mar 30

Con Romanzo di una strage, a quattro anni da Sanguepazzo, Marco Tullio Giordana torna a raccontare una delle vicende più scomode della storia recente del nostro paese: l’attentato di piazza Fontana. Milano, 12 dicembre del ‘69: alle 16:37 la filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura con sede nella centralissima Piazza Fontana è ancora piena di gente quando viene rasa al suolo in seguito all’esplosione di una valigetta contenente sette chili di tritolo. Muoiono diciassette persone e altre ottantotto rimangono gravemente ferite.

Nello stesso momento, a Roma scoppiano altre tre bombe e un altro ordigno viene trovato inesploso a Milano. È evidente che si tratta di un piano eversivo. La Questura di Milano punta il dito verso gli anarchici, ma poi verranno additati come colpevoli anche nazisti, fascisti ed esponenti dei servizi segreti. Accomunati sul banco degli imputati, verranno assolti tutti. Secondo la giustizia italiana, dunque, non ci sono colpevoli. O comunque, anche se nell’ ultima sentenza sono stati giudicati responsabili per aver commesso il fatto gli ordinovisti veneti Giovanni Ventura e Franco Freda, non hanno potuto condannarli perché assolti più di vent’anni prima per insufficienza di prove.

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di Carolina Tocci
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mar 27

A cinque anni di distanza dal primo assolutamente obliabile episodio, perché non realizzarne un altro ancora peggio? Cambio della guardia alla regia, con rimpiazzo di Mark Steven Johnson con i più talentuosi Mark Neveldine e Brian Taylor (Crank), ma per Nicolas Cage non c’è stato nulla da fare: tenetevi dunque pronti a ritrovarlo anche in questo terrificante sequel. L’attore torna a vestire i panni del personaggio creato da Roy Thomas, Gary Friedrich e Mike Ploog nel 1972 per la Marvel: Johnny Blaze. In questo nuovo capitolo della saga, Johnny è ancora alle prese con la maledizione del cacciatore di taglie del diavolo e vive in solitudine in una remota località dell’Est Europa. Ma dopo l’incontro con il leader di un gruppo di monaci ribelli, sembra disposto a tutto pur di salvare un ragazzino dalle grinfie del diavolo, e per  liberarsi una volta per tutte dalla maledizione che lo perseguita.

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di Carolina Tocci
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mar 23

Le cattive compagnie, la droga, l’alcool; queste sono da sempre le paure che popolano le notti insonni di certi genitori. Ma in ‘ E’ nata una star? ‘, in uscita nelle sale il 23 marzo, tutto assume un aspetto differente dal solito, quando Lucia (Luciana Littizzetto) e Fausto (Rocco Papaleo) scoprono un video hard che ha come protagonista il frutto del loro amore; il loro figlio ancora adolescente Marco (Pietro Castellitto). Da quel giorno la famiglia non sarà più la stessa costretta ad affrontare con normalità questa nuova ‘sorpresa inaspettata’.

La pellicola si rifà all’opera letteraria di Nick Hornby abituato a vedere i propri scritti trasposti sul grande schermo (About a boy, Febbre a 90°). L’idea sarebbe potuta essere persino carina. Un figlio che in mancancanza di talento si da al porno, funziona anche; una madre che scopre tutto per caso e affronta nelle quattro mura familiari, assieme al marito, la tragedia che si abbatte darebbe anche spunto ad una serie di esilaranti situazioni da commedia brillante.

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di Giorgiomaria Marcelli
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mar 17

Ormai lo abbiamo capito, lo sguardo di Ferzan Ozpetek ama posarsi su vicende surreali. Magnifica presenza è l’ennesima conferma dell’amore smodato che il regista turco ripone nel raccontare storie farcite di personaggi sospesi, di piani temporali che si incontrano e di elementi improbabili che acquistano verosimiglianza man mano che la narrazione procede. Anche nel suo ultimo lavoro, infatti, Ozpetek si diverte ad intrecciare realtà e finzione, vita e rappresentazione scenica, cinema e teatro.

Così, a distanza di cinquant’anni dal divertente Fantasmi a Roma di Nicola Pietrangeli, gli spiriti tornano a manifestarsi nella capitale ed esattamente come allora, non si tratta di anime malvagie palesatesi per spaventare i vivi, bensì di spettri gentili e ben educati, ancora ignari della loro condizione.

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di Carolina Tocci
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mar 15

Come si fa a spiegare qualcosa che non ha nulla a che fare con la ragione?! Questo è il piccolo dramma che vive il giovane Marco (Guglielmo Scilla), studente di astrofisica fuorisede, che si invaghisce della bella ed inarrivabile Stefania (Enrica Pintore), studentessa di letteratura francese. A nulla servono i consigli d’amore snocciolati dai suoi amici (Mary, Paolo ed Ivan) con i quali condivide un caotico appartamento nel cuore della capitale. A ribaltare la situazione ci pensa il padre di Marco, il brillante chirurgo estetico Renato Sannino (Vincenzo Salemme) che, al contrario del figlio, timido ed impacciato, è un donnaiolo incallito ed immaturo cronico che stila sulla lavagna della cucina dei ragazzi il decalogo dell’amore.

Per Renato, infatti, il grande sentimento che muove  il mondo non è quello dolce ed appassionato che viene raccontato nei libri sin dalla notte dei tempi bensì una scienza esatta, alla stregua della geometria euclidea, basata su certezze e calcoli. Per conquistare, quindi, la “preda” servono solo delle regole precise ed un abile maestro che le insegni!

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di Irene Valdinucci
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mar 12

In The Double troviamo Richard Gere nei panni dell’ex agente FBI Paul Sheperdson che, dopo il brutale omicidio di un senatore degli Stati Uniti, viene richiamato in servizio in veste di esperto. Dovrà essere di supporto alla nuova leva Ben Geary (Topher Grace) nel risolvere un caso che pare ricollegarsi ad una serie di assassinii compiuti durante la Guerra Fredda da un criminale internazionale noto con il nome di Cassio.

Sheperdson, spinto dalle pressanti richieste del direttore della CIA Tom Highland (Martin Sheen) accetta controvoglia di tornare a seguire le indagini, di cui si era occupato già negli anni ’80. Si troverà da subito in contrasto con il suo partner, non avvallandone la tesi secondo cui a compiere gli omicidi sia stato lo stesso uomo. I due si mettono sulle tracce dell’assassino e delle prove necessarie per inchiodarlo.

The Double riproporre una spy story russa vecchio stile, tentando senza successo di attualizzare un filone sondato ai limiti dell’usura già in tempi non sospetti.

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di Elisa Pantaleo
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mar 12

Dal teatro al cinema il passo è sempre più breve e questo i nostri comici lo sanno molto bene.

Giovanni Vernia, il divertente Jonny Groove che calca le scene al grido di ESSIAMONOI, è difatti approdato sul grande schermo in questi giorni con la sua opera prima “Ti stimo fratello” nella quale i brevi sketch presentati sul palcoscenico di Zelig sono tutti riuniti in 93 minuti di divertimento.

Il film, in parte autobiografico, ci racconta le origini del personaggio Jonny e lo contrappone ad un alter ego molto più serio ma che ha dentro di sé la stessa voglia di evasione. Giovanni Vernia fa parte di quella generazione di attori comici che riescono a fare ridere senza l’uso di volgarità e parolacce e probabilmente in questo senso è una ventata d’aria fresca nel panorama cinematografico perché la visione di questo film è assolutamente adatta anche ai bambini.

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di Cristina Milioni Guerriero
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mar 09

Young Adult - Locandina originale

Tutti invecchiano, ma non tutti crescono.

L’ultimo lavoro di Jason Reitman, presentato al pubblico al Festival di Berlino 2012 (sezione Berlinale Special) il giorno di San Valentino, potrebbe tranquillamente iniziare e concludersi all’interno di questo slogan, se non fosse che tra la prima e l’ultima parola la sceneggiatrice Diablo Cody abbia costruito un singolare spaccato della società di oggi, portando alla ribalta la storia di Mavis Gary, immatura e frustrata ghost writer di un’agonizzante collana di libri per ragazzi (Charlize Theron).

All’arrivo della convocazione per il battesimo del figlio del suo ex fidanzato del liceo, Mavis decide di tornare a Mercury, il paese di provincia da cui è fuggita (lei che era la più bella della scuola) per riprenderselo e tirarlo fuori da quella che è certa essere una vita da incubo. Quando il ritorno al passato si fa più difficile di quanto avesse previsto, Mavis instaura un insolito legame con un ex compagno di classe.

Bad girl lo è senz’altro, Mavis Gary, trentasettenne che fa colazione con la Diet Coke e pasteggia con gelato e bourbon. E’ rimasta ai tempi in cui era la reginetta del liceo bellissima e sboccata, che non è in grado di prendersi cura nemmeno del suo cagnolino, unico compagno in una vita del tutto vuota e priva di qualunque aspettativa.

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di Carolina Tocci
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mar 02

The Woman in Black è un esempio aureo di un cinema che forse non si produce più o si realizza sempre meno. Un cinema di genere, senza ambizioni altissime ma estremamente onesto, scrupoloso, curato, professionale. Un cinema di genere che però si raffina, attinge a grandi professionali artigianali, tecniche, ad una scrittura media e ad una “pittura” media ma di una media molto alta.

Il genere dell’horror pre-splatter, una Maniera che riprende i moduli del romanzo e della novellistica horror e gotica ottocentesca, pensiamo ad Edgar Allan Poe ma non solo ed oltre Poe, Lovecraft ed altri. L’horror o il thriller della modesta produzione inglese degli anni ’60 e ’70 ma anche quello più consapevole e meta cinematografico dei vari Bava & Co.

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di Raffaele Rivieccio
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feb 27

Credevamo di aver visto tutto quello che poteva essere pensato, ideato ed escogitato dalla mente di Martin Scorsese in oltre quarant’anni di attività. E invece no. La sorpresa con il suo cinema è ancora una volta dietro l’angolo.

[Nota del Caporedattore: Hugo Cabret si è appena aggiudicato cinque Oscar! Miglior Fotografia, Miglior Scenografia (con l'ormai pluripremiata coppia di ferro Dante Ferretti - Francesca Lo Schiavo che ha dedicato pubblicamente il premio all'Italia), Missaggio Sonoro, Montaggio Sonoro e Migliori Effetti Speciali!]

Accantonati i toni cupi ed inquietanti di Shutter Island, il regista questa volta si cimenta con un’avventura fantastica (è il suo primo film con protagonista un bambino) tratta dal best seller The Invention of Hugo Cabret di Brian Selznick, pronipote di quel David O. Selznick storico produttore della Hollywood che fu.

Due piani sequenza ai limiti dell’immaginabile ci catapultano subito nel mondo di Hugo Cabret (Asa Butterfield, già visto ne Il bambino con il piagiama a righe), un ragazzino orfano che vive solo e in incognito in una gare parigina degli anni Trenta. Appassionato di ingranaggi (suo padre era un orologiaio) ha il compito di controllare che gli orologi della stazione funzionino al meglio, il tutto cercando di sfuggire agli occhi dell’ispettore ferroviario (Sacha Baron Cohen) che lo vuole portare in orfanotrofio.

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di Carolina Tocci
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