera riguardo ad un piccolo prolungamento della storia ma solo in forma di cortometraggio.
Come al solito la Pixar ha realizzato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/07/Toy-Story-31.jpg" rel="lightbox[6146]"><img class="alignnone size-full wp-image-6152" style="float: left;" title="Toy Story 3" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/07/Toy-Story-31.jpg" alt="" width="300" height="370" /></a>Si è fatta desiderare parecchio &#8211; 10 anni &#8211; quella che dovrebbe essere la terza ed ultima parte della saga di Toy Story, ma di sicuro non ha deluso le aspettative.<br />
In realtà già si vocifera riguardo ad un piccolo prolungamento della storia ma solo in forma di cortometraggio.<br />
Come al solito la Pixar ha realizzato un capolavoro e la proiezione in 3D ha fatto il resto, rendendo questo film qualcosa da non perdere assolutamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la trama, che è però leggermente inferiore a quella di Toy Story 2, è molto divertente e coinvolgente, cosa non scontata dal momento che si tratta di un &#8220;terzo episodio&#8221; e si sa che non è mai facile mantenere il livello delle uscite precedenti, soprattutto quando hanno avuto un enorme successo.<br />
Questa volta i giocattoli devono fare i conti con il tempo che passa e che inevitabilmente porta un quasi adulto Andy, che sta partendo per il college, ad allontanarsi da loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6146"></span>In realtà Andy vorrebbe tenerli, seppur relegandoli in soffitta, ma per un errore il sacco che li contiene viene messo nella spazzatura e da lì comincia la vera avventura che porta Woody, Buzz Lightyear, Jessie &#8211; più una Barbie aggiunta all&#8217;ultimo minuto dalla sorellina di Andy &#8211; e tutti gli altri a confrontarsi con un mondo ben diverso e meno tranquillo di quello cui erano abituati nella loro casa d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Difatti vengono portati al Sunnyside, un asilo infantile pieno di bambini urlanti di giorno e tiranneggiato da una squadra di giocattoli incattiviti durante la notte.<br />
Qui i nostri amici vengono tenuti prigionieri dalla banda capeggiata da Lotso, un orso rosa di peluche pieno di risentimento perché convinto di essere stato abbandonato dalla bambina cui apparteneva. Lotso si fa aiutare da Bimbo, un bambolotto con un occhio rotto dall&#8217;aspetto inquietante e da un pagliaccio che ricorda quello di IT di Stephen King.</p>
<p style="text-align: justify;">La vigilanza contro eventuali fughe è affidata ad un pupazzo che raffigura una orribile scimmia urlante con i piatti.<br />
Non mancano, però, personaggi spiritosi come il doppiogiochista Ken che, seppure considerato da quasi 50 anni il fidanzato di Barbie, fa pensare più a qualcosa che si troverebbe più suo agio &#8220;sull&#8217;altra sponda&#8221;, e ad un baccello di peluche verde con relativi piselli.</p>
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2Gu6hs4v_Q4&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2Gu6hs4v_Q4&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; bellissimo il pezzo in cui i giocattoli, per colpa dell&#8217;orso Lotso, stanno per finire nell&#8217;inceneritore dell&#8217;immondizia e allora si prendono tutti per mano per morire uniti come fratelli, prima di essere salvati… naturalmente in extremis!!!<br />
Dopo essere stati strapazzati in tutti i modi dai bambini dell&#8217;asilo e dopo molteplici tentativi di fuga, i giocattoli riescono a tornare a casa e a rivedere per un&#8217;ultima volta il loro amico Andy, prima di essere definitivamente messi in uno scatolone.</p>
<p style="text-align: justify;">Lotso viene neutralizzato, naturalmente evitando ogni tipo di violenza, e il lieto fine è assicurato.<br />
Il film finisce con un Andy nostalgico che regala tutti i suoi giocattoli alla piccola Bonnie fermandosi a lungo a giocare con lei mentre invece dovrebbe ultimare i preparativi per la partenza per il college.<br />
Viene da pensare ad una staffetta, ad una sorta di passaggio dall&#8217;età infantile a quella adulta e a quanto possa essere triste, a volte, vedere che la nostra infanzia si allontana.</p>
<p style="text-align: justify;">La riflessione che si potrebbe fare, una volta ultimata la visione del film, è che in fondo è bello mantenere dentro di noi una piccola parte &#8220;bambina&#8221;, che ci fa essere spensierati e che ci distrae, seppure per poco, dai problemi che puntualmente si presenteranno quando affronteremo la nostra vita di persone adulte.<br />
E concludendo bisogna ammettere che pur trattandosi di un film d&#8217;animazione il momento della commozione arriva e che forse trattenere qualche lacrima non è poi così facile!</p>
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		<title>Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 12:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Bolognini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime uscite]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmed Afiene]]></category>
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		<category><![CDATA[Isotta Toso]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Rossetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli inquilini del garbatissimo film Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, diretto da Isotta Toso e appena uscito nelle sale, sono strani e litigiosi. Cartine di tornasole al vetriolo della società di oggi.
La portinaia napoletana Benedetta lustra e strofina l’ascensore tutto il giorno. C’è però l’irriducibile Gladiatore [la rivelazione del film Marco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Scontro-di-civiltà-per-un-ascensore-a-Piazza-Vittorio.jpg" rel="lightbox[5971]"><img class="alignnone size-full wp-image-5989" style="float: left;" title="Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Scontro-di-civiltà-per-un-ascensore-a-Piazza-Vittorio.jpg" alt="" width="230" height="230" /></a>Gli inquilini del garbatissimo film Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, diretto da Isotta Toso e appena uscito nelle sale, sono strani e litigiosi. Cartine di tornasole al vetriolo della società di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La portinaia napoletana Benedetta lustra e strofina l’ascensore tutto il giorno. C’è però l’irriducibile Gladiatore [la rivelazione del film Marco Rossetti] che ci piscia dentro, fa disegni osceni e dissemina cicche dappertutto. Insomma, la convivenza tra i condomini, italiani e stranieri, dello stabile umbertino è &#8211; a detta della regista in dolce attesa &#8211; «un mosaico di dispetti e drammi, malintesi e malanni».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5971"></span>La signora Fabiani/Milena Vukotic, per esempio, maltratta la domestica portoricana Maria Cristina, ma ama visceralmente il suo cane-mignon. L’iraniana Nurit/Serra Yilmaz, invece, è un’anima in pena perché non le viene riconosciuto lo status di rifugiata politica. Marco [Daniele Liotti] e la fidanzata Giulia/Kasia Smutniak sono una coppia di trentenni annoiati. Infine, Amedeo [Ahmed Afiene], il più buono, è però accusato dell’omicidio del Gladiatore…</p>
<p style="text-align: justify;">Il film distribuito da Bolero è «un bel tradimento» rispetto al romanzo eponimo dello scrittore algerino Ahmara Lakous (edizioni E/O). Senza dubbio più buonista, sfronda i luoghi comuni razzisti del noir. Un esempio su tutti, la battuta ‘epurata’ del barista romano Dandini [lo stentoreo Francesco Panoffino] sui musulmani degni di rispetto «perché amano le donne come gli stalloni romani» (e, ma questo solo nel libro, mal digeriscono «i froci»).<br />
Toso &#8211; regista al suo esordio &#8211; vaglia anche qualche ‘perla’ di inurbanità comportamentale della portiera napoletana Benedetta che teme «i clandestini perché portatori di malattie contagiose», o «gli immigrati arricchiti, tutti spacciatori di droga».</p>
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		<title>Robin Hood</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 00:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Bolognini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cate blanchett]]></category>
		<category><![CDATA[robin hood]]></category>
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ARCO, FRECCE E MANDOLINO. COSÌ IL ROBIN HOOD DI RUSSEL CROWE DIVENTA ITALIANO.
Già irritato per le stroncature a Robin Hood, Russell Crowe litiga con l’intervistatore dell’emittente radiofonica britannica BBC Radio 4 &#8211; che critica il suo accento poco ‘british’ &#8211; e gli risponde sarcastico: «Stavo cercando di farmi passare per un italiano. Non c’è l’ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Robin-Hood.jpg" rel="lightbox[5963]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5967" title="Untitled Robin Hood Adventure" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Robin-Hood.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">ARCO, FRECCE E MANDOLINO. COSÌ IL ROBIN HOOD DI RUSSEL CROWE DIVENTA ITALIANO.</p>
<p style="text-align: justify;">Già irritato per le stroncature a <a href="http://www.robinhoodthemovie.com/" target="_blank">Robin Hood</a>, Russell Crowe litiga con l’intervistatore dell’emittente radiofonica britannica BBC Radio 4 &#8211; che critica il suo accento poco ‘british’ &#8211; e gli risponde sarcastico: «Stavo cercando di farmi passare per un italiano. Non c’è l’ho fatta?».</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’intervista, avvenuta mercoledì per il programma ‘Front Row Show’, l’ex-gladiatore si difende come può. Mark Lawson della BBC sferra il primo colpo chiedendogli: «Perché ha interpretato l’eroe della Foresta di Sherwood con un accento irlandese?» [critica che piove, tra l’altro, da tanti giornali inglesi]. Crowe risponde seccato: «Lei non ha orecchio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5963"></span>Davvero non ha orecchio se ha percepito un accento irlandese. È ridicolo che si trovi qualcosa di irlandese nel personaggio di Robin Hood». Certo, non deve essere stato facile per le corde vocali dell’australiano misurarsi con una ‘parlata agli antipodi’ come quella del North-England, ma l’attore è convinto di avere fatto del suo meglio. Tant’è che all’ennesima domanda dell’intervistatore scettico: «È sicuro di essersi espresso come un inglese del Nord?», Crowe è sbottato, dicendo che voleva farsi passare per un italiano, e ha lasciato l’Hotel Dorchester di Londra su due piedi mollando in mano a Lawson la sua sigaretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lingua a parte, la critica inglese ha stroncato anche l’eroismo del Robin Hood di Russell Crowe: «Troppo poco gentile, bucolico e affascinante. Il regista Ridley Scott ha reso il ladro buono che ruba ai ricchi per donare ai poveri un guerriero coraggioso. Niente di più». Insomma, «Russell Crowe is a rotten Robin Hood &#8211; scrive sul sito il Coventry Telegraph -  Sotto la pressione dei suoi quindici accenti inglesi, anche la connazionale australiana Cate Blanchett/Lady Marion non convince: è più di legno della foresta di Sherwood».</p>
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KSqL9ygBCck&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/KSqL9ygBCck&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>&#8220;Sotto il Celio Azzurro&#8221; si continua a volare</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 16:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[I migliori]]></category>
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		<category><![CDATA[Celio Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[edoardo winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Cinema Aquila]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;arte cinematografica si fonda sulla creatività e sulla fantasia, ciò che gli straordinari educatori di Celio Azzurro chiamano il &#8220;sesto senso&#8221;.
Cosa accade, solitamente, quando ci si abbandona alla propria creatività? Alla propria fantasia? Semplice quanto rivoluzionario: ci si sente felici.
Ecco la chiave di volta del metodo di questo incredibile ed unico &#8220;asilo panda&#8221;, nato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Celio-Azzurro_7_5_2010_small.jpg" rel="lightbox[5951]"><img class="alignnone size-full wp-image-5952" style="float: left;" title="Celio Azzurro_7_5_2010_small" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Celio-Azzurro_7_5_2010_small.jpg" alt="" width="300" height="379" /></a>L&#8217;arte cinematografica si fonda sulla creatività e sulla fantasia, ciò che gli straordinari educatori di Celio Azzurro chiamano il &#8220;sesto senso&#8221;.<br />
Cosa accade, solitamente, quando ci si abbandona alla propria creatività? Alla propria fantasia? Semplice quanto rivoluzionario: ci si sente felici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la chiave di volta del metodo di questo incredibile ed unico &#8220;asilo panda&#8221;, nato nel 1990 come una scommessa, a due passi dal Colosseo&#8230;e proprio una scommessa con se stesso è stata quella di Edoardo Winspeare che, attratto dalla realtà di Celio grazie al suo storico direttore della fotografia, Paolo Carnera, che lo ha convinto ad osservare il lavoro dei maestri per un paio di settimane, ne è rimasto talmente catturato da decidere di rimanerci per un anno, seguendo quattro stagioni di vita nella scuola, utilizzando per le riprese una sola camera (proprio per non disturbare i bimbi, veri protagonisti di questo documentario e di Celio stesso).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5951"></span>Presentato come Evento Speciale Fuori Concorso nella sezione Alice nella città del Festival di Roma 2009, Sotto il Celio Azzurro è una gemma rara, per realizzazione e contenuto. Se c&#8217;è, infatti, un tratto tristemente dominante nell&#8217;Europa del 2010, questo è, purtroppo, proprio la cupezza che, facilmente, sfocia in xenofobia. L&#8217;Italia è, in tal senso, portabandiera negativo di ciò, come si può evincere facilmente dai titoli dei principali quotidiani nazionali. Ricordate Patch Adams in cui un Robin Williams in stato di grazia veniva espulso dal corso di Laurea in Medicina per &#8220;eccesso di felicità&#8221;? Ecco, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliono farli chiudere, i maestri di Celio, proprio per quel loro pericoloso, utopistico &#8220;entusiasmo alla quinta&#8221; che li porta ad andare avanti da vent&#8217;anni anche quando, come scrisse saggiamente Beckett, non c&#8217;è nulla da fare, nessun posto dove andare. Ciò che non si comprende, e la classe politica coglie &#8211; solitamente e paradossalmente &#8211; ben poco, si vuole distruggere o, alla meglio, ignorare. Celio, con la sua naturalezza, con il suo vivere senza filtro è già nel XXIII secolo, rispetto ad un&#8217;Italia che vive con la testa rivolta all&#8217;indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché se non lo sosteniamo, se permettiamo che muoia, avremo ucciso parte del nostro futuro, proprio come nella Storia infinita, il Nulla avrà vinto ed avremo perso tutti &#8220;Un angolo di paradiso in Terra&#8221;, come una splendida fanciulla, ex allieva del Celio, oggi fantastica giovane donna impegnata nel sociale, ha dichiarato in conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; lo stesso regista a confermare la magia di questa impresa, così romana nella sua verità e così rivoluzionaria nella sua ambizione: &#8220;Per un anno ho seguito i maestri della scuola, cinque uomini e cinque donne, nel loro lavoro quotidiano intriso di entusiasmo e amore per i bambini che, in un certo senso, contrasta con una società sempre più cinica e volgare. Attraverso la loro serietà e la loro leggerezza ho visto coi miei occhi che cosa sia la bellezza dell&#8217;educazione, direi anzi, la gioia di formare dei giovani esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme al mio amico Paolo Carnera, direttore della fotografia di tutti i miei film, e ai montatori Luca Benedetti e Sara Pazienti (“Benedetti e Pazienti sono stati con me, di nome e di fatto”, ha dichiarato scherzosamente Winspeare al Nuovo Cinema Aquila di Roma, unica illuminata sala cinematografica della capitale ove è possibile ammirare questo suo ultimo lavoro) abbiamo raccontato un anno nella vita di Celio Azzurro come una sorta di regressione nel mondo dell&#8217;infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del viaggio, ognuno di questi meravigliosi maestri diventerà il bambino che era venti, trenta o quarantacinque anni fa e noi con loro riscopriremo un&#8217;età dell&#8217;innocenza e della scoperta di un mondo bellissimo che credevamo dimenticato per sempre&#8221;. Menzione speciale per Massimo Guidotti, coraggioso fondatore di Celio Azzurro e mirabile faccia da cinema che buca lo schermo con la sua gioiosa energia, e con uno dei volti più autentici e sinceri che mi sia accaduto di vedere in tanti anni di mestiere, come il fotogramma vivente di un Pasolini inedito.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo brillante documentario è uscito con un numero di copie (soltanto cinque) inversamente proporzionale alla propria qualità. ma, fortunatamente, la sua corsa prosegue al Nuovo Cinema Aquila di Roma. Una ragione in più per correre al cinema!  <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;">Logout</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Iron Man 2</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 10:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David Fiori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultime uscite]]></category>
		<category><![CDATA[AC/DC]]></category>
		<category><![CDATA[robert downey jr]]></category>
		<category><![CDATA[Rourke]]></category>
		<category><![CDATA[scarlett johansson]]></category>
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		<description><![CDATA[

I DEMONI DI TONY STARK
Il sequel, inizia dalla fine del primo episodio ovvero, Mr Tony Stark che annuncia la mondo di essere Iron Man. Higway to Hell, storica canzone del 1979 degli AC/DC, ti fa entrare subito nella trama del film, a dir poco spettacolare l’entrata in scena di Iron Man alla Stark Expo.
Si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Iron_Man_2_Rourke.jpg" rel="lightbox[5917]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5933" title="Iron_Man_2_Rourke" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/05/Iron_Man_2_Rourke.jpg" alt="" width="450" height="336" /></a><br />
</strong></p>
<p>I DEMONI DI TONY STARK</p>
<p style="text-align: justify;">Il sequel, inizia dalla fine del primo episodio ovvero, Mr Tony Stark che annuncia la mondo di essere Iron Man. <em>Higway to Hell</em>, storica canzone del 1979 degli AC/DC, ti fa entrare subito nella trama del film, a dir poco spettacolare l’entrata in scena di Iron Man alla Stark Expo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può descrivere Iron Man come l’eroe più globale della Marvel grazie alla felicissima intuizione di un geniale Favreau che sposta Mr. Stark dalla sua casa di Malibu alla miliardaria Montecarlo. L’ambientazione è quella del Grand Prix di Monaco dove un sempre più irresponsabile Tony Stark decide di sostituirsi al suo pilota un minuto prima della gara.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5917"></span>E’ qui che fa il suo ingresso Rourke/Whiplash che ha un conto in sospeso con la famiglia Stark, rea di avere messo da parte il capostipite dei Vanco in uno dei più importanti progetti della Industria Stark. Da qui ha inizio un film dentro al film (tutti i lettori di Iron Man facilmente capiranno) dove si snocciola la complessa personalità di chi cerca di riparare ad errori passati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ivan Vanco facilmente arriva in Europa via Russia e stravolge il mondo di Stark. Aggredisce il miliardario durante la corsa spazzando via auto da corsa come mosche. Tony riesce a fuggire e vincere la battaglia, grazie al prototipo della nuova armatura portatile, ma tutto questo lascia in lui la consapevolezza di non essere un “essere” unico, infatti Vanco possiede tecnologia simile con risorse inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Stark è il tracollo.  Il suo cuore artificiale crea gravi problemi al resto dell’organismo, ed un impaurito Tony esorcizza la paura  ubriacandosi davanti ai suoi amici nella festa del suo compleanno, fuori controllo viene affrontato in casa dal colonnello Rodhes che si impossessa di una armatura per fermarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora Stark non ha più voce nella Società, ha nominato Pepper A.D. e solo l’incontro con Nick Fury (in perfetto stile Ultimate) fa capire a Tony che a tutto c’è una soluzione. La nuova segretaria Natalie Russhman alias Natasha Romanova, alias Vedova Nera ma soprattutto agente dello S.H.I.E.L.D. cede a Tony Stark dei filmati del padre con messaggi d’amore e speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono d’obbligo 2 parole per la bellissima Scarlett Johansson, che interpreta senza controfigura, una perfetta macchina da combattimento (livello 10 S.H.I.E.L.D., il grado più alto dopo Fury) avvolta in un aderentissimo body mozzafiato. Nel frattempo Justin Hummer il contraltare di Stark arruola Vanco per progettare nuovi Iron-armi preludio al conflitto finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tony, una delle menti più importanti del mondo Marvel, grazie ad un&#8217;intuizione del defunto (da più di 20 anni) Howard Stark sostituisce il pezzo mal funzionante ed è la rinascita dell’uomo d’acciaio. Durante la presentazione delle nuove armature/droni per l’esercito americano della Hammer create da Ivan Vanco e capeggiate da War Machine&#8230;Wiplash prende il controllo dei droni. War Machine è esattamente come nel fumetto, esteticamente brutto ma potente e quando Don Cheadle entra nel personaggio è uno dei migliori momenti del film.</p>
<p style="text-align: justify;">Finale epico in tipico stile guerra fredda della golden age Marvel con preludio per un imminente sbarco sul grande schermo dei Vendicatori. A proposito: controllate cosa utilizza Stark per raddrizzare l’attrezzatura nel suo laboratorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccellente Robert Downey Jr. che pare abbia recitato buona parte delle scene improvvisando, Rourke &#8211; seguendo il tipico metodo Stanislavskij &#8211; ha passato circa 3 settimane in Russia, per apprendere usi e costumi e Scarlett  è la perfetta incarnazione della bellezza.</p>
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		<title>Remember Me</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Mazzacane</dc:creator>
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Nel dramma romantico Remember Me, i due giovani protagonisti &#8211; Tyler ed Ally &#8211; sono accomunati da un destino &#8220;simile&#8221; sin da bambini. Divenuti studenti universitari, le loro strade si incroceranno.  Il bello e dannato Robert Pattinson, noto al grande pubblico come il &#8220;vampiro buono&#8221; della saga di Twilight, interpreta Tyler, un giovane ventunenne newyorkese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Remember-Me.jpg" rel="lightbox[5839]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5841" title="Remember Me" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/04/Remember-Me.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel dramma romantico <a href="http://www.rememberme-movie.com/" target="_blank">Remember Me</a>, i due giovani protagonisti &#8211; Tyler ed Ally &#8211; sono accomunati da un destino &#8220;simile&#8221; sin da bambini. Divenuti studenti universitari, le loro strade si incroceranno.  Il bello e dannato Robert Pattinson, noto al grande pubblico come il &#8220;vampiro buono&#8221; della saga di <em>Twilight</em>, interpreta Tyler, un giovane ventunenne newyorkese dal carattere ribelle e scontroso, anche a causa del rapporto quasi inesistente con il padre.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5839"></span>Un legame che si è spezzato a causa di una tragedia familiare che li ha colpiti 10 anni prima&#8230;la madre di Tyler, infatti, si è rifatta una vita e vive con il nuovo compagno e la figlioletta, mentre il maggiorenne conduce vita a sè, pur essendo molto legato alla sorellina, con la quale è sempre molto presente e protettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tyler vive in un piccolo appartamento con un compagno di università. Un tipo allegrotto e festaiolo, molto sopra le righe, donnaiolo, inaffidabile e codardo.  I due convivono in amicizia e si compensano perfettamente perché Pattinson interpreta un ragazzo molto chiuso e tormentato, a tratti irruento sino alla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vampiro tanto amato dalle ragazzine farà, però, una brutta fine, percorrendo una maturità molto difficile, costellata di alti e bassi (più bassi per la verità) e quando sembra avvicinarsi il lieto fine, grazie a una bella storia d&#8217;amore con la sua coetanea Ally (Emilie de Ravin)&#8230;giungerà l&#8217;11 settembre che muterà il lieto fine in tragedia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Remember Me</em> è una storia incentrata sulla forza dell&#8217;amore, familiare e di coppia, e sull&#8217;importanza di vivere ogni giorno della vita come fosse l&#8217;ultimo ma è anche un film pregno di humour ed acume. Diretta da Allen Coulter (<em>I Soprano</em>, <em>Six Feet Under</em>, <em>Sex &amp; the City</em>), la pellicola è stata girata a Manhattan e si riferisce direttamente ai recenti avvenimenti che hanno sconvolto il paese, con un inaspettato finale ad effetto. Per quanto riguarda il cast, la performance di Pattinson lascia piacevolmente impressionati.</p>
<p style="text-align: justify;">Chissà se il suo primo ruolo drammatico convincerà Hollywood a scritturarlo per altri film, oltre alla saga di <em>Twilight</em>.  La giovane Emilie de Ravin ha recitato già in <em>Nemico pubblico</em> e in Lost. Ha senz&#8217;altro due occhioni da cerbiatta che la faranno proseguire a grandi passi nel cinema hollywoodiano ma la sua interpretazione è tra le meno intense. Forse penalizzata anche dal confronto con due attori affermati e navigati come Pierce Brosnan e Chris Cooper che spesso rubano la scena ai due piccioncini.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;ultimo inonda lo schermo con la sua presenza possente ed ingombrante. Premio Oscar nel 2002 per <em>Il ladro di orchidee</em> di Spike Jonze con Nicolas Cage e Meryl Streep, si era già fatto notare dalla critica cinematografica per il suo ruolo in <em>American Beauty</em> (1999) a fianco di Kevin Spacey.</p>
<p style="text-align: justify;">E che dire del mitico James Bond? Qui Pierce Brosnan è un uomo d&#8217;affari tutto dedito al lavoro e poco presente in famiglia. Affascinante, sicuro di sè, ma dal cuore tenero e sensibile sotto la corazza dell&#8217;aspetto esteriore. Coulter ha pensato a lui perché cercava un attore molto coraggioso e in grado di correre dei rischi. Un uomo maturo, di bell&#8217;aspetto, per incarnare il padre di un ragazzo così bello. Nessuno era più azzeccato del  carismatico Brosnan, giunto ormai all&#8217;apice della carriera, alle prese con ruoli diversi e sempre intensi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uWQV6-QgGjI&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uWQV6-QgGjI&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il profeta II</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 06:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Frezza</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-profeta.jpg" rel="lightbox[5807]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5809" title="Il profeta" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Il-profeta.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di questo (giustamente) pluripremiato diamante di Jacques Audiard si potrebbe scrivere, parafrasando il sommo Dante, &#8220;Galeotto fu il libro e chi lo lesse&#8221; ma anche, citando Nietzsche: &#8220;Ciò che non uccide, fortifica&#8221;. &#8220;Un  profeta&#8221;, infatti (come bisognerebbe tradurre dall&#8217;originale francese, al posto del fuorviante italiano &#8220;Il&#8221;), è colui che, superate mille dolorose prove, è in grado di comunicare con chiunque nella sua lingua (sarà la forza del protagonista, l&#8217;asso nella manica che nessuno, intorno a lui, è in grado di prevedere) e, come un grande maestro di scacchi, agisce prevedendo decine di mosse in anticipo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5807"></span>Il paragone con &#8220;The Godfather&#8221;, osato dai più, mi sembra abbastanza fuori luogo. Qui, infatti, siamo più dalle parti di &#8220;Old Boy&#8221;. Il sangue scorre, infatti (specialmente nel primo rullo), a fiumi e ciò che supera qualsiasi livello di tolleranza, mettendo a dura prova la resistenza dello spettatore, è il sado-masochismo, emblematizzato dal beckettiano rapporto vittima-carnefice instauratosi tra il protagonista, un favoloso Tahar Rahim (classe 1981. E&#8217; nata una stella) e l&#8217;anziano, corrotto, mentore, interpretato mirabilmente da Niels Arestrup. Il 61enne attore francese, da noi praticamente sconosciuto, nonostante la lunga carriera sul grande e piccolo schermo, ha rivelato, superata abbondantemente la soglia della maturità, un talento fuori dal comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo, infatti, da melo di valore trascurabile come l&#8217;inutile &#8220;Meeting Venus&#8221;, è giunto, negli ultimi cinque anni, ad interpretazioni decisamente degne di nota come il ruolo di Robert Seyr nello splendido &#8220;De battre mon coeur s&#8217;est arrêté&#8221; (in Italia, &#8220;Tutti i battiti del mio cuore&#8221;) dello stesso Audiard, probabilmente la vetta massima raggiunta (sino ad oggi) dal talentoso Romain Duris e quest&#8217;ultima, in cui si cala &#8211; per Audiard &#8211; nei sudici panni del mefistofelico e, a tratti, quasi commovente (nella sua spietata, meticolosa, chirurgica ferocia senza scrupoli) boss ergastolano &#8220;tanto bolso quanto corso&#8221;César Luciani (un nome, un programma) che trasformerà, irreversibilmente, la vita del giovanissimo analfabeta Malik El Djebena, conducendolo &#8211; per mano &#8211; lungo il sentiero di sola andata per l&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il profeta&#8221; avrebbe meritato, senza esitazione, l&#8217;Oscar per il Miglior Film Straniero, cui era stato &#8211; ovviamente &#8211; candidato ma gli è stato preferito l&#8217;iberico-argentino &#8220;El secreto de sus ojos&#8221; di Juan José Campanella, ancora inedito in Italia (data uscita prevista: 4 giugno).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impressione che si ha, una volta lasciata la sala, è quella (nonostante il tema durissimo e le inesorabili scene di violenza) di aver trascorso le ultime ore in una cattedrale. Se la settima arte deve, infatti, farci sognare e riflettere, siamo di fronte ad una prova assoluta: questo film è grandissimo cinema. Una visione assolutamente da non perdere.</p>
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		<title>Happy Family</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
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Chi dice che la felicità non esiste, non va al cinema. Su commissione poi, si può creare anche un lieto fine. O quasi. In verità, è la paura o l’impotenza alla felicità che paralizza. La distinzione labile fra finzione e realtà è la durata stessa degli attori di un film. Un narratore (Fabio De Luigi) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Happy-Family.jpg" rel="lightbox[5798]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5800" title="Happy Family" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Happy-Family.jpg" alt="" width="436" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chi dice che la felicità non esiste, non va al cinema. Su commissione poi, si può creare anche un lieto fine. O quasi. In verità, è la paura o l’impotenza alla felicità che paralizza. La distinzione labile fra finzione e realtà è la durata stessa degli attori di un film. Un narratore (Fabio De Luigi) compone in diretta la trama della vita dei suoi personaggi. Interagisce, li abbandona, si ricrede.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5798"></span>La storia si concentra su due famiglie, l’incontro fra i quattro genitori (Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy e Carla Signoris) con il pretestuoso annuncio di matrimonio dei figli adolescenti. Al centro del microcosmo si inserisce Il narratore stesso. Ci sono parecchi motivi per andare a vedere il film. In primis, per chi non frequenta il teatro potrebbe essere un ottimo spunto per iniziare. Tratto dall’opera prima di Alessandro Genovesi (che con Gabriele Salvatores ha scritto la sceneggiatura), l’omonimo film , l’ultima fatica del regista,  si attiene fedelmente al testo teatrale raccontando la vita come se fosse un film.</p>
<p style="text-align: justify;">O dirige una commedia dietro suggerimento degli stessi personaggi che, una volta creati dall’autore, rivendicano il diritto di esistere. Di Pirandelliana memoria ovviamente. Ma non ne fa mistero, anzi precede i critici (o le critiche?) inserendo nel copione una auto-citazione. Un altro motivo è la città più grigia e cinica d’Italia, Milano, avvolta in un’esplosione di colori abbinati alle scene. Un’esagerazione volutamente contrastante che fa apprezzare la città, un caso raro cinematograficamente,  quasi a dire “epperò, chi l’avrebbe detto!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le inquadrature, allargate,dilatate e poi ristrette su più piani sono in perfetto equilibrio cromatico e in piacevole stile newyorkese anche la serie finale in bianco e nero (come i tasti del pianoforte) sulle note del notturno di Chopin, suonato dall’amata protagonista del narratore (Valeria Bilello).</p>
<p style="text-align: justify;">Bravi e seriamente divertiti  tutti gli attori, perfettamente in sintonia (Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio si ritrovano dopo <em>Turnè</em>, il quarto film di Salvatores), battute fluide e veloci, divertenti e sottilmente amare. Un cast nel cast.  E se ciò può far bene all’agonizzante mondo teatrale, ben vengano  gli adattamenti cinematografici.</p>
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		<title>Tutto l&#8217;amore del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 13:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
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La proprietaria di una casa editrice incarica l’ inesperto, anaffettivo ma volenteroso Vaporidis (Matteo) di scrivere la guida &#8220;Tutto l&#8217;amore d&#8217;Europa&#8221; sui romantici luoghi del Vecchio Continente. Parigi, Barcellona, Londra, Amsterdam e naturalmente l’Italia. La guida diventa il pretesto: girare per l’Europa alla ricerca di se stessi, degli altri, del rapporto perduto o ritrovato. O [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Tutto-amore-del-mondo.jpg" rel="lightbox[5791]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5793" title="Tutto amore del mondo" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Tutto-amore-del-mondo.jpg" alt="" width="450" height="334" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La proprietaria di una casa editrice incarica l’ inesperto, anaffettivo ma volenteroso Vaporidis (Matteo) di scrivere la guida &#8220;Tutto l&#8217;amore d&#8217;Europa&#8221; sui romantici luoghi del Vecchio Continente. Parigi, Barcellona, Londra, Amsterdam e naturalmente l’Italia. La guida diventa il pretesto: girare per l’Europa alla ricerca di se stessi, degli altri, del rapporto perduto o ritrovato. O semplicemente divertirsi e sognare. Una trama simpatica per ventenni fancazzisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5791"></span>La sceneggiatura e il soggetto sono di Massimiliano Bruno (con un passato d’autore e attore teatrale), e non si discosta molto dal filone di altre già da lui curate, come la popolare serie dei <em>Cesaroni</em>,  <em>Notte prima degli esami &#8211; Oggi</em> e <em>Ex</em>.  La regia è di un giovane esordiente,  Riccardo Grandi, e poi c’è la popolarità di Nicolas Vaporidis (qui anche in veste di produttore), l’istrionico Sergio Rubini, una partecipazione di Enrico Montesano, il bravo Alessandro Roja(Ruben) conosciutissimo per il “Dandy” di <em>Romanzo criminale &#8211; la serie</em>…e due belle, fresche attrici di turno, Ana Caterina Morariu e Myriam Catania.. Ma non basta. Il film non decolla, anzi, non atterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane un po’ sospeso fra la commedia e il sentimentalismo senza però approfondire o sviscerare un qualche messaggio subliminale (tranne il mini trailer pre-film che raccomanda la prudenza nella guida con un geniale stratagemma, una bella campagna sociale interpretata anche da alcuni protagonisti del film).  Se viaggiare serve per innamorarsi allora il messaggio è chiaro. Il film è utile a spronare la generazione dei quasi trentenni ad uscire dal guscio e osare. Se viaggiare serve per riconciliarsi con se stessi ed il mondo allora il film è utile per saper ritornare ed affrontare la vita con più consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il film serve per conoscere luoghi allora sarebbe stato meglio un documentario. A tratti sembra infatti un lungo spot promozionale delle maggiori capitali europee (guarda caso Grandi approda alla regia dopo anni di esperienza pubblicitaria) in cui casualmente vengono inquadrati i protagonisti non sempre però seguendo un filo logico.<br />
Se la logica, infatti, sta nell’accogliere l’amore, con tutte le sue controversie e complicazioni, il film non affonda le radici per cercarne le origini ma si lascia cullare dalla superficialità del momento generazionale accompagnato da una sorniona colonna sonora. E’ giusto anche così. E’ confezionato per i giovanissimi, fatto da giovani senza, per fortuna, insegnare nulla ai “vecchi”.</p>
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		<title>Mine vaganti</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 06:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Donnini</dc:creator>
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Le Mine vaganti del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.
Segreti nascosti e sotterfugi di una società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Mine-vaganti.jpg" rel="lightbox[5780]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5785" title="Mine vaganti" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Mine-vaganti.jpg" alt="" width="432" height="289" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le <a href="http://www.minevaganti.net/" target="_blank">Mine vaganti</a> del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">Segreti nascosti e sotterfugi di una società viziata che non fa più scandalo, tantopiù se fosse stato girato a Roma. Ed ecco che la provincia torna, ancora una volta, l’ennesima, nelle regie italiane quasi per stabilire un giusto equilibrio di sano scandalo, puro e doveroso, anche se temporaneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5780"></span>Un’impero (un pastificio pugliese) costruito apparentemente con sani principi morali e sgretolato nell’arco di un breve lasso di tempo dalle mine vaganti, i familiari dell’onorata impresa. Una commedia forse, amara ma non troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur sempre commedia. Non c’è  tragicità degli eventi come nelle fate ignoranti né la storicità d’oppressione in la finestra di fronte. E’ agrodolce il sapore, mediterraneo come le splendide inquadrature della terra ospitante. Eppure si sorride, lo si cerca il sorriso, nel dramma, perché la commedia porta con sé il gusto e la parodia in un mix delicato. Si sorride perché ci appaga, ci conforta, perché in fondo i veri scandali sono fuori, sono altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sentimento rende sempre giustizia e nonostante si svolga al sud (come fosse obbligato il binomio con arretratezza) finalmente Ozpetek si scrolla di dosso quel vittimismo delle minoranze oppresse,  siano razziali o sessuali. Sposta il baricentro verso l’esagerazione o meglio, l&#8217;esasperazione dei fatti: non uno, ben due i fratelli omosessuali, il grande segreto della saggia-confusa nonna (come nel bestseller di Susanna Tamaro), gli amici che sembrano macchiette gay, il poco equilibrio psichico-emotivo dell’unica amica, il solito cognato un po’ coglione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il cast è rinnovato: Riccardo Scamarcio, (poco credibile -forse volutamente?- nei panni gay, dove si appella per ben due volte nel film con il denigrante termine “frocio”, chissà perchè) Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo e la divertente sciroccata Elena Sofia Ricci, mentre per Ennio Fantastichini, già interprete in <em>Saturno contro</em>, l’inedito ruolo del rigido padre. Ma siamo in Puglia, mai come in questo contesto, azzeccato fu il detto. Tarallucci e vino. E le cose si sistemano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tocco delicato dell’abile artista riesce sempre a trovare quella corda un po&#8217; esposta, un po’ più fragile, un po’ sensibile e, seppur in maniera più lieve, a farla vibrare.</p>
<p><object width="500" height="400"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/v_TBPSFYaGg&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/v_TBPSFYaGg&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Nord</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Arriva in Italia grazie alla Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, garanzia di qualità, questo piccolo film – dura appena un’ora e un quarto – del norvegese Rune Denstad Langlo.
Presentato al 59° Festival di Berlino &#8211; Panorama e al 27° Torino Film Festival, premiato come miglior regia al Tribeca Film Festival 2009 e ottenuto il Premio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/NORD.jpg" rel="lightbox[5775]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5777" title="NORD" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/NORD.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Arriva in Italia grazie alla Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, garanzia di qualità, questo piccolo film – dura appena un’ora e un quarto – del norvegese Rune Denstad Langlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Presentato al 59° Festival di Berlino &#8211; Panorama e al 27° Torino Film Festival, premiato come miglior regia al Tribeca Film Festival 2009 e ottenuto il Premio della Critica Internazionale FIPRESCI &#8211; Europa Cinemas Label, <a href="http://www.nordthemovie.no/" target="_blank">Nord</a> racconta la storia di Jomar, ex campione di sci che, in seguito ad una depressione fulminante, ha perso compagna e carriera.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5775"></span>È appena uscito dal centro psichiatrico dov&#8217;era in cura quando un amico gli dice che, tra le varie cose che ha perso, c&#8217;è anche un figlio. 890 chilometri lo separano dall’ex compagna e dal bambino. Li percorrerà in condizioni precarie, su una motoslitta, incontrando i personaggi più improbabili e attraversando un paesaggio artico di sensazionale bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le peripezie del corpulento e taciturno Jomar – interpretato da Anders Baasmo Christiansen, pressoché l’unico attore professionista nel cast – ricordano quelle dei surreali protagonisti dello scrittore finlandese Arto Paasilinna (i cui romanzi sono editi in Italia da Iperborea, casa specializzata in letteratura nordica): come lui, anche molto cinema scandinavo rivolge uno sguardo stralunato e ironico alle nostre società disgregate malgrado benessere e comfort, nel caldo Sud come nel gelido Nord.</p>
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		<title>Alice in Wonderland</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente  sarebbe com&#8217;è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è,  non sarebbe, e ciò che non è, sarebbe!
A dispetto del successo universale dell&#8217;epopea fantastica di Alice, e della grande quantità di trasposizioni cinematografiche o televisive a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Alice_in_Wonderland_Locandina_piccola1.jpg" rel="lightbox[5770]"><img class="alignnone size-full wp-image-5772" style="float:left" title="Alice_in_Wonderland_Locandina_piccola" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/03/Alice_in_Wonderland_Locandina_piccola1.jpg" alt="" width="280" height="414" /></a><em>Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente  sarebbe com&#8217;è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è,  non sarebbe, e ciò che non è, sarebbe!</em></p>
<p style="text-align: justify;">A dispetto del successo universale dell&#8217;epopea fantastica di Alice, e della grande quantità di trasposizioni cinematografiche o televisive a essa dedicate, risulta piuttosto difficile trattenere nella memoria una versione pienamente soddisfacente, o esteticamente compatibile con i testi scritti da Lewis Carroll. Il limite comune di tali realizzazioni consiste quasi sempre nella presentazione di una protagonista alquanto passiva di fronte agli strani personaggi e alle bizzarre vicissitudini che di volta in volta le si presentano. Risultato: opere fredde e meccaniche, prive delle magiche suggestioni evocate dalle pagine del libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5770"></span>Ecco perché abbiamo atteso con tanta impazienza l&#8217;uscita dell&#8217;ultima fatica di Tim Burton (1958), <a href="http://adisney.go.com/disneypictures/aliceinwonderland/" target="_blank">Alice in Wonderland</a>, che si profila, a circa 150 anni dalla pubblicazione del volumetto illustrato, come l&#8217;opera di riferimento tra le traduzioni in immagini del celebre racconto per l&#8217;infanzia. Il geniale autore di <em>Batman</em>, <em>Edward mani di forbice</em>, <em>La fabbrica di cioccolato</em>, <em>La sposa cadavere</em> [nota del caporedattore: <em>Nightmare Before Christmas</em>!  <img src='http://www.binarioloco.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  ] e di tanti altri memorabili capolavori, già premiato nel 2007 &#8211; a soli 49 anni &#8211; con il Leone d&#8217;Oro veneziano alla (folgorante!) carriera, ha inteso oltremodo caratterizzare il viaggio dell&#8217;eroina nel fantastico mondo sotterraneo, dotandolo di una forte componente emotiva, e ancor più umanizzando le stranezze mentali dei vari personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">A quasi sessant&#8217;anni dall&#8217;uscita del cartone animato <em>Alice nel paese delle meraviglie</em> (1951), la Disney affronta una nuova avventura in cui le moderne meraviglie tecniche e i prodigiosi effetti visivi si combinano al fascino della storia. Il lungometraggio si avvale, infatti, di sequenze in grafica computerizzata, motion capture e tridimensionale, con aggiunte in live action. Il personaggio del Cappellaio Matto (Johnny Depp) è stato ripreso unicamente in un green screen appositamente costituito sul set. Terminate le riprese dal vivo, molte sequenze sono state rieditate in performance capture (tecnica utilizzata per <em>Polar Express</em>, <em>La leggenda di Beowulf</em>, <em>A Christmas Carol</em>), e altri personaggi animati in 3D sono stati aggiunti nel montaggio conclusivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne la vicenda, invece, Tim Burton, ben supportato dalla sceneggiatura di Linda Woolverton (<em>La bella e la bestia</em>, <em>Il re leone</em>, <em>Mulan</em>…), che ha aggiunto alcune novità, ha sì attinto dai testi <em>Alice nel paese delle meraviglie</em> e <em>Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò</em>, ma anche dagli scritti minori di Carroll, passati alla lente della sua originale e celebrata visionarietà. Stavolta, però, Alice (Mia Wasikowska) è una diciannovenne che non ricorda assolutamente nulla del viaggio compiuto più di un decennio prima.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazza, durante un&#8217;affettata festa vittoriana, al cospetto di tanti rappresentanti dell&#8217;alta società, scopre con disappunto di esser stata promessa in sposa a un ricco rampollo, Hamish Ascot (Leo Bill). Distratta dalla visione del Bianconiglio, Alice si allontana verso la boscaglia per seguirlo finché s&#8217;imbatte in una cavità del terreno che sembrerebbe la tana dell&#8217;animale. Fa per accostarsi al foro quando la terra improvvisamente sprofonda e la giovane piomba in un pozzo interminabile. All&#8217;atterraggio si ritrova in una vasta sala da dove avrà inizio l&#8217;itinerario nel Paese delle Meraviglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso avrà a che fare con spade fatate, pozioni magiche, animali parlanti come il Bianconiglio, il Dodo, il Leprotto Bisestile, il Brucaliffo e lo Stregatto, personaggi decisamente strani come il Cappellaio Matto, i gemelli cicciotti e speculari Pinco Panco e Panco Pinco (Matt Lucas), figure animate come i fiori parlanti e le carte da gioco capitanate dal perfido Fante di Cuori (Crispin Glover), creature inquietanti come il Grafobrancio, simile a un orso, e mostri sanguinari come il Ciciarampa, al servizio della Regina Rossa (Helena Bonham Carter), la quale terrorizza il mondo sotterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra filtri rimpiccolenti e conigli ritardatari, interminabili Tea Party (“È sempre l&#8217;ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze.”), Alice supererà varie peripezie, scoprirà il significato dell&#8217;amore, farà conoscenza con la Regina Bianca (Anne Hathaway), e si unirà ai rivoltosi adoperandosi con tutte le sue forze per liberare il Paese delle Meraviglie dalla tirannide della malvagia e stravagante Regina Rossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, seppur con qualche variante, lo spirito allegorico delle favole di Lewis Carroll può dirsi fondamentalmente rispettato. In più abbiamo in dono le atmosfere dark tipiche dell&#8217;estro e della poetica di Tim Burton, accentuate dai fiabeschi scenari tridimensionali, e le divertenti pazzie del Cappellaio Matto (il solito Johnny Depp sopra le righe), che nel film assume un rilievo decisamente superiore rispetto a tutte e precedenti versioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Alice in Wonderland, allora, costituisce un&#8217;ulteriore versione del viaggio di formazione dell&#8217;eroina adolescente che oltrepasserà proficuamente la propria “linea d&#8217;ombra”; difatti, il suo percorso interiore e l&#8217;incontro con i vari personaggi della messinscena rappresentano la trasfigurazione (onirica o fantastica) dei mille problemi dell&#8217;individuo giovane, solo davanti agli ostacoli che ne determineranno l&#8217;accesso all&#8217;età adulta. Per questo riteniamo che la visione di questo grande spettacolo di cinema possa fornire divertimento e piacevoli emozioni sia ai grandi che ai piccini.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il richiamo al sottotesto da parte dello scrittore britannico invitava i giovani lettori a mantenere l&#8217;innocenza del proprio stato infantile, quasi un invito a non crescere, e a “seguire il coniglio bianco” ossia il tramite verso il mondo fantastico, oppure verso una prospettiva nuova e sconvolgente del mondo reale. Tale indicazione è stata fornita anche in alcuni film che hanno scandito la storia della cinematografia: Shining (1980), Matrix (1999), Donnie Darko (2001)…</p>
<p style="text-align: justify;">Questa condizione propria della natura umana che pone, dunque, in antitesi la fantasia e la maturità, pare risolvibile sul piano individuale con un accettabile compromesso: diventare grandi giorno dopo giorno, ma senza dimenticare di continuare a coltivare il bene più prezioso del nostro intelletto, l&#8217;immaginazione.</p>
<p><strong>Estratto da PRIMISSIMA SCUOLA, n° 1-2 febbraio 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>http://www.youtube.com/watch?v=DeWsZ2b_pK4</p>
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		<title>Scusa ma ti voglio sposare</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 15:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Mazzacane</dc:creator>
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Dopo i lucchetti di &#8220;Tre metri sopra il cielo&#8221;, e il faro  dell&#8217;isolotto francese Moint Saint Michel, simbolo del film “Scusa, ma  ti chiamo amore” ecco che Federico Moccia ne firma anche il sequel, Scusa ma ti voglio sposare,  tratto dal suo ennesimo libro, di ben 600 pagine. Per fortuna il film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/Scusa-ma-ti-voglio-sposare.jpg" rel="lightbox[5750]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5751" title="Scusa ma ti voglio sposare" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/Scusa-ma-ti-voglio-sposare.jpg" alt="" width="449" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i lucchetti di &#8220;Tre metri sopra il cielo&#8221;, e il faro  dell&#8217;isolotto francese Moint Saint Michel, simbolo del film “Scusa, ma  ti chiamo amore” ecco che Federico Moccia ne firma anche il sequel, <a href="http://www.scusamativogliosposare.it/" target="_blank">Scusa ma ti voglio sposare</a>,  tratto dal suo ennesimo libro, di ben 600 pagine. Per fortuna il film  dura solo un&#8217;ora e mezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5750"></span>Fra un film e l’altro, c’è stata la  parentesi di &#8220;Amore 14&#8243;, in cui Moccia racconta una generazione diversa,  ancora più &#8220;ggiovane&#8221;, senza dimenticare la sua tanto cara Niki che  appare in una sequenza mentre è alle prese con le prove dell’abito da  sposa e tutta presa dai preparativi delle nozze. Un parallelismo che  esprime l&#8217;attaccamento di Moccia al personaggio e alla sua storia sempre  e comunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è facilmente intuibile i protagonisti della  pellicola restano i due  inverosimili innamorati Alex e Niki –  interpretati di nuovo da Raoul Bova, che più matura più diventa bravo e  bello, e dalla giovanissima Michela Quattrociocche, molto carina ma  ancora poco espressiva, nonostante gli sforzi. L’attore è tornato  alla commedia sentimentale con molta soddisfazione e ha dichiarato a  Diva e donna “I film di Moccia per me sono come una vacanza”, ribadendo  in conferenza stampa che si è trovato molto bene sul set già dal  primo capitolo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo film i due protagonisti, alle prese con i difficili preparativi del matrimonio, sono circondati da una serie di comparse che ruotano attorno agli amici di lui e di lei (due gruppetti stereotipati: 4 quarantenni peter-pan, dongiovanni mollati dalle compagne, sfortunati in amore e 4 teenager tutti feste e spensieratezza) riciclati da vari programmi televisivi, come Floriana Secondi (GF), Francesco Arca (Uomini e Donne) o Andrea Montovoli (Ballando con le stelle), che dovrebbe essere la rivelazione del film, ma raffigura solo un belloccio coetaneo di Niki che la induce in tentazione e in ripensamenti prima del fatidico si.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per fortuna ci sono anche dei gran bravi attori, come Pino Quartullo e Cecilia Dazzi, i due genitori moderni e “alternativi” di Niki, che acquistano molto più spazio nella trama del secondo film, coinvolti in prima persona nei preparativi del matrimonio della figlia maggiore. Questi due attori danno davvero il massimo, regalando al film molti momenti di pura commedia all&#8217;italiana, nel senso più alto del termine. In particolare Quartullo, vero animale da palcoscenico.</p>
<p>Infine, come non segnalare la simpatia e la bravura degli amici fraterni di Alex, i coprotagonisti di Bova: Enrico &#8211; Luca Angeletti, che ha già recitato con Raoul nel film di Roberto Burchielli &#8220;Sbirri&#8221; e conosciuto dal grande pubblico televisivo soprattutto per la fortunata serie di Rai Uno &#8220;Tutti pazzi per amore&#8221;. Nel film è il più romantico tra i 4 ragazzoni che, nonostante la figlioletta a carico, simboleggia bene l&#8217;intramontabile adolescenza che pervade tutto il film.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c&#8217;è Pietro, il più scanzonato e donnaiolo fra i 4,  refugium peccatorum dei suoi amici in crisi, interpretato da Francesco Apolloni (<em>La verità vi prego sull&#8217;amore</em>). Ne è passata di acqua sotto i ponti, dai primi passi in &#8220;Classe di ferro&#8221;; qui, infatti, porta tanta allegria e sense of humour, incarnando benissimo il Peter Pan che non vuole crescere e maturare.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine c&#8217;è Flavio &#8211; Ignazio Oliva, anche lui già visto in <em>Scusa, ma ti chiamo amore</em>. Interprete mai banale, appassionato di politica,  attore, regista e produttore. Un personaggio davvero in gamba, versatile e credibile in ogni ruolo. Appare qui come l&#8217;uomo più sensibile, quello che soffre talmente tanto per amore da avere di attacchi di panico e crisi, da cui uscirà fortificato e maturato.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque la storia ricalca il classico viaggio dell&#8217;eroe di Vogler: Mondo ordinario. L’eroe lascia un mondo per cominciare un viaggio, ed entra in un altro mondo -&gt; Niki passa dall&#8217;adolescenza spensierata ad una consolidata storia d&#8217;amore. Richiamo all’avventura. La sfida, si stabilisce l’obiettivo e il percorso da fare. -&gt; Alex chiede a Niki di sposarla. Rifiuto del richiamo. L&#8217;Eroe è riluttante, dice no, evita un evento. -&gt; Niki manda a monte il matrimonio improvvisamente da un momento all&#8217;altro. Prova centrale. In genere c’è un rovescio di fortuna, temporaneo, che mette suspence. -&gt; i due piccioncini fanno pace. Via del ritorno. Bisogno del ritorno, ma trasformato -&gt; il lieto fine. Il matrimonio si avvera.</p>
<p>Il sequel prosegue sulla strada del romanticismo estremo di una storia d&#8217;amore a lieto fine, nonostante tutto e tutti, in cui i quarantenni si disperano per gli amori finiti e i ragazzini si struggono per l&#8217;amore assoluto. Strada tracciata già dal primo film allo scopo di portare in sala una favola, che come tale è surreale e fatta apposta per far sognare chi sceglie di andare a vederla. Insomma, una struttura semplice e lineare per una commedia diretta al pubblico preferito da Moccia, cioè quello composto prevalentemente dagli adolescenti ai ventenni, che vedranno sicuramente soddisfatte le loro attese.</p>
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		<title>Tra le nuvole &#8211; Up in the Air</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Colla</dc:creator>
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Alcuni anni fa uscì in Italia un piccolo film molto interessante, dal titolo Volevo solo dormirle addosso, del regista Eugenio Cappuccio, che parlava della crisi occupazionale ed in particolare dei tagli al personale operati da molte aziende, in termini di cassa integrazione, prepensionamenti e licenziamenti selvaggi. Il protagonista, Giorgio Pasotti, interpretava il ruolo di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/George-Clooney_Up-in-the-Air.jpg" rel="lightbox[5732]"><img class="aligncenter size-full wp-image-5733" title="George Clooney_Up in the Air" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/George-Clooney_Up-in-the-Air.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni fa uscì in Italia un piccolo film molto interessante, dal titolo <em>Volevo solo dormirle addosso</em>, del regista Eugenio Cappuccio, che parlava della crisi occupazionale ed in particolare dei tagli al personale operati da molte aziende, in termini di cassa integrazione, prepensionamenti e licenziamenti selvaggi. Il protagonista, Giorgio Pasotti, interpretava il ruolo di un manager in carriera individuato dalla propria azienda come tagliatore di teste dei suoi stessi ex-colleghi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5732"></span>Su questa falsariga (quasi ne prendesse spunto benché con apertura e in contesti molto differenti) si muove il film statunitense <a href="http://www.theupintheairmovie.com/" target="_blank">Up in the air</a>, tradotto in  italiano con il titolo <em>Tra le nuvole</em>,  ultima fatica del regista Jason Reitman, già  nominato all’oscar per il film <a href="http://www.binarioloco.it/2008/04/03/juno/" target="_blank">Juno</a>.<br />
Il protagonista, un manager di alto livello ossessionato dai punti Millemiglia e dalle (numerose) carte magnetiche che danno accesso a club esclusivi in tutti gli aeroporti USA, altri non è che George Clooney, nel ruolo di uno scapolo impenitente e felice di esserlo, amante dei viaggi di lavoro e degli alberghi impersonali, con obiettivi ben chiari nella vita: raggiungere il massimo dei punti-volo che gli consenta un giorno di coronare il suo sogno (avere il privilegio di sedere accanto al pilota per un intero viaggio) e licenziare quotidianamente un preciso numero di persone  di ogni età, categoria sociale e situazione economico-familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ryan Bingham, il personaggio interpretato da Clooney) viaggia coast to coast sempre rigorosamente da solo, non disdegnando le avventure occasionali, finché due eventi non verranno a sconvolgere il suo tenore di vita e le sue prospettive umane e professionali: l&#8217;incontro con Alex, una donna-manager bella e misteriosa (Vera Farmiga), e la rivoluzione operata dalla sua azienda grazie a Natalie Keener, un’esperta di bilanci che, per tagliare le spese, inventa i licenziamenti per videoconferenza (Anna Kendrick).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di questi drastici cambiamenti il protagonista aveva spensieratamente sorvolato &#8211; proprio come fanno gli aerei su cui viaggia attraverso gli States &#8211; la tragedia dei licenziamenti a tappeto, portati avanti senza alcuno scrupolo dalle aziende in crisi, che non si preoccupano delle conseguenze psicologiche ed economiche della perdita dell’impiego in età avanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cuore del film, infatti, al di là delle giravolte esistenziali dei suoi personaggi principali, è l&#8217;alternarsi ai colloqui con i tagliatori di teste di persone che hanno realmente perso l’impiego: racconta Reitman di come si sia recato con il suo staff in due delle città americane più colpite da recessione e disoccupazione, Detroit e St. Louis, diffondendo l&#8217;annuncio che stavano cercando gente disposta a parlare davanti ad una telecamera delle propria esperienza. “Chiedevamo alle persone di raccontarci come avevano reagito il giorno in cui erano stati licenziati&#8230; abbiamo ricevuto tantissime risposte ed è stato molto triste e commovente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa era veramente l&#8217;intenzione di regista e produzione, il titolo del film è forse fuorviante, visto il forte richiamo ad una realtà sempre più drammatica nel nostro mondo di disastri industriali globali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_m-Da8Tz4_E&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_m-Da8Tz4_E&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>L&#8217;uomo che verrà</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival Internazionale del Film di Roma 2009]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/uomo-che-verra_locandina.jpg" rel="lightbox[5714]"><img class="alignnone size-full wp-image-5718" style="float:left" title="uomo che verra_locandina" src="http://www.binarioloco.it/wp-content/uploads/2010/02/uomo-che-verra_locandina.jpg" alt="" width="300" height="401" /></a>Opera tra le più intense del cinema italiano di questi ultimi anni, <a href="http://www.uomocheverra.com/" target="_blank">L&#8217;uomo che verrà</a> è stato misteriosamente escluso dalla Mostra di Venezia, recuperando tuttavia al Festival di Roma 2009 (Gran Premio della Giuria, Premio del pubblico…) almeno una parte dei riconoscimenti che merita. Il regista, ma in questo caso sarebbe meglio dire “l’autore”, Giorgio Diritti (1959), è tutt’altro che uno sconosciuto avendo esordito dietro la macchina da presa con <em>Il vento fa il suo giro</em> (2005), lavoro indipendente alquanto snobbato dai media italiani, eppure pluridecorato nelle rassegne di mezzo mondo, e divenuto in patria un “caso”, dal momento che è rimasto in programmazione al Cinema Mexico di Milano per più di un anno e mezzo, e a lungo anche in altre sale della penisola grazie a un passaparola spontaneo ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5714"></span>Diritti è cresciuto sotto l’ala di illustri cineasti (Lizzani, Vancini, Wertmuller…), ha collaborato con Pupi Avati, ma il suo mentore risulta essere piuttosto Ermanno Olmi, al quale è più facile accostare <em>L&#8217;uomo che verrà</em>, specialmente per l’attenzione alla società contadina, ancor sottoposta agli stenti procurati dall’avidità dei mezzadri e dalla burocrazia fascista. Le famiglie degli agricoltori sono colte negli sguardi e nelle azioni, nei ritmi della quotidianità e durante il lento susseguirsi delle stagioni, nei dialoghi, rigorosamente in stretto dialetto bolognese (il film è sottotitolato) quanto nei silenzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ne <em>L’albero degli zoccoli</em> la poesia della rappresentazione si mescolava all’analisi etno-antropologica, nella pellicola in esame l’afflato poetico si confonde al dolore provocato dalla Storia.   Il dolore per l’eccidio di Monte Sole, meglio conosciuto come la strage di Marzabotto, una delle più efferate carneficine perpetrate dalla milizia nazifascista in Europa occidentale durante la Seconda Guerra Mondiale, che produsse circa 770 morti, soprattutto anziani, donne, giovani, e perfino bambini. Si può trovare una giustificazione a tale atrocità? No, di certo, al più una ragione strategica. Difatti, il comando tedesco in Italia voleva ridimensionare i successi della brigata partigiana “Stella Rossa”, operante nel quadrante a sud di Bologna, nella zona del Monte Sole, tra il torrente Setta e il fiume Reno.  Solo qualche mese prima c’era stato il raccapricciante sterminio di Sant’Anna di Stazzema. E l’episodio delle Fosse Ardeatine; quello di Civitella Val di Chiana e di Cavriglia, in provincia di Arezzo. E poi Cumiana e Ferrara, Portofino, Recoaro, Caiazzo, Boves, Roccaraso, e cento altre stragi ancora, specialmente ai danni della popolazione civile, in una successione di violenze che non risparmieranno neppure inermi neonati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto mostrava la sua faccia peggiore: la pratica del terrore eletto a sistema di occupazione, l’abominio degli atti come spettacolo repressivo e generatore di paura, la deportazione come annichilimento dell’essere umano.  Gli occhi di Martina (Greta Zuccheri Montanari), una bambina di otto anni, coincidono con la telecamera, così come avviene con la piccola Cecilia ne <em>La notte di San Lorenzo</em> dei fratelli Taviani. Ella è muta: ha deciso di chiudersi nel silenzio all’indomani della morte del fratellino, avvenuta qualche anno addietro. Nell’inverno del 1943 sua madre Lena (l’ottima Maya Sansa), rimane di nuovo incinta, così che il piccolo cresce nel grembo della donna fino al 29 settembre 1944, data in cui i tedeschi scatenano i rastrellamenti e le stragi che proseguiranno fino al 5 ottobre: casolari e cimiteri, oratori e sagrati delle chiese, saranno bagnati dal sangue di tanti innocenti. E con i templi, anche gli uomini di Chiesa perdono la propria inviolabilità: le statue di Cristo e i santi vengono seppellite insieme alla speranza e alle preghiere: a che servono ormai?  Così la barbarie tenta di spazzar via la civiltà, di distruggerne l’anima, l’identità conquistata attraverso secoli e secoli di storia e di cultura. “Noi siamo quello che ci hanno insegnato a essere, é una questione di educazione.”</p>
<p style="text-align: justify;">In una delle ultime scene del film, un ufficiale delle SS pronuncia queste parole dall’eco sinistra, che risuonano come un monito nei confronti dei nostri giovani, educati più dalle realtà patinate e virtuali delle televisioni che dagli stimoli etici e didattici dei formatori tradizionali: la famiglia, la scuola, la Chiesa stessa…</p>
<p style="text-align: justify;">Come solo i capolavori sanno fare, <em>L&#8217;uomo che verrà</em> non utilizza le immagini forti per commuovere, per convincere lo spettatore ad aderire a una causa. Bastano i volti, la mimica, le espressioni degli interpreti, tutti straordinariamente ispirati (Alba Rohrwacher è Beniamina, la cognata di Lena; Claudio Casadio è Armando, marito di Lena e padre di Martina, magnifico e struggente come una maschera della tragedia greca) a dettare la cifra stilistica e il messaggio di pace e di speranza che il finale lirico e il titolo del film comunicano con evidente chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, nel contempo, il sottotesto richiama alla memoria le stragi nazifasciste che non ricordiamo più invitandoci a prendere posizione contro il negazionismo, nutrito dall’oblio di mezzo secolo, che ha consentito la precoce liberazione del boia Walter Reder, uno dei principali responsabili di quell’eccidio, complice la reticenza dello stato italiano che, dal canto suo, ha nascosto la scottante verità urlata da tanti importanti documenti scomparsi nel nulla, dimenticati negli “armadi della vergogna”, e riapparsi miracolosamente nel 1994 presso gli uffici giudiziari militari a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Estratto da Primissima Scuola n. 1 febbraio 2010</strong></p>
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