apr 15


Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal), pilota di elicotteri arruolato nell’esercito americano, si risveglia in un treno diretto a Chicago. Di fronte a lui, siede una donna affascinante, Christine (Michelle Monaghan), che lo chiama Sean.
Il capitano esprime sin da subito una notevole confusione, tenta di ricordare chi sia e perché si ritrovi in quel luogo, ma non ha indizi, eccetto un portafoglio, nel quale all’interno trova i documenti di un tale Sean Fentress. Mentre Stevens tenta di ricordare, una bomba esplode all’improvviso, distruggendo il treno. Il capitano però non muore, ma viene risucchiato in un vortice di immagini che lo conducono in una piccola stanza dove da un monitor il capitano Colleen Goodwin (Vera Farmiga), un ufficiale dell’esercito, racconterà a Stevens che si trova all’interno del Source Code, un programma computerizzato che permette di inviare la mente di un uomo nel corpo di un altro nei suoi ultimi otto minuti di vita, simulando una sorta di realtà parallela.
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di Valentina Calabrese
tag: jake gyllenhaal, jeffrey wright, michelle monaghan, vera farmiga
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nov 01

Co-prodotto da Leonardo DiCaprio, che aveva già affiancato la qui protagonista Vera Farmiga nell’invidiabile capolavoro di Martin Scorsese The Departed, Orphan è un esempio quasi perfetto, forse persino un po’ atipico, di stile noir e, a tratti, grottesco. Uno stile che, applicato alla cosiddetta favola horror, gioca sapientemente sulla bellezza di una fotografia limpida e lucente, utilizzando il candore dei paesaggi innevati (propri degli inverni americani) insieme ad un’abile serie di primi piani sui volti freschi, e rosei di questi bambini-adolescenti che, grazie a film come Two Sisters, hanno ormai preso il posto dei classici predecessori, rendendo inquieti i sogni dello spettatore.
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di Eva Barros Campelli
tag: leonardo dicaprio, peter sarsgaard, The Departed, Two Sisters, vera farmiga
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dic 22

Nell’immancabile appuntamento annuale con la rappresentazione della Shoah al cinema questo Natale si inserisce anche la Disney, con la sua versione del dramma vista dall’ottica di un bambino (ovviamente), figlio di un gerarca nazista. L’approccio è favolistico quel tanto che basta per edulcorare certi aspetti della storia e allo stesso tempo crudo abbastanza per ricordare che pur sempre di realtà si tratta. Il paragone con La vita è bella balza subito alla mente, ma le similitudini si fermano all’età del protagonista: Il bambino con il pigiama a righe è tanto più drammatico, quanto molto meno incisivo. Paradossi degli approcci formali.
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di Luca Gianneramo
tag: disney, il bambino con il pigiama a righe, mark herman, vera farmiga
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lug 13

George Ratliff imbastisce un film con atmosfere alla Il sesto senso, lo struttura come un thriller psicologico e lo conclude come un film drammatico: un’evidente confusione di generi e stili che non giova né alla visione né alla comprensione né soprattutto all’identità e al significato dell’opera. E il finale è lì a sottolinearlo, con quel senso di incompiutezza che sa tanto di occasione sprecata e che quasi irrita lo spettatore, che attende invano per un’ora e mezza il sopraggiungere qualcosa. Oltre al senso di noia.
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di Luca Gianneramo
tag: george ratcliff, jacob kogan, joshua, sam rockwell, vera farmiga
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