È in corso a Roma la mostra dedicata ad uno dei maggiori esponenti della cultura italiana, Fabrizio De André, detto Faber, prematuramente scomparso l’11 gennaio 1999. Nella maestosa cornice dell’Ara Pacis è stato allestito un percorso multimediale molto ricco e articolato, promosso dalla Fondazione Fabrizio De André e realizzato da Studio Azzurro (gruppo di videoarte attivo a livello internazionale), con la cura e la consulenza di esperti del calibro del giornalista Vincenzo Mollica, dello scenografo Pepi Morgia, del fotografo Guido Harari e dell’editore Vittorio Bo.

Il Bob Dylan italiano o viceversa? A dieci anni dalla morte, Fabrizio De Andrè continua a fare proseliti della sua illuminata visione del mondo. Osservato sempre da un punto di vista scomodo, sofferente, lucido quanto basta per abbandonarsi e lasciarsi trascinare da musica e parole, il mondo che racconta Faber ritrova nelle sue parole una speranza di non essere solo una palla che gira in attesa che il sole si spenga. Gli emarginati sono raccontati con la sensibilità di chi con loro sinceramente si affratella, come i privilegiati sono irrisi senza cattiveria da chi proprio non riesce vederla come loro.



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