mar 06


Le Mine vaganti del regista turco non hanno più come sfondo il gazometro romano del quartiere Ostiense ma Lecce, la bianca e barocca città salentina. Le mine vagano per la Puglia come petardi improvvisi di capodanno o più insidiose frecce tirate senza arco. Letali per il perbenismo di provincia.

Segreti nascosti e sotterfugi di una società viziata che non fa più scandalo, tantopiù se fosse stato girato a Roma. Ed ecco che la provincia torna, ancora una volta, l’ennesima, nelle regie italiane quasi per stabilire un giusto equilibrio di sano scandalo, puro e doveroso, anche se temporaneo.

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di Silvia Donnini
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set 30

GrandeSogno

Il grande sogno di Michele Placido, che era tra i film italiani in concorso alla 66a Mostra del cinema di Venezia, sta suscitando pareri discordanti. Tra gli esperti di cinema non ha riscosso un gran successo, ma al pubblico piace, anche a giudicare dalle sale cinematografiche abbastanza piene.

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di Roberta Mazzacane
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feb 11

Dopo i primi annunci, Ferzan Ozpetek parla del suo nuovo lavoro, per ora ancora poco più che un progetto, ma circa il cast del quale il regista ha già le idee chiare: vorrebbe infatti Riccardo Scamarcio come protagonista. La storia ruoterà attorno a due fratelli, ma Ozpetek tiene a sottolineare che le donne giocheranno un ruolo fondamentale, grazie alla loro forte personalità.

“Vengo da un film molto forte, anche cupo – ha dichiarato il regista – e ho voglia di raccontare una storia in cui si ride. Vorrei fare un film così, ridendo e scherzando con i miei amici”.

Le riprese cominceranno in Puglia durante la prossima estate, scelta che Ozpetek motiva con queste parole: “E’ una terra, bellissima e estremamente tollerante, hanno molta immigrazione ma la sopportano in modo molto dignitoso. E’ una regione in cui c’è un incredibile incrocio di culture, secondo solo forse solo alla Sicilia”. Il film ha per ora solo un titolo provvisorio, che Ozpetek ha preferito tuttavia non rivelare ancora.

di Luca Gianneramo
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mar 25

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Sempre in bilico tra la voglia di regia e una più che discreta carriera d’attore, anche stavolta Sergio Rubini sceglie di stare nel mezzo, di dirigere e recitare. Il risultato è il classico film italiano di buon livello: ben fatto, non privo di qualche sbavatura, ma incapace di convincere fino in fondo, in questo caso soprattutto dal punto di vista narrativo, per via di una sceneggiatura macchinosa fino all’inverosimile, cui risulta difficile dare credito ad oltranza.

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di Luca Gianneramo
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